Difesa, costruzione alloggi. Stanziamento di 5 miliardi? Militari esprimono “forti perplessità”

alloggiRoma, 22 nov – (di Antonello Ciavarelli) Giorno 17 novembre u.s. il Cocer Comparto Difesa è stato ricevuto dal Sottosegretario on. Guido Crosetto e dal Capo di Stato Maggiore della difesa assistito dal suo staff (Capi Reparto e Dirigenti di Geniodife).
Il Sottosegretario con competenza anche tecnica, oltre che politica, ha illustrato i termini nei quali si applicherà il noto e nuovo Regolamento degli alloggi della difesa e il regolamento per l’applicazione dei canoni cosiddetti di “libero mercato” ai sine–titulo. Ha spiegato che la Difesa necessiterebbe di circa 55.000/60.000 alloggi. Attualmente ci sono 18.000 alloggi utilizzati di cui 4.300 occupati da coloro che non sono più in titolo. Ha spiegato che c’è una volontà a reinvestire i beni come ad esempio lo stilare dei protocolli d’intesa con i comuni.

Inoltre si sono individuati circa 3.000 alloggi fra le tre FF.AA. che saranno “venduti”, anche se i criteri di scelta sono stati demandati alle singole FF.AA.. Sempre il Sottosegretario ha spiegato che i canoni maggiorati per i sine–titulo si baseranno, sulla media del mercato dichiarato e che, comunque, verranno tutelate le fasce di reddito. Ha informato che il “Fondo Casa” è pronto per essere attivato e che si sta partendo con lo stanziamento di nove milioni di euro per la ristrutturazione degli appartamenti vuoti che a Roma, sempre da quanto espresso dal Sottosegretario, sono solo 200.
Ci sono stati una serie di interventi, fra i delegati dell’Esercito ed Aeronautica, tutti in coerenza con la lunga serie di delibere, con le quali si esprimevano i dubbi e le contrarietà ai vari decreti e regolamenti degli ultimi due anni che discendono da alcuni commi della legge finanziaria 2008 che prevedevano un programma di riorganizzazione del patrimonio immobiliare.

Personalmente, in qualità di delegato della sezione Marina, ho ringraziato il Sottosegretario e sottolineato l’importanza del confronto, in considerazione che insieme ad altri sono stato promotore di delibere che chiedevano l’incontro. Infatti nonostante la legge prevedesse la partecipazione del Cocer alla formulazione dei decreti e regolamenti discendenti, c’è stato un solo confronto con il reparto interessato oltre due anni fa. Da allora nessun rapporto è intercorso con lo Stato Maggiore a riguardo, se non delle sintetiche risposte alle delibere.

Come anche gli altri colleghi, ho espresso che ci sono forti perplessità sull’eventuale stanziamento di oltre 5 miliardi per la costruzione di alloggi. In seguito alla finanziaria estiva, se non verranno rispettati gli impegni di governo, nel 2011 il personale militare di fatto si vedrà tolto “materialmente i soldi dalla tasca”. In questo contesto, mi sono chiesto se è legittimo che ci siano dubbi sulla riuscita di tali enormi stanziamenti. Il Fondo casa, cioè quel fondo che avrebbe consentito di avere mutui a tasso molto agevolato, che era stato istituito per legge nel 1994, doveva essere alimentato con l’equo canone dei cosiddetti sine–titulo, cioè coloro che non hanno più il titolo concessorio. Queste risorse economiche dovevano servire anche per la ristrutturazione e costruzione degli immobili. Dopo 15 anni né il fondo è stato attivato, né ci sono state ristrutturazioni e costruzioni di immobili. Ho spiegato che a fronte di circa 4.000 appartamenti vuoti in Italia e a nostro avviso 600 solo nella sede di Roma e dopo che per 15 anni il Ministero dell’Economia ha ripreso i fondi degli affitti, qualsiasi manovra è poco credibile agli occhi del personale.

Il 50% dei cosiddetti sine–titulo sono Sottufficiali. Il resto sono Generali o omogeneizzati tali. Alzando di molto gli affitti, i Sottufficiali saranno costretti a lasciare la casa e i Generali riusciranno comunque a rimanere. Si perderebbe circa il 50% di ciò che oggi dovrebbe rientrare al bilancio della Difesa per il fondo casa e per le ristrutturazioni. Come rappresentanti quale garanzia abbiamo che, al posto di quei colleghi che escono, ne entreranno altri con redditi anche più bassi? Che garanzie abbiamo che alle stesse case siano invece cambiate le destinazioni da AST (Assegnazione temporanea) ad ASI (ad incarico) prevalentemente assegnate ai Comandanti per motivi di servizio? L’impressione è che, l’alzare decisamente i canoni, sia una manovra moralistica fine a se stessa per mandar via gli occupanti con i redditi più bassi. Fra le varie mozioni che sono state presentate in Parlamento ho letto quella dell’On. DI BIAGIO e altri. Testualmente ho letto la citazione di una parte del verbale di un gruppo di lavoro effettuato presso lo Stato Maggiore della Difesa, che tra l’altro dice: “il canone elevato che si viene a determinare risulta sicuramente antieconomico/insostenibile rispetto ad altra sistemazione abitativa (anche in zone periferiche) tratta da libero mercato” . Da questa lettura si percepisce che per lo Stato Maggiore Difesa l’aspetto sociale passerebbe in secondo piano. Quindi, quei colleghi desiderosi di alloggi rimarrebbero comunque fuori anche se le case venissero liberate. Infatti ad oggi c’è una legge del 1994 che prevede l’utilizzo degli affitti in equo canone per fare ristrutturazioni, costruzioni e fondo casa, e non è stata di fatto attuata. A queste condizioni, come si potrebbe credere, così cecamente, che per il futuro si avranno alloggi per oltre 5 miliardi di euro con la vendita di soli 3.000 alloggi? In questo contesto i rappresentanti hanno diritto affinchè ci siano delle garanzie contro delle potenziali speculazioni edilizie?

Una proposta rappresentata dal sottoscritto riguardo ai canoni potrebbe essere quella di far pagare agli occupanti affitti sostenibili che non superino il 30% del loro reddito. Così si garantirebbe l’aspetto sociale, ma allo stesso tempo forse aumenterebbero gli introiti (per fondo casa e ristrutturazioni) da quel 50% che gode di redditi medio alti.
Comunque sarà tutto da vedere. Il Co.Ce.R. è stato rinviato per ulteriori valutazioni alla luce dell’incontro avutosi.
Personalmente ritengo che quando si hanno interessi comuni, come quello del benessere e del bene del personale, sia che si rappresenti l’istituzione o i singoli militari e le loro famiglie (che fanno comunque parte della stessa istituzione), non si può che giungere a soluzioni sagge e ponderate, lontano da speculazioni ed interessi di parte. Almeno questo è l’auspicio. ico_commenti Commenta

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