Internet: il padre del web mette in guardia contro il divario digitale

internet-censuraTim Berners-Lee a Roma per il ventennale della nascita della Rete. Roma, 14 nov – Internet è “un dono di Dio”, ha detto il dissidente cinese Liu Xiaobao, premio Nobel per la pace, che proprio al web è ricorso per sfuggire alle maglie del controllo dell’informazione attuato nel suo paese. Lo scienziato inglese Tim Berners-Lee, considerato l’inventore del World Wide Web, preferisce chiamarlo “un diritto dell’uomo”. Berners-Lee è a Roma, impegnato nei festeggiamenti per i 20 anni del Web, in un evento intitolato Happybirthday web, che si svolge al Tempio di Adriano, insieme con varie personalità mondiali nel modo delle telecomunicazioni, dell’economia e della politica. Il titolo di “padre del web” gli è dovuto: non soltanto ha inventato il termine “world wide web”, ovvero “rete d’interconnessione mondiale”, per indicare quello che oggi chiamiamo tutti sbrigativamente “internet” ma fu lui che negli anni Ottanta mise a punto un programma informatico chiamato Enquire destinato a coordinare e scambiare le informazioni e le ricerche fra scienziati accentrati attorno al laboratori del Cern di Ginevra, dove all’epoca Berners-Lee lavorava. Internet esisteva già da qualche anno: era la rete che, a partire dai laboratori del Darpa (istituto di ricerche militari americano) connetteva diversi laboratori negli Usa e nel mondo. In pratica, era un protocollo telefonico: si componeva un “numero” costituito dalla serie di simboli che oggi vanno a indicare una specifica pagina web, e si era connessi con il database del laboratorio cercato. Il 6 agosto del 1991, Berners-Lee inviò un messaggio circolare (una email, diremmo oggi) per far conoscere ai suoi capi e ai referenti l’esistenza del programma che lui aveva scritto e perfezionato per anni. Un piccolo seme, ma da lì è nata la pianta della Rete, che oggi ha radici e foglie negli angoli più sperduti del mondo.

Nel suo intervento alla manifestazione romana, Berners-Lee ha spiegato perché consideri l’accesso al web uno dei diritti umani fondamentali (non è il solo: anche l’Ue lo considera alla pari degli altri diritti di base). Viviamo in un mondo nel quale esistono differenze profonde, per ragioni storiche ed economiche. C’è chi in casa ha l’acqua corrente e servizi igienici, ma c’è anche chi deve accontentarsi di un secchio di fanghiglia tratta da un pozzo (quando c’è) e di un buco per terra. Fra le tante differenze che si riscontrano tra i paesi che hanno un tessuto industriale e delle telecomunicazioni più evoluto, c’è il divario digitale: ovvero il maggiore o minore accesso alle forme moderne di comunicazione, e la maggiore o minore velocità con cui le informazioni circolano. E’ un divario la cui importanza cresce esponenzialmente, ed è grave perché le telecomunicazioni sono il sistema nervoso di una società: chi sa le cose prima e meglio degli altri ha riflessi più rapidi e può prendere decisioni migliori e più rapide rispetto agli altri. Un gabinetto di decenza è importante, ma può essere sostituito da un buco per terra. Il sistema moderno di telecomunicazioni, di cui il web è ormai la spina dorsale, non può essere sostituito da niente. Questo vale in ogni circostanza. Eisenhower diceva che gli Alleati hanno vinto la seconda guerra mondiale perché disponevano di comunicazioni più rapide ed efficaci rispetto ai tedeschi. E gli storici militari oggi riconoscono che aveva ragione. Inutile nascondersi che oggi il mondo è ancora in guerra: un guerra combattuta a colpi di bit invece che a colpi di cannone: la vincerà chi avrà le armi più efficaci. I cinesi, tanto per dire, se ne sono accorti: la maggioranza degli studi internazionali sulle potenzialità del web vengono da paese del drago. In Occidente, questa consapevolezza sembra non essere ancora sufficientemente diffusa. Il “padre” del web è venuto a dirci anche questo. L’evento al tempio di Adriano è suddiviso in 4 sezioni in cui si discute di come il web ha cambiato e sta cambiando i nostri modelli di sviluppo. Tra i partecipanti: Anne-Marie Slaughter (Princeton University), Beth Noveck (New York Law School), Alec Ross (innovatore), David Osimo (analista politico), Luca Sofri (Il Post), Frieda Brioschi (Wikimedia Italia), Massimo Marchiori (Università di Padova), Enrico Giovannini (Istat), Nicola Zingaretti (Provincia di Roma), Marco Patuano (Telecom Italia), Gianni Di Giovanni (Eni). (TMNews)

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