La riforma Brunetta perde pezzi: troppe eccezioni, troppa burocrazia, poche risorse

brunetta5E i lavoratori non capiscono. Roma, 18 gen – La riforma della pubblica amministrazione, che con l’avvio dal 1.1.2011 del sistema di misurazione e valutazione della performance individuale e organizzativa, doveva trovare il suo punto di maggiore forza e incidenza, stenta a produrre i benefici effetti che si proponeva in termini di efficienza, efficacia e trasparenza.

«La UILPA ne aveva condiviso gli obiettivi – denuncia il Segretario Generale dell’Unione Italiana Lavoratori Pubblica Amministrazione, Benedetto ATTILI –  ma fin da subito ne aveva denunciato anche le carenze e contraddizioni, l’eccessiva procedimentalizzazione, la duplicazione e dispersione delle competenze tutti fattori negativi che puntualmente si sono rivelati di ostacolo all’avvio dell’intero sistema. Le disposizioni emanate in materia di finanza pubblica hanno inoltre reso ancora più debole e di difficile attuazione la riforma, per l’impossibilità pratica di attuare i meccanismi di premialità previsti nel titolo III».

L’insensato ed ingiusto blocco della contrattazione rende inoltre impossibile rivedere il sistema della partecipazione sindacale, che la stessa riforma indica come necessario corollario per definire competenze e ruolo della contrattazione integrativa.

«Con queste premesse, prosegue Attili, non era difficile prevedere i tentativi da parte di importanti pezzi dell’Amministrazione di sfilarsi dall’applicazione immediata della riforma. Il primo colpo è venuto dalla stessa presidenza del Consiglio che ha previsto per il proprio personale modalità e tempi di attuazione diversi . A questo ha fatto seguito recentemente, con l’introduzione di una norma nel decreto legislativo sull’Amministrazione digitale, il rinvio dell’applicazione dei meccanismi di valutazione e premialità nei riguardi del personale dipendente dal ministero dell’Economia e dalle Agenzie fiscali. Se poi a queste eccezioni aggiungiamo quelle di natura ordinamentale, sottratte per legge al sistema di valutazione e premialità, come le Forze dell’ordine, la Magistratura, il personale diplomatico, il personale di prefettura, il personale militare, i professori universitari, abbiamo un quadro preciso delle enormi difficoltà attuative di questa riforma che, di fatto, rischia di naufragare ancor prima di essere attuata».

E non è dunque un caso se in questi ultimi giorni a gettare la spugna sia stato proprio uno dei maggiori esperti internazionali in queste materie ed impegnato in prima linea nell’attuazione della riforma, come il prof. Micheli, componente della commissione indipendente per la valutazione, l’integrità e la trasparenza delle Pubbliche Amministrazioni. La motivazione delle dimissioni del prof. Micheli non lascia dubbi: “la mia valutazione attuale è che i limiti stiano prevalendo sul cambiamento e i vizi di un sistema da riformare non siano stati affrontati in modo corretto e con l’intensità di energie politiche e risorse economiche che la sfida richiede”.

«Di fronte a queste palesi difficoltà la UILPA – continua il Segretario Generale –  non può che rinnovare al Governo ed in particolare al Ministro Brunetta l’invito a riflettere sulla necessità di avviare da subito il confronto con le parti interessate (Amministrazioni, rappresentanze dei lavoratori, parti sociali) per giungere ad una intesa di carattere generale sul sistema delle relazioni sindacali, sul reperimento delle risorse necessarie alla contrattazione integrativa, sulla rideterminazione dei tempi di attuazione della riforma, che tengano conto del quadro economico e finanziario e del blocco della contrattazione nazionale fino al 2013. Attendiamo anche risposte alle nostre continue ed inascoltate richieste di affrontare e risolvere il problema degli sprechi nella Pubblica Amministrazione: le consulenze e le esternalizzazioni, spesso inutili e costose, i costi eccessivi della politica».

«Solo in questo modo – conclude ATTILI – saremo in grado di dare risposte ai lavoratori che continuano a non capire il motivo per il quale gli unici a dover pagare il prezzo della crisi in termini così espliciti debbano essere proprio i dipendenti pubblici».

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