Economia: quasi tutti più poveri. In 10 anni potere d’acquisto giù di 5 mila euro

crisi-economica1E non c’entra la crisi: i ricchi sono sempre più ricchi. Roma, 28 set – (di Stefano Feltri) “Dovremo adattarci ad avere meno risorse. Meno soldi in tasca. Essere più poveri. Ecco la parola maledetta: povertà. Ma dovremo farci l’abitudine”, con questa previsione Edmondo Berselli chiude il suo ultimo libro, L’economia giusta (Einaudi). E uno studio dell’Ires, il centro studi della Cgil, conferma che la diagnosi del giornalista scomparso pochi mesi fa si sta già rivelando corretta. Negli ultimi dieci anni i salari reali, cioè al netto dell’inflazione, si sono ridotti di oltre 5 mila euro. Per la precisione di 5.453 euro. Il conto è semplice: per ogni anno si considera l’aumento del salario a cui va sottratto l’aumento dell’inflazione (che diminuisce il valore reale, perché con gli stessi soldi si comprano meno cose). Poi si considera il cosiddetto fiscal drag, cioè l’effetto per cui un aumento di salario fa scattare un’aliquota Irpef più elevata e quindi il beneficio si riduce di molto o scompare.

Nonostante le apparenze, la tabella sui salari sembra quasi invitare all’ottimismo: il grosso della perdita dei salari è da attribuire al passaggio all’euro (-3.364 euro nel 2003), mentre negli anni della crisi si notano aumenti. I problemi veri si intravedono in filigrana: le prospettive e le disuguaglianze.  

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Il rapporto Ires-Cgil. Qui sopra la stima della perdita di potere d’acquisto dei salari reali italiani, cioè considerando gli aumenti al netto dell’inflazione e del fiscal drag (lo scatto dell’aliquota superiore all’aumentare del reddito imponibile)

I prossimi anni. Se consideriamo triennio 2008-2011, scrive la Cgil basandosi su datiEurostat e del Fondo monetario, si nota la gravità della situazione: il Pil dell’Italia diminuisce, nel complesso, del 4,4 per cento. Nello stesso arco di tempo quello della Francia arretra solo dell’1,2, quello della Spagna dopo lo scoppio della bolla immobiliare del 2,5. L’epicentro della crisi finanziaria, cioè gli Stati Uniti, ha addirittura il segno positivo, +3,4 per cento. Ancora peggio se si guarda alla produttività, che è l’altro parametro – assieme al livello dei salari – per misurare quanto sono competitivi i lavoratori italiani. L’Italia è sostanzialmente allo stesso livello di produttività del 1995: in quindici anni è cresciuta soltanto   dell’1,8 per cento. E questo mentre i lavoratori inglesi diventavano più produttivi del 32,2 per cento, quelli francesi del 24,8 per cento e quelli tedeschi del 27 per cento. Proprio il caso della Germania è interessante. Mentre la produttività aumentava, dice sempre la Cgil, i salari crescevano meno che in Italia. Confrontando gli aumenti delle retribuzioni di fatto lorde (considerando cioè l’inflazione ma non le tasse), si vede che tra il 2000 e il 2008 mentre in Italia si assisteva a una crescita del 2,3 per cento, in Germania i salari diminuivano dell’1,20 per cento. È chiaro che è difficile risultare competitivi in queste condizioni.

Quelli che ci guadagnano. Non bisogna però raccontare questi anni come un impoverimento complessivo. “A differenza delle famiglie con a capo un imprenditore o un libero professionista, le famiglie di lavoratori dipendenti hanno accumulato una perdita di reddito disponibile reale che si è trascinata fino alla crisi”, si legge nel rapporto Ires-Cgil. E nella crisi, in gran parte per effetto del passaggio di molti dipendenti alla cassa integrazione, il potere d’acquisto delle famiglie di lavoratori dipendenti e operai è crollato ancora. Morale: sommando l’effetto euro e la crisi si nota un trasferimento interno di ricchezza consistente. Tra il 2002 e il 2010 le famiglie di lavoratori dipendenti hanno visto ridursi il reddito reale disponibile di 3.200 euro circa, mentre quello di imprenditori e liberi professionisti aumentava di quasi 6 mila euro. E niente lascia pensare che nei prossimi mesi la tendenza si possa invertire, visto che parecchi lavoratori passeranno dalla cassa integrazione alla disoccupazione. (Il Fatto Quotidiano)

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