Disastro ambientale e sanitario a Taranto: sconcerto anche tra i militari

ILVA7_05_07Roma, 25 lug – (di Antonello Ciavarelli) Taranto è probabilmente la città italiana con la maggior densità di cittadini militari. Ma è senza dubbio anche la città più inquinata d’Europa e quella dalla quale viene prodotto il 90% della diossina italiana. Basta questo per creare sconcerto fra i militari che svolgono servizio a Taranto in particolare nell’area portuale, che è di fatto all’interno della zona industriale. I Consigli della Rappresentanza Militare a livello di Base della Guardia di Finanza e a livello nazionale della Guardia Costiera, attraverso specifiche delibere, hanno espresso “la loro preoccupazione per l’allarmante situazione ambientale” e le sue conseguenze.

I due Consigli di Rappresentanza chiedono ai loro rispettivi vertici, di avviare “indagini cliniche, nonché ambientali, più specifiche in modo tale da poter disporre di uno screaning sullo stato di salute dei militari che prestano servizio nell’ambito dell’area portuale”. In particolare, sulla spinta della prima delibera della Guardia di Finanza, è intervenuto anche il Consiglio della Rappresenta militare a livello nazionale della Guardia Costiera al fine di chiedere all’ARPA Puglia e Enti locali, attraverso i propri Vertici militari, il “monitoraggio in continuo” in merito alla presenza nell’aria dei pericolosi agenti cancerogeni.

Il personale in servizio durante le notti, avverte un forte senso di bruciore agli occhi e alla gola. Solo per spirito di servizio i militari rimangono al proprio posto di lavoro e non ricorrono agli immediati accertamenti medici. Questo non vuol dire rimanere passivi. Gli orribili fumi che si vedono e che si respirano, anche filmati e fotografati reperibili su internet e le strade di color rosso, non sono certo frutto dell’immaginazione. Questi militari, insieme alla popolazione civile, sono esposti costantemente a rischio di inalazione anche delle polveri, scaricate giorno e notte, quale materia prima per il funzionamento degli altiforni dell’Ilva.

In considerazione che ormai da anni la questione si presenta sugli organi di informazione come un gravissimo caso ambientale e sanitario di portata nazionale, il personale della Guardia Costiera, in qualità di “uomini di Stato”, rivendica verso le Istituzioni il preciso diritto di conoscere il livello di inquinamento presente nell’aria che si respira durante i servizi svolti.

I militari della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera di Taranto, come tutti i loro colleghi italiani in divisa, sono educati a svolgere attività di Polizia come “Forze” per proteggere i cittadini da chi commette atti di violenza, ciò fino all’estremo sacrificio. Anche in questo caso sono pronti a donare la propria vita, per difendere i cittadini, le loro famiglie e se stessi.

Ma come, da chi e da che cosa?

Da Youtube
ILVA di Taranto: il coke scaricato libera fumi e polveri senza sistemi di aspirazione

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