Difesa: gen. Camporini, militari sono “guardiani della pace”

camporini3Roma, 5 nov – La trasformazione, l’evoluzione delle Forze Armate italiane, le missioni e “l’approccio italiano”, sono i temi al centro del libro intervista “Due pacifisti e un generale – Un colloquio con Vincenzo Camporini” presentato oggi a Roma dagli autori, i giornalisti Ritanna Armeni e Emanuele Giordana e dallo stesso generale Vincenzo camporini, capo di Stato Maggiore della Difesa. «Il cambiamento radicale, la trasformazione delle Forze Armate – ha detto Camporini – comincia con la sospensione della leva che ha permesso di coltivare i giovani che entrano nell’esercito con un nuovo approccio e diventano dei professionisti.

Un’evoluzione resasi necessaria per il misurarsi con una realtà storica diversa. Il compito del soldato non è più colui che ha un nemico da sconfiggere per diventare padrone del campo di battaglia. Dalla fine della guerra fredda tutto è cambiato e le Forze armate hanno avuto una presenza attiva nella politica estera che ha richiesto e richiede comportamenti e ruoli culturali diversi dal passato». «La dicitura “soldati di pace” non mi piace – ha precisato ancora Camporini – per i militari oggi utilizzerei un’altra espressione: quella di “guardiani della pace”, perche’ devono custodire la pace, devono costruirla e devono creare le condizioni perchè cresca».

Due-pacifisti_un-generaleIl generale Camporini ha poi evidenziato come, in particolare, nelle missioni all’estero “l’approccio italiano” sia quello più efficace e che porta risultati. «L’obiettivo, per esempio nella missione in Afghanistan, è quello del benessere della popolazione. L’atteggiamento del nostro esercito all’estero è sempre stato improntato al massimo rispetto delle culture locali e questo rispetto è stato ripagato con una fiducia nelle popolazioni nei nostri confronti che non ha riscontro negli altri contigenti. E’ un approccio estremamente positivo che comunque ha le sue difficoltà, la più grande è far convergere attori diversi, organizzazioni o associazioni o altro, nello stesso obiettivo: il difficile è coordinare l’intervento complessivo». Il profondo cambiamento delle Forze Armate è stato sottolineato anche dagli autori del libro. «Una rivoluzione che ha portato profondi cambiamenti, – hanno detto Ritanna Armeni e Emanuele Giordana – i militari oggi hanno un ruolo diverso sono professionisti, colti e preparati. C’è stata una sorta di rinuncia a quello spirito guerriero: non sono più coloro che devono annientare il nemico, hanno e diffondono la cultura della pace e dell’integrazione». (Adnkronos)

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