Difesa: conclusa la missione “Quattro stelle per l’Uganda”, domani il rientro

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Centinaia di visite ed interventi effettuati. Nuovi servizi sanitari per la popolazione a St. Joseph di Kitgum grazie alla formazione di personale locale. Roma, 6 dic – Rientreranno domani pomeriggio in Italia con un C-130J dell’Aeronautica Militare i componenti di “Quattro stelle per l’Uganda”, la missione che ha visto operare medici ed infermieri di Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri, al fianco della Fondazione AVSI, ong italiana impegnata con progetti di sviluppo in 38 paesi del mondo. Ad attenderli all’atterraggio a Pratica di Mare ci saranno il Direttore Generale della Sanità militare, Generale Ispettore Capo Ottavio Sarlo, ed il Segretario Generale dell’AVSI, Dott. Alberto Piatti. Il team italiano – 20 militari, tra medici, infermieri ed addetti alla logisitica, e 2 medici civili – ha operato per due settimane presso l’ospedale St Joseph di Kitgum, cittadina del nord Uganda vicina al confine con il Sudan. Tra i partner dell’iniziativa anche la Cooperazione Italiana per lo Sviluppo del Ministero Affari Esteri, che ha fornito supporto logistico per gli spostamenti via terra, e numerose aziende pubbliche e private che hanno reso disponibile un ingente quantitativo di medicinali e materiale sanitario, in parte utilizzato durante la missione, in parte donato alle strutture sanitarie locali. Oltre cento interventi chirurgici, 230 endoscopie digestive, centinaia di visite ginecologiche ed ostetriche, ecografie, colposcopie e visite ortopediche. Più di 500 analisi microscopiche e test di laboratorio. Questo il bilancio finale dell’attività ospedaliera, condotta sulla base di un programma di lavoro concordato prima della partenza con AVSI e la Direzione dell’ospedale.

Circa sessanta operatori dell’ospedale St Joseph, soprattutto le figure professionali di supporto ai pochi medici presenti nella struttura, hanno potuto lavorare a stretto contatto con il personale italiano, acquisendo la capacità di fornire autonomamente dei servizi di assistenza sanitaria alla popolazione non disponibili prima dell’arrivo della missione. In particolare, anche grazie ad una serie di apparecchiature donate all’ospedale – un elettro-bisturi per la chirurgia, un apparecchio completo per endoscopia, una bilancia elettronica per la pesatura del plasma e grandi quantitativi di medicinali e materiale sanitario per pronto soccorso e sala operatoria – l’ospedale sarà ora in grado di fornire il servizio per la diagnosi endoscopica di base, un’accresciuta esperienza in campo ecografico e nuove tecniche in campo chirurgico e clinico-diagnostico. E’ stata inoltre condotta un’attività didattica nei settori della prevenzione e diagnosi del cancro della mammella e nel primo soccorso cardio-polmonare di base. Su richiesta delle autorità governative locali, alcuni componenti del team italiano, tra cui un medico specializzato in malattie infettive e tropicali, hanno preso parte insieme ad esperti del WHO (World Health Organization) e delle ong operanti nel territorio ad un gruppo di lavoro di emergenza, contribuendo a definire il quadro clinico della malattia, a creare un sistema di condivisione delle informazioni tra gli ospedali ed i presidi sanitari dei distretti coinvolti e tracciare le linee guida per la gestione, l’isolamento e la cura di alcuni casi sospetti ammessi all’ospedale St. Joseph. (Adnkronos)

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