Iraq: 20 anni fa si scatenava “Tempesta nel deserto”

bombardamento-baghdadAll’alba del 17 il primo bombardamento su Baghdad. Roma, 16 gen. – Alle prime ore del 17 gennaio di 20 anni fa i bombardieri americani cominciano a colpire Baghdad. Inizia così l’operazione militare “tempesta nel deserto” (desert storm) con la quale gli americani e i loro alleati sconfiggono il regime di Saddam Hussein, in soli 45 giorni. I bombardamenti sono seguiti da milioni di persone in tutto il mondo, in quella che è la prima guerra in diretta televisiva della storia. Il casus belli per la “guerra del golfo”, che poi è diventata la “prima guerra del golfo”, è l’invasione e l’occupazione del Kuwait da parte dell’Iraq il 2 agosto 1990. L’attacco viene immediatamente condannato dalle Nazioni Unite che intimano il ritiro delle forze irachene. Inizia così un lungo braccio di ferro diplomatico fra Baghdad e la comunità internazionale, mentre gli Stati Uniti raccolgono una vasta coalizione che alla fine coinvolge 34 paesi, fra cui anche l’Italia. Già il 6 agosto il Consiglio di Sicurezza dell’Onu vara le prime sanzioni commerciali contro l’Iraq e il 7 gli Stati Uniti, guidati dal presidente George Bush padre, annunciano l’invio di forze militari nel golfo Persico nel quadro dell’operazione “Scudo nel deserto” (desert shield). Centrale per l’operazione è l’appoggio e l’alleanza con l’Arabia Saudita, che teme di essere a sua volta attaccata dall’Iraq.

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Uno dei missili Scud che colpirono Israele

Grazie alla neutralità di Mosca, gli Stati Uniti ottengono che il Consiglio di Sicurezza ONU voti il 29 novembre la risoluzione 678, con cui si legittima l’uso della forza contro l’Iraq e si fissa alla mezzanotte del 15 gennaio 1991 il termine per il ritiro delle truppe dal Kuwait. Fino all’ultimo si tentano mediazioni diplomatiche ed è solo il 3 gennaio che la Camera e il Senato degli Stati Uniti approvano la guerra. Scaduto l’ultimatum il 15, gli Stati Uniti e i loro alleati aspettano fino al 17 per lanciare Tempesta del deserto. L’operazione scatta alle 02.38 (ora di Baghdad) con un attacco di elicotteri ai radar della contraerea irachena. Già alle 03.00 i primi dieci aerei invisibili F-117 Nighthawk cominciano a bombardare Baghdad. Nella prima fase della guerra si raggiungono anche mille uscite aeree al giorno da parte della coalizione alleata. L’Iraq risponde il giorno dopo con il lancio di otto missili Scud contro Israele. I lanci continuano nei giorni successivi per un totale di 42 Scud, ma Israele non reagisce militarmente per non mettere in difficoltà la coalizione guidata dagli americani, di cui fanno parte anche stati arabi come l’Egitto e i paesi del Golfo. Il 23 gennaio l’Iraq viene accusato di aver versato in mare 400 milioni di galloni di greggio nel golfo Persico per impedire un eventuale sbarco dei marine. Ma Baghdad accusa invece i bombardamenti alleati di aver provocato il disastro ambientale.

desertstormIntanto i bombardamenti aerei su Baghdad e il resto del paese distruggono completamente le infrastrutture militari, le strutture di comando e di comunicazione, ma anche centrali elettriche, raffinerie, strade e ponti. Il 23 febbraio scatta l’attacco di terra e il 26 l’Iraq, ormai in ginocchio, comincia a ritirarsi dal Kuwait, non senza aver dato prima fuoco ai pozzi petroliferi dell’emirato. Il 28 febbraio il presidente americano Bush dichiara il cessate il fuoco. La sconfitta di Saddam Hussein non comporta però la sua destituzione. Nel timore di favorire una spaccatura del paese fra sunniti, sciiti e curdi e di fronte alle resistenze degli alleati arabi, gli americani scelgono di non pretendere la fine del regime. Alll’Iraq sono tuttavia imposte dure condizioni con richieste di risarcimento per i danni di guerra e la creazione di due “no-fly zone” a nord e sud, a protezione di sciiti e curdi. Condizioni che sono accompagnate da pesanti sanzioni economiche. Le tensioni fra l’Iraq e gli Stati Uniti con i loro alleati saranno continue fino alla seconda guerra del golfo, iniziata il 20 marzo 2003, che porta alla caduta del regime di Saddam.

belcocL’operazione Desert Storm ci riporta alla memoria anche l’abbattimento del Panavia Tornado di Bellini e Cocciolone, fatti successivamente prigionieri, e poi rilasciati, dai soldati iracheni. Di seguito un video sull’attività dei Tornado impegnati nelle missioni di attacco con gli alleati, all’interno del quale è contenuto l’audio originale estratto dal voice recorder che documenta l’abbattimento del Tornado italiano.

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