Difesa, Camporini: la comunicazione è strategica per le Forze armate

casdRoma, 25 nov – Il rapporto fra il marketing (per l’assegnazione delle risorse) e la comunicazione (che “deve essere credibile per essere efficace”): e’ stato questo il tema del discorso del generale Vincenzo Camporini, capo di stato maggiore della Difesa, che ha aperto l’anno accademico 2009-2010 al Centro Alti studi della Difesa (Casd). Con Camporini, c’erano il presidente del Consiglio di Stato Paolo Salvatore (che ha tenuto una ” lectio magistralis”) e il presidente del Casd, l’ammiraglio Marcantonio Trevisani. Secondo il capo di stato maggiore della Difesa – che e’ stato presidente del Casd dal 2004 al 2006 -, la comunicazione ha un “valore strategico” per le forze armate, ma “deve essere credibile per essere efficace”. “Un buon risultato non comunicato – ha osservato – potrebbe essere un risultato conseguito ma non efficace”. Infatti, “la nostra – ha sottolineato – e’ una societa’ molto competitiva e anche le diverse articolazioni dello Stato si trovano a dover fare marketing” per “farsi assegnare le risorse necessarie”. Di conseguenza la “missione” e’ “far conoscere nel modo piu’ adeguato, trasparente e convincente che le forze armate non costituiscono un comparto fine a se stesso ma una realta’ che concorre al piu’ ampio progetto di rinnovare e rendere migliore il nostro paese”.

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Capo di Stato Maggiore della Difesa Generale Vincenzo Camporini

Senza questo sforzo, le Forze armate rischiano di vedere vanificati gli sforzi di miglioramento con la riduzione dei fondi: “Nell’attuale situazione socio-economica – ha detto il generale Camporini -, ci troviamo in una posizione di paradossale debolezza: mentre altri settori dell’amministrazione dello Stato, e non li cito per carita’ di Patria, ottengono attenzione, e risorse, evidenziando le loro inefficienze, la Difesa deve sempre dimostrare di saper spendere bene quanto le viene assegnato. E questo rende meno pressanti per il mondo politico le nostre esigenze e un’insufficienza sul terreno sarebbe motivo non di un rilancio, ma di ridimensionamento nel livello di ambizione. E’ pertanto decisivo anche per le forze armate mantenere i riflettori accesi sui propri progetti e sulla propria organizzazione”. In questo senso, la comunicazione ha “l’obiettivo di promuovere e mantenere un’immagine coerente con l’anima dell’organizzazione, garantendo visibilita’ giusta e positiva, informazione e trasparenza all’esterno e all’interno”. C’e’ poi un’altra funzione della comunicazione da parte delle forze armate e riguarda le operazioni di pace “in regioni dove la legalita’ e’ scomparsa e regna la violenza”. In queste aree, i militari si rapportano con popolazioni “sfiduciate e diffidenti, a volte istintivamente ostili”.

In questo caso, ha detto il generale Camporini, “il rapporto comunicativo che si riesce a stabilire” puo’ diventare “l’elemento chiave del successo stesso dell’operazione”. In pratica il concetto del “conquistare le menti e i cuori”, ha argomentato il capo di stato maggiore della Difesa, “si traduce operativamente nel guadagnare il consenso e il sostegno dell’ambiente operativo, sociale e culturale nel quale siamo impegnati”. Sul contesto internazionale nel quale operano i militari italiani si e’ soffermato anche il presidente del Casd. Secondo l’ammiraglio Trevisani, “si devono integrare a vicenda” due fattori decisivi, gia’ teorizzati dallo stratega cinese Sun-Tzu. Da un lato “il metodo e l’accurata preparazione delle operazioni”, dall’altro lato “la creativita’ e l’innovazione nell’elaborazione delle strategie”. Ma questi due fattori non potrebbero esistere per definizione senza un’accurata formazione “che deve garantire – ha concluso il presidente del Casd – standard qualitativi e metodologici sempre piu’ alti”.

Il Casd, va ricordato, e’ il massimo organismo interforze nel campo della formazione avanzata, degli studi e ricerche riguardanti la difesa e la sicurezza nazionale ed internazionale. E’ diviso in tre branche: Issmi (Istituto superiore di stato maggiore interforze) e Iasd (Istituto alti studi della difesa) che si occupano di formazione (a frequentare i corsi non solo gli ufficiali delle Forze armate, ma anche dirigenti civili della Pubblica amministrazione) e il Cemiss (Centro militare di studi strategici) che si occupa di ricerca interforze nei settori delle relazioni internazionali, della sociologia militare e dell’alta tecnologia, in collaborazione con Centri omologhi di ricerca italiani ed esteri. Nell’anno accademico in corso, i frequentatori dello Iasd e dell’Issmi sono in totale 245 tra i quali 27 civili e 39 stranieri provenienti da 24 diversi paesi amici e alleati.

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