Difesa: oggi l’avvicendamento al vertice. Il nuovo Capo di stato maggiore arriva in un momento delicato

abrate-camporiniRoma, 18 gen – Giunge in un momento di grande esposizione per le Forze Armate l’avvicendamento ai vertici della Difesa, che oggi vedrà il passaggio di consegne tra il generale Vincenzo Camporini e il generale Biagio Abrate, nominato lo scorso 30 novembre nuovo capo di Stato Maggiore. Le missioni internazionali, in primo luogo l’impegno in Afghanistan, ma anche gli impieghi in chiave “civile”, nelle emergenze nazionali, dal terremoto, alla sicurezza nelle città, ai rifiuti in Campania, hanno spesso proiettato le Forze Armate al centro del dibattito pubblico, come mai era avvenuto nella recente storia italiana. Con l’alpino Abrate un generale dell’Esercito ritorna al vertice dello Stato Maggiore della Difesa, guidato negli ultimi tre anni da Vincenzo Camporini, che in precedenza era stato capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, che lascia l’incarico in un momento di grande impegno per le Forze Armate e di bilanci messi sotto pressione dalle difficoltà economiche del Paese.

Ed è indubbiamente l’Esercito la Forza Armata maggiormente impegnata sul fronte afghano, in una missione che si sta rivelando la più lunga e impegnativa dal Dopoguerra. L’orizzonte del 2014, indicato dall’Amministrazione Obama e da molti governi europei per l’inizio del disimpegno in Afghanistan, andrà confrontato con la realtà della situazione sul terreno. “Uno degli scopi principali di questa missione è la creazione di forze afghane adeguate in quantità, qualità e livello, e capaci di farsi carico della sicurezza del Paese”, ha ricordato Camporini in una recente intervista. “In questo – ha aggiunto- stiamo ottenendo notevoli risultati in linea con le aspettative temporali. E’chiaro però che la stabilità dell’Afghanistan dipende da numerosi fattori, di cui le forze di sicurezza ne sono soltanto uno. E’ il quadro politico afghano, che esula dalle nostre competenze, l’elemento chiave per capire se nel 2014 l’Afghanistan sarà governabile o no”. Il Contingente italiano di stanza a Herat è dal 18 ottobre al comando del generale di Brigata Marcello Bellacicco, comandante della Brigata Alpina “Julia”. I circa 4.000 militari italiani del Regional Command West, la zona sotto la responsabilità italiana, sono impegnati in un’area , quella dell’Afghanistan occidentale, grande quanto il Nord Italia. Oltre alla componente principale, costituita dal personale proveniente dalla Brigata Alpina “Julia”, è presente anche un significativo contributo di uomini e mezzi della Marina Militare, dell’Aeronautica, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.

Sono rientrate senza nessuno strascico anche le polemiche tra il ministro della Difesa, Ignazio La Russa e lo stesso Camporini, seguite alla morte del primo caporal maggiore Matteo Miotto, rimasto ucciso in un attacco degli insorti afghani alla Base “Snow”, nel Gulistan, lo scorso 31 dicembre. L’avamposto italiano, anche oggi, fortunatamente senza conseguenze, è stata oggetto di un attacco. La Russa oggi sarà insieme al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e alle più alte cariche istituzionali politiche e militari (non è prevista la presenza del premier Silvio Berlusconi) alla cerimonia di avvicendamento presso il Museo Storico dell’Aeronautica Militare a Vigna di Valle, sul lago di Bracciano. Il generale Abrate assume la carica di capo dello Stato Maggiore della Difesa al culmine di una carriera che lo ha visto, tra i vari incarichi ricoperti, capo del Gabinetto del ministro della Difesa nel periodo febbraio 2006 – febbraio 2010 e segretario generale della Difesa e direttore nazionale degli Armamenti dal febbraio 2010 alla data odierna. La sua nomina è stata salutata da un consenso bipartisan delle forze politiche. (Adnkronos)

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.