L’Afghanistan dà l’addio al Tenente Romani, mentre piovono razzi e spari sugli italiani

c-130-tramontoBombe, attacchi e attentati sulle elezioni anche nell’ovest. Herat (Afghanistan), 18 set – (dell’inviato Vincenzo Sinapi) Finalmente anche a Herat e dintorni cala la sera: è una buona notizia perchè, almeno, smettono di sparare. E’ stata una lunga giornata, quella del voto nell’ovest: combattimenti, attacchi, bombe, morti e feriti anche nella regione ovest controllata dai militari italiani, presi di mira pure loro con razzi e kalashnikov. Sono 3.500 soldati, distribuiti in quattro province, che si sono trovati oggi alle prese con mille emergenze, pur restando doverosamente lontani dai seggi perche’ ”le elezioni sono un affare del popolo afgano”. In realtà è stato un affare anche italiano, visto che nella turbolenta vigilia è stato ammazzato un altro soldato. Il trentesimo, da inizio missione. Il tenente Alessandro Romani, parà della Folgare, incursore del ”Nono”, è stato salutato per l’ultima volta dai suoi compagni.

Prima a Farah, da dove la Task force 45 era partita per una delle tante delicate missioni: la cattura di quattro terroristi che poco prima avevano piazzato un ordigno lungo la strada. Quando l’elicottero è atterrato, le forze speciali italiane ed afgane sono state bersagliate di colpi. A terra sono finiti Romani e il caporal maggiore Elio Domenico Rapisarda. Il proiettile entrato nella spalla del tenente, trattenuto dal giubbetto antiproiettile, sembra gli abbia perforato il polmone. All’ospedale militare da campo di Farah l’hanno operato, ma il 36enne paracadutista romano non ce l’ha fatta. Il caporalmaggiore, pure lui ferito a una spalla, è stato trasferito nell’ospedale militare da campo più attrezzato di Dweyer, nell’Helmand. Non è in pericolo di vita, assicurano al comando italiano e le sue condizioni restano ”stazionarie”. Nella base El Alamein di Farah la salma di Romani, composta in un Lince ambulanza, passa tra due file di soldati che gli rendono gli onori in mimetica: da una parte gli americani, dall’altra gli italiani e i commandos della Tf45. Davanti il cappellano con il berretto alpino. Dietro, solo montagne. In elicottero la bara arriva ad Herat, dove nel pomeriggio viene allestita la camera ardente. Nella sala “Folgore” la messa di suffragio. La bara avvolta nel tricolore, sopra il basco amaranto.

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Il feretro del Tenente Romani (Ansa)

C’è tanta gente, molta emozione. ”Non c’è niente da dire”. In serata l’aereo decolla per l’Italia. Alle 14 l’arrivo a Ciampino, lunedì i funerali solenni. Tutto questo succede mentre ad Herat e nel resto della regione “italiana” si vota: nella città, un milione e 300mila abitanti, alle 13 c’erano due ore di fila ai seggi e una candidata dice che ”alle urne vanno soprattutto le donne”, ma bisognerà aspettare le prossime ore e forse i prossimi giorni per capire se “è andata bene”, come azzarda qualcuno.

Di sicuro, gli “insorti” fanno di tutto per guastare la festa al governo Karzai. E’ un lunghissimo elenco, una specie di bollettino di guerra. I militari italiani sono stati attaccati a nord e a sud della regione: a Bala Morghab i talebani, gruppi di 3-4 persone, hanno sparato contro i capisaldi degli alpini che presidiano la “bolla di sicurezza” creata intorno al villaggio. I militari italiani hanno risposto a colpi di mortaio: una dozzina, almeno. Dalla parte opposta, a Bala Baluk, dei razzi sono stati tirati contro la base italiana, che non è stata centrata. Anche in questo caso sono stati usati i mortai e la minaccia è stata “neutralizzata”. Ma nella regione ovest l’attentato più grave è avvenuto nella Zeerko valley: un autobus è saltato su un ordigno: sei civili morti e 5 feriti. Sembra andassero tutti a votare. I militari italiani sono intervenuti a prestare soccorso. Furiosi combattimenti tra insorti e le forze di sicurezza locali a nord della provincia di Herat. Nel distretto di Gulran sono intervenuti commandos afgani a bordo di elicotteri americani della task force Comanche: almeno un morto e quattro feriti tra i militari locali. Altra battaglia, dalle sorti tuttora imprecisate, nell’adiacente distretto di Kushk-e-Kohnah: tutto è cominciato dall’esplosione di una moto-bomba, nel villaggio di Yoi-Sultan, che ha provocato la morte di due afgani.

E’ andata meglio a Bala Morghab, dove il tipo che si apprestava a far saltare una moto imbottita di esplosivo a un seggio elettorale è stato arrestato per tempo. Nel distretto di Teyore, provincia di Ghor, è esploso un ordigno che, secondo fonti ufficiali, ha ferito un militare dell’esercito afgano; alcuni testimoni parlano però di quattro vittime. Bomba anche a Farah: nessun ferito. A Herat un pacco-bomba è stato trovato sulla Ring Road, a circa tre chilometri dall’ospedale costruito dai miltiari italiani e gestito dalla Cooperazione: l’avevano piazzato vicino a un posto di poliziane e proprio gli agenti, che l’hanno fatto brillare, sembra fossero l’obiettivo. A parte questo, in città la situazione si è mantenuta tranquilla, se si eccettua il ritrovamento nei pressi del Pashtun Bridge di 25 moderni radiocomandi, normalmente utilizzati per azionare gli ordigni esplosivi. Il colonnello Emmanuele Aresu, comandante del Team di ricostruzione provinciale italiano, tutto sommato è soddisfatto. ”Le forze di sciurezza afgane hanno dimostrato di essere efficaci e all’altezza”, dice. In Afghanistan è notte. Domani, forse, si ricomincia. (ANSA)

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