Difesa: trasferimenti più veloci e con meno garanzie per i militari dal 9 ottobre 2010

militari_cittaCon il Codice dell’Ordinamento Militare, abrogate le Norme di principio del 1978 ed il Regolamento di Disciplina del 1986 .Roma, 14 set – (di Valerio Mattioli) – Il nuovo Codice dell’Ordinamento Militare approvato con Decreto Legislativo 15 marzo 2010, n. 66 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 106 dell’8 maggio 2010 (Supplemento Ordinario n. 84) ha abrogato la legge 382/78 che reca le norme di principio sulla disciplina militare ed il D.P.R. 545/1986 che ne è il regolamento di esecuzione. Le due norme appena citate resteranno in vigore fino all’8 ottobre 2010; il giorno dopo entrerà in vigore il Codice dell’Ordinamento Militare.

Gli effetti giuridici conseguenti a questo cambiamento di portata enorme saranno disvelati poco a poco. Infatti i 2272 articoli di cui è composto l’emanando Codice hanno bisogno di un attento esame che richiederà il suo tempo.

A differenza della 382/78, che nasceva dopo un iter travagliato e con tanti rimaneggiamenti, il nuovo Codice dell’Ordinamento Militare, sebbene fosse un decreto legislativo, ha avuto solo un formale e preventivo parere parlamentare, ma nessuna discussione che ne esaminasse minuziosamente tutti gli aspetti, all’interno dell’Aula. Inoltre il testo è stato reso noto anche ai militari, che non hanno fatto pervenire significative reazioni, essendo stata dominata, la scena, dalla crisi economica.

Uno degli aspetti più importanti e che sarà profondamente innovato, sarà quello dei trasferimenti, già equiparati agli ordini dalla prevalente giurisprudenza amministrativa. Infatti l’art. 4, comma 4 dell’abroganda legge 382/78 prevedeva che «Gli ordini devono, conformemente alle norme in vigore, attenere alla disciplina, riguardare il servizio e non eccedere i compiti di istituto.» Poiché, come già detto, i trasferimenti sono equiparati agli ordini «emerge con chiarezza che ineludibili esigenze di organizzazione, coesione interna e massima operatività delle Forze Armate, impongono di sussumere nella categoria dell’ordine del superiore gerarchico questi provvedimenti che attengono, in buona sostanza, ad una semplice modalità di svolgimento del servizio sul territorio (cfr. Consiglio di Stato, sez. IV, n. 1677/2001, n. 2641/2000, n. 85/1996)». Proprio per questo l’art. 4, comma 4 della legge 382/78 è stato sostituito con l’art. 1349 dell’emanando Codice dell’Ordinamento Militare il quale prevede ora che «Gli ordini devono, conformemente alle norme in vigore, attenere alla disciplina, riguardare le modalita’ di svolgimento del servizio e non eccedere i compiti di istituto.», recependo così le note sentenze del Consiglio di Stato sull’argomento.

L’appartenenza dei trasferimenti al genus degli ordini ha di fatto limitato l’ambito di applicabilità della legge 241/90 sulla trasparenza amministrativa solo in via interpretativa. Con il Codice dell’Ordinamento Militare, ora, non si deve più interpretare nulla giacché il terzo comma del citato art. 1349 prevede che «Agli ordini militari non si applicano i capi I, III e IV della legge 7 agosto 1990, n. 241.». Quindi, nessun obbligo di motivazione, neanche succinta; nessuna comunicazione e partecipazione al procedimento amministrativo dell’interessato, nemmeno per l’invio di propri scritti; nessuno obbligo per l’amministrazione che trasferisce di acquisire intese, concerti, nulla osta o assensi comunque denominati di altre amministrazioni pubbliche.

Resterà comunque salvo il diritto di accesso che, per un procedimento ridotto all’osso, così come enunciato, potrebbe comportare solo il ritiro di qualche foglio di carta.

Da ora, quindi, il trasferimento di militari nelle diverse aree del Paese avverrà più rapidamente ed efficacemente, in assenza di quelle garanzie previste dalle leggi precedenti, con il connesso rischio di creare una tipologia di trasferimenti discriminatori e punitivi che mal sopporterebbero le limitazioni della legge 241/1990, sulla trasparenza amministrativa, che, per anni, è stata il vero spauracchio della carente azione di comando di parte della classe dirigente. ico_commenti Commenta

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