E’ morto Francesco Cossiga: il presidente “picconatore”

cossiga4Lascia tre lettere per Napolitano, Schifani e Berlusconi. Roma, 17 ago. – Il Presidente Emerito della Repubblica Francesco Cossiga è morto al Policlinico Gemelli alle 13.18. L’ex capo dello Stato era ricoverato in terapia intensiva dal 9 agosto per una insufficienza cardio-respiratoria, e le sue condizioni si erano improvvisamente aggravate la scorsa notte. Le condizioni di Cossiga erano precipitate durante la notte, dopo giorni di cauto ottimismo. Cossiga, si leggeva nel bollettino medico di questa mattina, aveva mostrato un repentino e drastico peggioramento delle condizioni circolatorie che aveva necessitato la ripresa di tutti i supporti vitali. Il senatore a vita, da giorni nel reparto di terapia intensiva del Gemelli per una grave insufficienza cardio-respiratoria, era sedato e intubato, e la respirazione si era fatta via via più difficile, fino al precipitare della situazione nella tarda mattinata di oggi.

L’angoscia dei suoi cari nelle ultime ore al Gemelli
Sono passate da poco le 13,15 e Anna Maria Cossiga si precipita all’interno del Policlinico Gemelli, confermando agli occhi dei cronisti ciò che da stamattina era nell’aria: il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga non ce l’ha fatta. Il via vai sul piazzale del pronto soccorso, contiguo al reparto di rianimazione dove Francesco Cossiga è morto, si infittisce e i cari della famiglia del senatore si stringono attorno allo statista appena spirato. Il bollettino medico era stato reso noto poco dopo mezzogiorno ma la sua anteprima era già apparsa, e da ore, sui volti degli amici e dei parenti. Sono durati poco infatti quei segnali di miglioramenti che avevano fatto comparire ai piedi del Policlinico qualche espressione più distesa. Dove c’erano mezzi sorrisi, forse di estrema speranza, c’erano facce scure e sguardi che il più possibile cercavano di evitare i cronisti. Il piazzale che solo qualche giorno fa sembrava tornato alla quotidiana routine di affluenza (un altro segnale positivo) era tornato a riempirsi, il via vai si era infittito, erano comparse gazzelle con carabinieri in divisa. Al centro del movimento, per tutta la mattinata, la figlia Anna Maria, in pantaloni e maglia neri, sempre con l’orecchio al telefonino. E’ lei che veniva abbracciata da chi arrivava. Ricambiava gli abbracci passandosi brevemente a volte una mano sugli occhi. Il bollettino di mezzogiorno aveva messo nero su bianco quello che tutti sembravano sapere: ”Un repentino e drastico peggioramento”, un quadro di ”estrema gravita”’ che ha necessitato ”la ripresa di tutti i supporti vitali”. Ma non ce l’ha fatta e già in mattinata c’era chi sussurrava di un ”collasso cardiocircolatorio”, quello che poi sembra esser stato fatale al gia’ provato fisico dell’anziano statista. Attorno a Cossiga si erano riuniti tutti gli amici più cari, come l’ex prefetto di Roma Enzo Mosino. Si era visto anche Enzo Carra. Un peggioramento che molti non si aspettavano: a quanto sembra, dopo il miglioramento di Ferragosto, il presidente emerito sarebbe stato pronto a essere trasferito dalla rianimazione a un altro reparto, forse geriatria. Ma da rianimazione non si sarebbe piu’ spostato.

Francesco Cossiga ha lasciato tre lettere personali e riservate ai massimi vertici delle istituzioni. Le tre lettere dell’ex Capo dello Stato sono indirizzate al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al presidente del Senato Renato Schifani e al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Le lettere, secondo le disposizioni di Cossiga, dovevano essere consegnate solo dopo la sua morte e, a quanto si è appreso, non sono ancora nelle mani dei rispettivi destinatari. Cossiga ha lasciato anche un testamento con le sue volontà e con alcune disposizioni sul suo funerale: l’ex presidente avrebbe chiesto che non ci siano le esequie di Stato.

Cossiga_Francesco_3Da “presidente notaio” a “picconatore”, i sette anni al Quirinale
In un libro ha raccontato, “facevo il matto per farmi ascoltare dal mondo politico” – Da “presidente notaio” a “picconatore”: Francesco Cossiga è stato un capo dello Stato unico nel suo genere nella storia della Repubblica, fuori dagli schemi fino a quel momento conosciuti, diverso dai suoi predecessori e dai suoi successori soprattutto per il modo con cui, specialmente negli ultimi due anni del settennato, ha trattato e affrontato i temi della vita politica e dei partiti. Nell’ultimo tratto del percorso da inquilino del Quirinale nel mondo politico si è persino sparsa la voce di una “follia” del presidente. Ed è lo stesso Cossiga a raccontare i retroscena della leggenda del capo dello Stato “matto”, nel libro-intervista di Claudio Sabelli Fioretti “L’uomo che non c’蔑: “è vero, io facevo cose un pò strambe, ma le facevo perchè non avevo dietro di me potentati economici, nè potentati politici, nè potentati culturali. Ero stato abbandonato anche dalla Dc”. “Per farmi ascoltare -raccontava Cossiga- dovevo fare follie, dovevo dire cose che avevano la forma della follia. Quello che per anni è stato il mio avversario ideologico, Luciano Violante, in un libro ha detto che avevo previsto tutto rispetto a loro e che loro non vollero credermi. Come tutti i depressi, io però avevo una grande lucidità intellettuale. Si dice che Newton abbia scoperto la legge di gravitazione universale durante una crisi di depressione… Ho fatto, dunque, anche il matto. Per attirare l’attenzione, quando non mi stava a sentire nessuno”.

