La difesa cambia modello e «congeda» 13mila militari

soldati-italiani-rientroRoma, 14 nov – ( di Marco Ludovico) Una riduzione delle Forze armate da 190mila a 177mila. Un taglio del 10-20% dei generali. Il trasferimento del personale in esubero, soprattutto ufficiali e marescialli, in altre amministrazioni dello Stato. È su questa linea che potrebbe giungere una modifica importante alla legge di stabilità, per dare una scossa al sistema Difesa non senza effetti collaterali. Il personale militare effettivo oggi in forza ammonta a 184mila unità, a causa dei tagli già inferti negli ultimi anni e alla riduzione del turn over. Se poi si arriverà a una diminuzione complessiva di 13mila militari, il modello attuale dovrà essere ridisegnato in molti comparti.

Ma tra le conseguenze di una cura dimagrante così drastica per l’organico delle Forze armate ci sarà anche un blocco definitivo – o di lungo periodo – delle assunzioni, oltre al progressivo aumento dell’età media, già molto alta, di ufficiali e sottufficiali? No, secondo il progetto messo a punto mercoledì scorso nella riunione del Consiglio supremo di difesa, presieduto dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano, alla presenza del premier Berlusconi e dei ministri Frattini (Esteri), Maroni (Interno), Tremonti (Economia), La Russa (Difesa) Romani (Sviluppo economico), oltre al sottosegretario Letta e il capo di stato maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini.

iraq_soldatessaL’idea, infatti, è di reclutare giovani soldati con le risorse recuperate attraverso i tagli in programma. L’impronta decisa dal Consiglio supremo è chiara e – fatti i debiti conti con le emergenze politiche in atto – la conferma è giunta venerdì scorso dallo stesso Camporini. All’inaugurazione dell’anno accademico del Casd (Centro alti studi difesa) il capo di Smd ha parlato di un «cosiddetto emendamento Crosetto-Cossiga (i due sottosegretari alla Difesa, ndr)» che, aggiunge, «rappresenta un progetto di razionalizzazione della Difesa e dello strumento militare in chiave riduttiva, a similitudine di altri Paesi europei». Le linee di indirizzo sono le solite invocate ogni anno ormai: risparmiare, razionalizzare, semplificare il sistema militare.

Una di queste indicazioni, però, è stata esplicita: «Arrivare a un organico totale di 177.000 unità» annuncia Camporini. La notizia era nell’aria da tempo e adesso è ufficiale. La riduzione dei generali e lo spostamento in altri uffici della pubblica amministrazione di ufficiali e sottufficiali in eccesso – sono quelli di grado più elevato, colonnelli e marescialli – rispetto ai fabbisogni di organico, sono le altre due direttrici definite, in modo riservato, al Consiglio supremo di Difesa.

soldati-italianiIn una forma induttiva, tuttavia, la conferma arriva proprio dal comunicato stampa del Quirinale al termine del Consiglio. La nota ufficiale parla, infatti, di «revisione del quadro normativo vigente che consenta di attuare le riduzioni organiche necessarie senza penalizzare i reclutamenti». E il capo di Smd davanti al Casd ha assicurato: «Siamo preparati a questa trasformazione e siamo pronti ai sacrifici che essa impone». In realtà va verificato, intanto, quale può essere lo strumento giuridico di intervento, sempre facendo i conti con la tempesta politica in corso. Se l’emendamento citato da Camporini si trasformerà in una proposta da inserire nella legge di stabilità è probabile che, nonostante il pericolo di vita di questo governo, le novità diventino legge: così, le Forze armate dovranno fare i conti con il nuovo scenario. Ma nell’intervento al Casd il generale parla anche di «disegno di legge governativo»: in questo caso, invece, lo schema di riordino rischia di essere come minimo futuribile anche se lo schema del Ddl, e non dell’emendamento, sembra essere il più logico per un intervento complessivo così forte per l’impatto sul sistema militare.

Gli addetti ai lavori, però, ricordano come l’anno scorso, in sede di discussione della legge Finanziaria, un emendamento di Maria Ida Germontani (Pdl) seguiva proprio le tre linee indicate ora: riduzione del personale, esuberi trasferiti, taglio dei dirigenti. Alla fine la norma non passò, anche per le proteste sorte da più parti. A questo punto, invece, non si può affatto escludere che ritorni. (Il Sole 24 Ore)

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