Diritti e “specificità”: doppia emergenza per i militari

militari_citta2Roma, 19 giu – I problemi oggi posti con la manovra finanziaria del governo che mette le mani in tasca ai cittadini,  anche militari …(eccome se le mette!!), ci dicono con estrema chiarezza che la questione della tutela, per il personale militare, deve diventare una prirità per l’intera categoria.
Tutte le analisi sulla opportunità di riformare questa Rappresentanza militare, attraverso modifiche legislative poco coraggiose, per lo più proiettate verso aggiustamenti di basso profilo, vengono sovrastate da un dato incontrovertibile: la grave crisi economica che impone oggi pesanti sacrifici al comparto, fa emergere in modo dirompente l’altra faccia della medaglia,ovvero  che ci si trova davanti ad una crisi anche dei diritti.

Non abbiamo mai creduto che  bastasse una  “Norma manifesto” come quella della Specificità, per garantirsi  da quella che oggi taluni hanno definito “la peggiore delle offensive mai stata sferrata nei nostri confronti….”
La specificità, salutata  al momento della sua approvazione, da alcuni esponenti di governo…ma non solo, come  “una grande conquista per tutti i militari, foriera di futuri vantaggi economici e previdenziali”,  alla sua prima vera “prova”, mostra tutti i suoi limiti e le fragili basi su cui si poggia.
Perché, se era già evidente che fosse priva di “contenuti” economici che la potessero valorizzare (risorse per i contratti, per il riordino, previdenza complementare ecc), oggi diventa una  vera e propria presa in giro per il personale, perché non garantisce  affatto  l’esclusione del comparto dai tagli  previsti per il pubblico impiego. Tutto ciò, in una situazione “appesantita” da un inquietante arretramento sul piano dei diritti e delle tutele.
Il personale, infatti,  vede restringersi sempre più, in virtù di nuovi regolamenti, codici legislativi, interpretazioni e suggerimenti verbali dei vertici  militari al legislatore…..diritti già conquistati .
E così, in  un momento in cui vediamo farsi largo una società sempre più polverizzata da un mercato del lavoro  impoverito, precarizzato, diviso nei diritti e nelle tutele, in cui valori come la solidarietà, l’uguaglianza e la democrazia, vengono sempre più disgregati, il settore militare vive una doppia emergenza: quella esterna appunto (una società sempre più disattenta, divisa e rassegnata) e quella interna, dove tendono a prevalere “istanze gerarchiche” che producono una netta riduzione dei livelli di democrazia interna, avallate da scelte politiche incapaci di fare leggi che impongano l’applicazione di  nome e principi costituzionali in grado di garantire pari dignità  e diritti democratici anche ai cittadini con le stellette.
Una pesante ipoteca si abbatte sul personale, a cui oggi si chiede anche di ridurre il proprio reddito senza offrire nulla in cambio, anzi, accentuandone la compressione dei diritti individuali e collettivi.
I sacrifici richiesti giungono a “ridosso” di una serie di scandali che hanno messo in luce una fitta rete di malaffare tra esponenti politici, alti dirigenti dello stato, imprenditori…Una “tassa occulta” – quella della corruzione – che la Corte dei Conti ha stimato in  60 miliardi di euro l’anno.. Quasi tre manovre finanziarie…Mentre oggi se ne fa una da 25 miliardi, quasi interamente sulle spalle dei lavoratori dipendenti.

Legittimi quindi il malcontento, la rabbia, la frustrazione.
La  dignità dei lavoratori, con e senza stellette, viene oggi calpestata.  
Davanti a noi, lo scenario di una Italia divisa da una crisi economica dove i più poveri pagano le tasse ed i furbi no; dove avranno un futuro certo solo i figli delle caste. Dove il lavoro pubblico rischia di diventare la merce su cui si abbatteranno i “fulmini” del populismo “Brunettiano”…

I cittadini militari sono coloro che hanno giurato sulla Costituzione, quella stessa Costituzione oggetto delle frequenti “battute” del nostro presidente del consiglio il quale sostiene  che “governare tenendo conto della Costituzione è un inferno”. In altre parole,  il rifiuto di regole, di leggi e perfino della Costituzione ed insofferenza ai contrappesi che sono l’essenza di uno stato di diritto e di una democrazia.

I militari, invece, queste regole le rispettano.
Il  rispetto della Costituzione, per loro,  è un dovere ed esercitandola, non chiedono di far “passare”  leggi, per difendere  interessi personali….
Chiedono che i diritti che essa riconosce, si estendano anche al loro lavoro e alla funzione che essi svolgono, nella collettività e per la collettività.
Sono stanchi dei messaggi di solidarietà nelle cerimonie o davanti alle bare dei colleghi deceduti.

L’idea di  cittadinanza,  comprende diritti e doveri di solidarietà, secondo la legge. Essa non prevede che si parli demagogicamente agli italiani ma  democraticamente ai cittadini (italiani).

Quindi Basta demagogia.

Occorre restituire dignità al Lavoro Militare, ricominciando dalla possibilità di ognuno di dire quella parola, futuro, senza che lo sguardo si perda a fissare nel vuoto. ico_commenti Commenta

Antonella Manotti
Dir. Resp. “Nuovo Giornale dei Militari”

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