Gabriele Sannino: uno scrittore (vero) con la divisa da aviere

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In Italia, si sa, sono più coloro che scrivono i libri di quelli che li leggono. La qualità è quella che consegue a tale stato di cose, quindi diventa sempre più arduo uscire da una libreria con un acquisto che ci soddisfi anche al momento – per niente secondario – della lettura.

Ho imparato a diffidare dei bestseller e dei grandi nomi a cui poi corrisponde, al momento dei fatti (cioè della lettura), quando va bene, un gran senso di vuoto. Non dico di scomodare Umberto Eco che, ammetto i miei limiti, non sono mai riuscito a leggere per due pagine di seguito. Penso, piuttosto, ai più “accessibili”, ma sorprendentemente celebrati Susanna Tamaro (Va dove ti porta il cuore) o Giorgio Faletti (Io uccido), ai quali chiederei volentieri i miei soldi indietro.

Poi, però, scopri per caso uno scrittore vero, quello che non ti aspetti, ma le cui pagine trasudano emozioni e ti lasciano un magone dentro, facendoti pensare alle sue parole anche quando hai riposto il libro nel cassetto.

E’ quanto mi è successo leggendo i due libri di Gabriele Sannino: “Non sono un alieno” e “Viaggio verso di me” (WLM edizioni – www.wlmedizioni.com).

Ho conosciuto Gabriele Sannino per motivi professionali perché è un militare dell’Aeronautica e, un po’ per sfida, ho chiesto di leggere i suoi due romanzi, trovandoli semplicemente toccanti e appassionati.

I due libri sono solo apparentemente autonomi l’uno dall’altro. Cambia il protagonista, ma, a mio modo di vedere, in essi vive lo stesso personaggio.

Il primo romanzo mi ha appassionato e commosso perché racconta efficacemente e realisticamente una società crudele e arida (la nostra!), ma che ancora si può migliorare con l’unica arma possibile: essere sempre se stessi.

Il protagonista prova prima a forzare se stesso per adeguarsi ai canoni fasulli, pubblicamente imposti, poi decide che è la società che va cambiata, con piccoli passi quotidiani, contando innanzitutto su se stessi, poi sulle persone più vere.

Da vero scrittore, Sannino riesce ad intessere una schiera di personaggi buoni e cattivi, tutti credibili e veri, dove anche i cattivi, alla fine, sono dei buoni mancati o dei cattivi assolvibili. Così, senza odio, ma con la fierezza di essere se stessi e di non rinnegarsi mai, il protagonista trionfa nel suo progetto di spogliarsi da ogni maschera imposta dalla convenzione sociale.

Tra i personaggi secondari (ma fino ad un certo punto), ho prediletto Agnese, la sorella che tutti vorrebbero avere e che mi piace pensare che non esista solo nella mente dell’autore.

Insomma, tra tanti libri fasulli e vuoti, i due romanzi di Gabriele Sannino spiccano per spessore e per l’insegnamento che esprimono. Lunga vita letteraria, quindi, allo scrittore Sannino, che di professione fa il militare. (Giorgio Carta)

Gabriele Sannino a TV Utile

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