Frattini contro i tagli al servizio diplomatico e ai “corpi scelti” dello Stato

frattiniRoma, 20 lug – “Alle volte il mondo si presenta diverso da come te l’aspetteresti”. Il ministro degli Esteri Franco Frattini, ieri, a poche ore dalla sua partenza per Kabul, sembrava un sindacalista degli ambasciatori e difendeva con vigore i magistrati (afghani). “Certamente i diplomatici italiani danno al Paese più di quanto il Paese da’ a loro”, diceva nel suo ufficio. Fin qui, una frase in fondo prevedibile, non necessariamente acuminata. All’inizio di un colloquio di circa un’ora, il Corriere aveva chiesto a Frattini come si trova tra la guerra in Afghanistan e una conflittualità in casa: i diplomatici si preparano a uno sciopero contro i tagli alle spese decisi dal governo per il 26 luglio, ossia alla vigilia della settima conferenza che riunirà a Roma tutti gli ambasciatori del nostro Paese. E’ bastato poco tempo e il titolare della Farnesina, abituato a dosare le sue offensive, ha impiegato espressioni che non gli sono abituali. “Ho visto norme assurde, come una per far pagare il prezzo di una promozione con quote delle tredicesime, un’ipotesi che è stata spazzata via da Silvio Berlusconi. Oppure un sistema in base al quale un non promosso dovrebbe contribuire a finanziare la promozione del collega. “Assurdità”, ha affermato Frattini. Non che discutesse l’esigenza di far quadrare con risparmi i conti dello Stato. Criticava le modalità individuate: “C’è stata una risposta sbagliata a un’esigenza giusta. Sbagliato è stato colpire i corpi scelti dello Stato, la diplomazia italiana, le prefetture…”. Ministro, prima che passasse un emendamento al Senato il decreto legge della manovra comportava che gli ambasciatori non potessero restare in servizio oltre i 65 anni d’età, eliminando ogni deroga. Significava per esempio che quello di sede a Washington, Giulio Terzi, intento a tessere una rete di relazioni con l’Amministrazione Obama, sarebbe dovuto rientrare in anticipo. La sua reazione quando lo ha saputo? Frattini: “Sconcerto per quanta scarsa conoscenza delle istituzioni ci fosse in chi aveva scritto quella norma. Ho chiamato il presidente del Consiglio ed è stata spazzata via. L’impegno personale del sottosegretario Gianni Letta è stato decisivo”. C’è stato scontro nel governo. Il Corriere ha domandato al titolare della Farnesina se questa sua durezza veniva fuori soltanto adesso, in prossimità dello sciopero. Le stesse tesi le ha sostenute nel Consiglio dei ministri? Frattini, pronunciando il nome della sua controparte: “Sì, credo che il suo giornale abbia riportato di una mia conversazione piuttosto accesa con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. C’è stato un abbraccio di riconciliazione, poi”. Ha l’aria di essere l’inizio e non la fine di una storia a puntate, questa dei tagli del 2010. L’anno scorso, senza contare i già strizzati fondi per gli aiuti allo sviluppo, il ministero degli Esteri disponeva dello 0,23 per cento del bilancio dello Stato. Nel 2008, dello 0,25 per cento. Adesso il gotha della diplomazia— i 28 ambasciatori di rango, noti non esattamente per temperamenti alla Masaniello — ha scritto una lettera a Giorgio Napolitano, a Berlusconi, a Frattini, a Tremonti e ai presidenti delle Camere. La molla che li ha spinti è stata la novità delle cosiddette “promozioni bianche”, scatti di carriera ai quali non devono corrispondere soldi in più. Gli ambasciatori avvisano che tagliando così si fa un danno allo Stato”. Si legge sul Corriere della Sera. ” Frattini, invece di far muro, ieri osservava: “Hanno posto un tema serio. Affermare il principio che quel trattamento economico non sia erogato per tre anni o sia compensato decurtando le buste paga dei non promossi? Se diventasse legge, credo che la Corte costituzionale farebbe giustizia”. Parole inusuali per un ministro di Berlusconi. Ancora Frattini: “Si avrebbe una lesione grave dei diritti connessi allo sviluppo di carriera. E’ sbagliato e spero che lo si possa correggere prima dell’entrata in vigore, gennaio 2011”. E ritiene che avverrà? “Ho avuto una disponibilità di Tremonti. Siccome mantiene gli impegni, sono certo che troveremo insieme una norma per correggere”. E i pensionamenti improrogabili? “Sarebbe stato assurdo un limite con il quale si sarebbe mandato via a 65 anni un ambasciatore a Washington o a Pechino. Applicare una norma così in via repentina ci avrebbe creato anche problemi con i Paesi di accreditamento. In più, lo Stato investe in un diplomatico, se lo si manda in pensione così si destruttura un pezzo dello Stato. E poi aumentiamo l’età pensionabile per il trend demografico e la tagliamo a professionisti sui quali lo Stato ha investito?”. La legge adesso dice che per mantenere in servizio uno di quegli ambasciatori fino a 67 anni dovrà rinunciare a tre assunzioni di giovani, neppure questo pare l’ideale… Frattini: “Altra assurdità, mentre dobbiamo aumentare gli organici per il Servizio diplomatico europeo. Ci si mette nell’alternativa tra tagliarci la mano destra e la sinistra”. Un Frattini insolito. Pugnace. Oggi sarà a Kabul. Fra l’altro, ieri elogiava il capo della procura distrettuale di Herat, zona controllata dai militari italiani: “E’ una donna, bersaglio di attentati. Si è ribellata all’interpretazione della legge afghana che contemplava la sottomissione della donna”. Ministro, che fa, difende i magistrati? “Se rispettano la legge, si”. Poi Frattini ritorna sui tagli, la manovra e ride: “Sono consigliere di Stato. Quando per la prima volta il Consiglio di Stato fa sciopero, sarò pure in conflitto di interessi…”. (Il Velino)

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