Difesa: introdotto il reato di tortura nel nuovo codice per le missioni all’estero

militari4Domani il ddl; violenze come in Somalia punibili con 15anni carcere. Roma, 28 feb – (di Silvia Barocci) Fosse stato in vigore ai tempi della missione in Somalia, i parà della Folgore che durante la missione “Ibis” nel ’97 furono ritratti nelle foto dello scandalo mentre applicavano ai testicoli di un somalo due elettrodi collegati con i fili di un telefono da campo sarebbero stati condannati a pene severissime: fino a 15 anni di carcere per un reato, quello di tortura, che soltanto adesso verrà introdotto in Italia, seppure non nel codice penale ordinario. Al consiglio dei ministri di domani approderà infatti un nuovo codice penale, studiato “ad hoc” per tutti gli italiani, militari e civili, che partecipano alle missioni militari all’estero. Il provvedimento – un disegno di legge delega messo a punto dai dicasteri della Difesa e dalla Giustizia – era stato annunciato la scorsa estate dal ministro Ignazio La Russa, che da tempo lamenta l’inadeguatezza delle norme sino ad oggi in vigore. Per le missioni militari in Iraq e in Afghanistan fino al 2006 è stato fatto valere il codice penale militare di guerra, mentre in questi ultimi quattro anni quello di pace. ”Se ci sono morti e feriti è come se questo avvenisse in una normale esercitazione”, ha denunciato La Russa nell’agosto 2008 di fronte all’escalation di pericolo per i militari impegnati in Afghanista. I tecnici del ministero della Difesa e della Giustizia hanno perciò messo nero su bianco un testo in quattro articoli (undici pagine in tutto) che delega il governo ad adottare, entro dieci mesi, il nuovo codice delle missioni militari all’estero. Il provvedimento si poggia su due cardini: da un lato la non punibilità dei militari che in base alle regole d’ingaggio della missione abbiano fatto uso delle armi o della forza; dall’altro pene severe per gli italiani che compiono atti arbitrari di violenza contro i civili. Tra le novità, appunto, l’introduzione della tortura, reato inesistente nel codice penale ordinario: la pena fissata va da un minimo di quattro a un massimo di 12 anni di carcere (che possono diventare 15 in caso di lesioni gravi), fino all’ergastolo se la tortura o i trattamenti inumani portano alla morte di una o più persone. La lista dei reati è lunga e prevede: il saccheggio, l’incendio e la distruzione di luoghi di culto o di beni in suo alla popolazione civile; lo stupro etnico, la sterilizzazione forzata e la gravidanza forzata; l’uso di ”scudi umani”; la deportazione e altre gravi violazioni del diritto internazionale. Punito con il carcere da 5 a 15 anni chi fa uso di armi contro ambulanze (o contro ospedali, strutture sanitarie etc). Una circostanza analoga si verificò nell’agosto del 2004 a Nassiriya, quando i militari italiani furono posti a difesa dei tre ponti dell’Eufrate: nel corso della battaglia dei ponti due lagunari spararono contro un’ambulanza ma furono assolti dal gip militare di Roma. In base al nuovo codice delle missioni, se l’autore di uno di questi reati sarà un militare, allora procederà l’autorità giudiziaria militare di Roma e non più la procura ordinaria della Capitale. A quest’ultima, tuttavia, spetterà indagare sui civili italiani (compresi quelli a seguito della missione), gli stranieri e i militari stranieri che abbiano agito a danno degli italiani impegnati nelle missioni all’estero. (ANSA)

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