Iscrizione dei militari ai partiti politici. La Difesa ammette: è legittima

militari4Roma, 6 ott – Ne avevamo dato notizia indirettamente in precedenti articoli, ma adesso la conferma arriva direttamente dallo Stato maggiore della Difesa: “i militari possono iscriversi ai partiti politici, possono partecipare a riunioni e manifestazioni di partiti, associazioni ed organizzazioni politiche”. E’ quanto riportato in un articolo sull’ultimo numero (4/2010)  di “Informazioni della Difesa”, il periodico edito dallo Stato maggiore della Difesa.

LoTorto

Antonino LoTorto

Con un articolo che ripercorre l’evoluzione storica e democratica della disciplina militare, dallo Statuto Albertino fino ai giorni nostri, il Col. Antonino Lo Torto, capo Ufficio affari giuridici dello Stato Maggiore della Difesa, getta finalmente una luce nuova che fa chiarezza su una leggenda metropolitana che circola in tutte le caserme d’Italia che favoleggia di un divieto per i militari di iscriversi ad un partito e partecipare all’attività politica del proprio Paese.

In verità la “leggenda” non era nemmeno poi così difficile da svelare, bastava semplicemente leggere il regolamento di disciplina militare e, più precisamente, il combinato disposto degli articoli 5 e 6 della legge 382/78 (Norme di principio sulla disciplina militare), cui peraltro fa riferimento l’articolo dello Stato maggiore della Difesa nel paragrafo “La legge di principi sulla disciplina militare e l’esercizio dei diritti politici”.

Riportiamo per dovere di cronaca i due articoli del regolamento appena citati

Articolo 6
«le Forze armate debbono in ogni circostanza mantenersi al di fuori delle competizioni politiche. Ai militari che si trovano nelle condizioni previste dal terzo comma dell’articolo 5 è fatto divieto di partecipare a riunioni e manifestazioni di partiti, associazioni e organizzazioni politiche, nonché di svolgere propaganda a favore o contro partiti, associazioni, organizzazioni politiche o candidati ad elezioni politiche ed amministrative. I militari candidati ad elezioni politiche o amministrative possono svolgere liberamente attività politica e di propaganda al di fuori dell’ambiente militare e in abito civile. Essi sono posti in licenza speciale per la durata della campagna elettorale».

Detto articolo 6, quindi, richiamando il terzo comma dell’art. 5 della medesima legge, stabilisce che le limitazioni riguardano esclusivamente i militari che si trovino nelle seguenti condizioni:

Art. 5
a) svolgono attività di servizio;
b) sono in luoghi militari o comunque destinati al servizio;    
c) indossano l’uniforme;
d) si qualificano, in relazione a compiti di servizio, come militari o si rivolgono ad altri militari in divisa o che si qualificano come tali.

Come puntualmente richiamato dall’articolo dello Stato maggiore della Difesa quindi, “i militari possono iscriversi ai partiti politici, possono partecipare a riunioni e manifestazioni di partiti, associazioni ed organizzazioni politiche” assicurandosi di non trovarsi in una delle quattro condizioni appena citate.

E’ appena il caso di puntualizzare che la lettera d), in relazione al diritto di esercitare attività politica sancito dall’articolo 6,  non prevede un divieto generico per i militari di qualificarsi come tali nei confronti di “altri militari in divisa o che si qualificano come tali”, ma prescrive che essi debbano evitare la “relazione a compiti di servizio”.

“Questa norma- si legge nell’articolo di Informazioni della Difesa – , coerente con il richiamato art. 98 Cost., senza sancire il divieto per i militari di iscriversi ai partiti politici, indica i criteri oggettivi che devono guidare i singoli militari nella scelta delle modalità per assicurare che la propria condotta nell’esercizio dei diritti politici risulti consona al giuramento di fedeltà alla Repubblica prestato all’inizio del servizio, attraverso la corretta osservanza del principio di mantenere le FA (intese unitariamente, ndr) fuori dalla competizione politica.” Commenta

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