Nel 1991 messo in stato d’accusa per Gladio, nel ’93 arriva l’archiviazione della Procura di Roma
La presidenza Cossiga ha avuto dunque due fasi distinte. La prima, contraddistinta da una rigorosa osservanza delle forme dettate dalla Costituzione: Cossiga, essendo tra l’altro docente di diritto costituzionale, fu il classico “presidente notaio” nei primi cinque anni di mandato, dal 1985 al 1990. Poi, dopo la caduta del Muro di Berlino, Cossiga capì che Dc e Pci avrebbero subito gravi conseguenze dal mutamento radicale del quadro politico internazionale, sostenendo però che i partiti e le stesse istituzioni si rifiutavano di riconoscerlo. Da quel momento iniziò una fase di conflitto e polemica politica, spesso provocatoria, che portò al Cossiga “grande esternatore” e, negli ultimi due anni al Quirinale, al “picconatore”, un appellativo che non l’avrebbe più abbandonato. Il mito del Picconatore nacque anche sull’onda emotiva di due scandali che hanno segnato la vita politica italiana all’inizio degli anni Novanta: Gladio e Tangentopoli. La scoperta dell’organizzazione segreta della Nato, creata per rispondere ad un eventuale attacco portato dall’Unione Sovietica, colpì l’opinione pubblica e la classe politica italiana. E Cossiga assunse una posizione che fu all’origine di fortissime polemiche, difendendo i “gladiatori” e sostenendo che essi andavano onorati come i partigiani perchè il loro obiettivo era quello di difendere l’indipendenza e la democrazia in Italia. E proprio la vicenda di Gladio costò a Cossiga la richiesta di messa in stato d’accusa da parte della minoranza parlamentare, nel dicembre del 1991. Il Comitato parlamentare, però, ritenne tutte le accuse manifestamente infondate, come si può leggere negli atti parlamentari del maggio 1993, e la Procura di Roma richiese l’archiviazione a favore di Cossiga nel febbraio 1992. Nel luglio del 1994 la richiesta fu accolta dal Tribunale dei ministri.

Negli anni di Tangentopoli sostiene l’azione del pool di “Mani pulite”, nel 1992 si dimette
Anche sull’altro grande scandalo dell’epoca, Tangentopoli, Cossiga confermò di essere un presidente della Repubblica “anomalo”, almeno per quegli anni. Per la prima volta, infatti, un politico democristiano non cercò di negare il ruolo negativo di una parte della classe politica, appoggiando l’operato dei magistrati di Milano che guidano l’inchiesta sulle tangenti al sistema politico. Mani Pulite, ha raccontato Cossiga nel suo ultimo libro “Fotti il potere”, “non nasce con l’arresto di Mario Chiesa. Ho parlato con diversi grandi imprenditori coinvolti, e tutti mi hanno detto che gli sono stati contestati fatti appresi dai magistrati anni prima grazie alle intercettazioni. C’e’ qualcosa che non torna: perchè quelle inchieste da anni dimenticate sono state di colpo lanciate tra i piedi del ceto politico?”. Forse perchè, secondo Cossiga , qualcuno, non solo in Italia, voleva liberarsi di un sistema politico “logoro e dal loro punto di vista ormai inservibile”. Con dieci settimane d’anticipo sulla scadenza naturale del proprio mandato, il 28 aprile del 1992, Cossige si dimise dalla presidenza della Repubblica per evitare l’ingorgo istituzionale, annunciando la sua decisione in un discorso televisivo di 45 minuti, pronunciato simbolicamente il 25 aprile, Festa della Liberazione.

