Giustizia: Caselli, ho aderito alla protesta per mettermi dalla parte dei cittadini

giancarlo_caselliANM Palermo: stanchi di mistificazioni e proclami sul processo breve. Torino, 30 gen. – “Ho aderito alla protesta perchè voglio mettermi dalla parte dei cittadini”. Cosi’ il procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli spiega la sua decisione di non prendere la parola in occasione dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario e la sua adesione alle posizioni espresse dall’Anm. “La magistratura -ha spiegato ancora Caselli che è stato fra i magistrati che hanno lasciato l’aula al momento dell’intervento del rappresentante del governo- non è in grado di rendere il servizio che i cittadini pretendono perchè mancano soldi, uomini, mezzi, procedure adeguate e politiche di vera riforma e denunciare tutto ciò significa appunto mettersi dalla parte dei cittadini, contrastando quella ‘pubblicità ingannevole’ che sempre più caratterizza i proclami governativi in tema di giustizia”. A questo proposito il procuratore Caselli ha sottolineato che “processo breve è una formula ingannevole, se si fissano dei termini, a pena di morte del processo, senza però fare nulla perchè possano davvero essere rispettati”. Altra “formula ingannevole” è, secondo il procuratore capo di Torino “sicurezza”, che -ha spiegato- se un giorno sì e l’altro anche si urla a piena gola che ce ne vuole sempre di più, magari ad ogni costo e senza andare troppo per il sottile, e nello stesso tempo si vuole drasticamente picconare l’autentico baluardo della sicurezza, che sono le intercettazioni telefoniche e ambientali, senza le quali migliaia di delinquenti resteranno impuniti e continueranno imperterriti a mietere vittime fra la collettivita'”. Molto dure le parole del procuratore Caselli secondo cui “sono a rischio diritti fondamentali dei cittadini, sempre meno tutelati. Che i cittadini lo sappiano -ha detto ancora- che avvertano, al di là delle formule ‘ingannevoli’ come stanno davvero le cose. La protesta dell’Anm ha proprio questo obiettivo, cui si aggiunge quello di fare chiarezza su un altro versante. Divulgando un rapporto ufficiale della Commissione europea (Cepej) -ha precisato Caselli- l’Anm vuole smentire i dati falsi su cui si fondano le campagne che dipingono i magistati come una casta di fannulloni strapagati, unici responsabili del dissesto della giustizia e anche questa è propaganda ingannevole, anzi sono menzogne che una corretta informazione può facilmente smontare”. Infine il procuratore Caselli ha detto di condividere “il disagio dell’Anm per ‘un costume politico che ha reso pratica quotidiana l’insulto e il dileggio’ a colpi di ‘cloaca, cancro, metastasi, disturbati mentali, plotoni di esecuzione’ e via calunniando e a questo costume devono porre un freno ‘tutti coloro che hanno responsabilità istituzionali'”.
Palermo, Di Matteo, si estinguerebbero reati come il favoreggiamento o il sequestro di persona
“Siamo stanchi delle mistificazioni e dei proclami sul cosiddetto “processo breve”. Più che di un processo breve, parliamo della morte di in processo”. E’ la denuncia del presidente dell’Anm di Palermo Antonino Di Matteo che al termine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del distretto di Palermo ha voluto incontrare la stampa per “spiegare come stanno realmente le cose sul processo breve”. Seduti al tavolo anche il vice presidente nazionale dell’Anm Gioacchino Natoli, il procuratore aggiunto Vittorio Teresi, i Pm Fernando Asaro, Alessia Sinatra, e i giudici Gaetano Scaduti e Andrea Genna, quest’ultimo presidente del tribunale di Sciacca (Palermo). “Noi non taceremo, ribadiamo che non facciamo ne politica ne campagna elettorale, come è stato detto da qualcuno. Continueremo a parlare, ma voglio ricordare che i primi a parlare in certi momenti critici furono Paolo Borsellino e Giovanni Falcone”, ha detto. “Il processo breve -ha spiegato Di Matteo- avrebbe conseguenze devastanti: comporterebbe la paralisi definitiva dei tribunali, nessuno ricorrerebbe più ai riti alternativi e ci sarà l’intasamento dei tribunali”. In particolare, Di Matteo lancia un allarme sul rischio di estinzione di alcuni processi. “Parlo dei reati come il peculato, l’abuso d’ufficio, la turbativa d’asta, il favoreggiamento, il sequestro di persona e truffa -ha spiegato il magistrato- crediamo che la maggior parte di questi processi si estinguerebbe e questo provocherebbe effetti devastanti. E’ da decenni che combattiamo per fare cambiare una mentalità diffusa: quella che rivolgersi alla giustizia non paga. Come possiamo stare zitti di fronte a tutto ciò, non lo possiamo accettare, verrebbe meno il giuramento che facemmo sulla costituzione”. Il Pm della Dda di Palermo ha sottolineato: “In realtà non c’è’ nessuna volontà di accelerare i tempi del giudizio penale”. Poi, andando più sullo specifico del testo del disegno di legge, Di Matteo ha spiegato che se verrà approvato “sarà vietato al giudice di eliminare le prove cosiddette superflue: rispetto a un imputato che vuole provare una circostanza, lo stesso imputato potrà avere diritto a presentare 5000 testi per provare quella circostanza. Se questa riforma venisse approvata, il giudice non potrà più vietare le prove che oggi può non ammettere in quanto superflue”. L’Aggiunto Vittorio Teresi ribadisce nel suo intervento: “colpisce soprattutto questa giustizia a colpi di slogan, come il “processo giusto” e il “processo breve”. Parla anche “degli attacchi diretti ai magistrati che vengono definiti “fannulloni strapagati” e ricorda un dossier presentato dall’Anm della Commissione europea per l’efficacia della giustizia 2008. “La fonte citata ieri dal Procuratore Carbone era non giudiziaria e non sistematica. Quando dice che siamo persino dietro il Gabon si riferisce a dati della Banca d’Italia. Il realtà, secondo questo dossier, l’Italia ha uno dei massimi livelli qualitativi e quantitativi della giustizia in Europa, dove siamo al primo posto anche per il rigore e il numero di sentenze”. Per il Pm Ferdinando Asaro “è auspicabile il processo breve, ma bisogna avere i mezzi e le opportunità per poterlo attuare. Anzi, a Palermo in alcuni casi lo abbiamo già realizzato con tempi di chiusura di primo grado per processi di mafia da 18 a 24 mesi”. Poi, il magistrato ha snocciolato numeri e dati per denunciare il vuoto d’organico: “in alcune realtà c’e’ solo il procuratore e in altre un solo sostituto. Altro che processo breve, qui si rischia pure l’indagine breve…”. Per il presidente del tribunale di Sciacca (Agrigento), Andrea Genna “la magistratura si è trovata davanti a un silenzio assordante del potere Esecutivo”. Il giudice civile Gaetano Scaduti, critica anche il processo breve civile: “per la giustizia civile questo Ddl, se approvato, sarà il colpo di grazia”. Mentre il Pm Alessia Sinatra parla della “dedizione con la quale lavorano nel silenzio, spesso anche di notte” i magistrati. “La magistratura non ha mai mostrato chiusura al dialogo, siamo preoccupati per quello che stà accadendo”, ha detto. Poi, chiude la conferenza stampa l’intervento del vice presidente nazionale dell’Anm, Giocchino Natoli: “Il ministro Alfano -spiega- dice anche oggi di essere disponibile al dialogo, ma teniamo a precisare che l’Associazione Nazionale magistrati non si è mai chiusa al dialogo, da noi c’è sempre stata la massima disponibilità”. (Adnkronos)

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