Cossiga5Si dimise dal grado onorifo di Capitano di Fregata per protesta contro le sentenze sulla strage di Nassiriya

Deteneva anche il grado onorifico di Brigadiere dei Carabinieri

Come protesta per le vicende successive alla strage di Nassiriya, in Iraq, Francesco Cossiga rassegnò irrevocabilmente le dimissioni da Capitano di fregata del Corpo di Commissariato della Marina Militare, comunicando con una lettera al ministero della Difesa di considerarsi degradato a marinaio di seconda classe. L’ ex capo dello Stato motivò questa decisione con l’ «assoluta e totale incompatibilità con le persone e la politica del vertice politico e militare del Ministero della Difesa e delle Forze Armate» e con « la mancanza di coraggio civile e di sensibilità morale dimostrata di fronte a sentenze insultanti il sacrificio dei nostri concittadini uccisi dai terroristi a Nassiriya»

Per quanto riguarda invece la nomina al grado di Brigadiere dell’Arma, per Cossiga si trattò di una «promozione»: il presidente emerito aveva già il grado onorifico di vicebrigadiere dei Carabinieri. Si recò in visita al Comando Generale dell’Arma, dove fu accolto dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa e dal Comandante generale, Gianfrancesco Siazzu. Nella sala di rappresentanza, La Russa consegnò a Cossiga le insegne al grado di brigadiere a titolo onorifico, conferitegli con proprio decreto, su proposta del Comandante generale, per la «particolare affezione ed interesse per la storia, la tradizione e lo spirito di corpo dell’Arma dei Carabinieri». Alla cerimonia parteciparono il sottosegretario alla Difesa Giuseppe Cossiga, l’on. Alessandro Ruben, il prefetto Enzo Mosino ed i vertici dell’istituzione.

LE REAZIONI DEL MONDO POLITICO

Pedica (IDV),muore un pezzo della nostra Repubblica
”Con il Presidente Cossiga, a cui mi lega un affetto sincero, muore un pezzo della Repubblica Italiana”. Lo afferma, in una nota, il senatore dell’Italia dei Valori Stefano Pedica. ”Il presidente Cossiga resta per me maestro – aggiunge -, nella sua grande capacità di intuire sviluppi e scenari della nostra politica con decenni di anticipo rispetto agli altri. Cossiga è stato uno dei più grandi interpreti del nostro tempo e sentiremo la mancanza della sua lucida analisi e della sua fiera azione politica”.

Casini, scompare uno dei protagonisti della nostra Repubblica
”In lui, come in pochi altri, si sono sintetizzate le alterne vicende della politica: ha avuto grandi soddisfazioni e infinite amarezze, si è dimesso ed è risorto politicamente più volte. Personalità anticonformista, coraggiosa e anticipatrice, la sua “scomodità” è stata coerentemente preservata in tutto il corso della sua vita”. Lo dichiara in una nota il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini. ”E’ stato un grande democratico cristiano – continua Casini – e ha picconato come pochi altri la democrazia cristiana di cui percepiva l’afasia degli ultimi anni; nella fase del bipolarismo ha cercato generosamente e senza successo di limitarne le degenerazioni che tutti constatiamo”. ”Per me e per tanti come me – conclude il leader dell’Udc – è stato un amico: scomodo, anche nell’amicizia ma sempre affettuoso e leale”.

Parisi (PD), muore con lui una parte di noi
“Muore con Francesco Cossiga una parte di noi, una parte importante per quanti hanno dedicato la propria ragione e la propria passione alla Repubblica. Nella condivisione e nel dissenso la sua voce è stata una presenza e un riferimento costante, per tutti e ancor più per chi, come me, ha avuto il privilegio di conoscerlo fin dall’infanzia e frequentarlo a lungo nel tempo. Già in questi mesi di silenzio abbiamo sentito l’assenza delle sue provocazioni. La sua partenza rende ora più acuto e definitivo il sentimento della sua mancanza”. Così Arturo Parisi, Pd, commenta la scomparsa di Francesco Cossiga.

Diliberto: E’ stato un avversario duro, ma leale.
“Scompare con Francesco Cossiga una delle figure più eminenti della storia repubblicana”. Lo afferma il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, esprimendo il cordoglio suo e del partito per la morte del Presidente Emerito della Repubblica. “Anticomunista convinto, ha però sempre sinceramente rispettato i comunisti. Il più delle volte lo abbiamo avuto come avversario, ultimamente, per le bizzarrie della politica italiana della cosiddetta seconda repubblica, da Cossiga giustamente mai apprezzata, lo abbiamo avuto anche come alleato. Sempre, in entrambe le vesti, duro e leale”. “Aspro, non di rado asperrimo, ma lucido e mai ipocrita – scrive Diliberto – lo ricordiamo con rispetto. Dare oggi, a caldo, un giudizio sul suo lungo operato, è evidentemente impossibile. Cossiga ha infatti rappresentato nei decenni molte e diverse, talvolta contraddittorie posizioni ed interessi. E’ stato l’uomo delle leggi emergenziali, del caso Moro, della Nato e di gladio, delle picconate alla prima repubblica, ma anche della nascita del primo governo a guida postcomunista, con i comunisti parte integrante. Un bilancio si farà in seguito. Ma guardandoci intorno desolati, lo ricordiamo con rimpianto, pensando ad una politica italiana repubblicana che oggi, nel basso impero imperante, evidentemente, non esiste più. Alla famiglia, il cordoglio dei Comunisti italiani”, conclude Diliberto. ico_commenti Commenta

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