Decreto legge trattamento economico comparto Sicurezza e Difesa: la maggioranza fa marcia indietro

Camera-dei-Deputati2Roma, 3 mag – No a trattamenti economici fissi ma assegni “una tantum”. Questa la ”condizione” posta dalla commissione Bilancio della Camera nel parere al decreto sulla corresponsione di riconoscimenti al personale delle forze armate, delle forze di Polizia e dei Vigili del Fuoco. Il testo licenziato dalle Commissioni difesa e affari costituzionali, invece, aveva sostituito gli assegni una tantum, previsti nel decreto approvato dal governo, con ”assegni perequativi individuali” ossia trattamenti fissi e continuativi. Ora la Commissione bilancio, che è tenuta ad esprimere un parere all’Aula sulla copertura economica, ha posto la condizione che si torni alla formula “una tantum”, altrimenti sarebbe a rischio il rispetto dell’articolo 81 della Costituzione. La discussione in Commissione bilancio è stata contrastata, tanto che nella seduta di stamattina la votazione aveva portato ad un risultato di parità, che significa “parere non espresso”. Nel pomeriggio, poi, il via libera ma Marcello De Angelis (Pdl), si è dimesso da relatore al provvedimento.

Lo Presti (FLI), il governo prende in giro gli operatori del comparto

“La maggioranza di governo, oltre a coinvolgere le Forze armate italiane nelle sue intollerabili sceneggiate sui temi della politica internazionale, ha pensato bene, nello stesso giorno, di raggirarle anche sul piano economico”. E’ quanto denuncia l’esponente di Fli, Nino Lo Presti commentando il parere della commissione Bilancio sul decreto sui trattamenti per il personale delle forze di polizia, dei vigili del fuoco e delle Forze armate. Sottolinea il parlamentare di Futuro e libertà: “Si smentisce l’impegno del governo. La mancia della “una tantum”, anzichè il ripristino del trattamento ordinario, oltre a ribaltare la decisione assunta nelle commissioni di merito, suona offensivo per i poliziotti e i militari, che sono stati così, per l’ennesima volta, presi al giro dall’esecutivo”, conclude Lo Presti.

Cocer, mortificante il parere della Commissione Bilancio

 
”Il parere approvato oggi in Commissione Bilancio su un provvedimento di specifico interesse per il trattamento economico del personale militare mortifica gli interessi del comparto, annulla il valore della specificità e appare inaccettabile e contradditorio rispetto alle proposte a suo tempo approvate dalla Commissione Difesa”. Lo afferma il presidente del Cocer Interforze, generale Domenico Rossi, commentando il parere sul decreto di adeguamento economico per le forze armate e di polizia all’esame oggi dell’Aula. ”Il Cocer interforze – prosegue Rossi – aspetta che l’Assemblea renda giustizia e riconosca in modo inequivocabile il giusto valore a quanto il personale delle Forze armate e delle Forze dell’ordine fa con un impegno quotidiano, spinto più volte fino al sacrificio della vita”.

Sindacati: “non ci sono parole adatte per manifestare lo sdegno”

«L’emendamento approvato nelle Commissioni Affari Costituzionali e Difesa – si legge in una nota stampa diffusa da SIAP, ANFP, SILP e COISP – , che ha sostituito l’una tantum con un trattamento fisso e continuativo ha visto una vergognosa marcia indietro da parte della maggioranza in seno alla Commissione Bilancio. I nostri “governanti” hanno cercato di imporre un parere che annullava l’emendamento approvato senza riuscire a spuntarla: il risultato della votazione è stato un pareggio che significa “parere non espresso”.
La Commissione Bilancio è stata quindi riconvocata nel pomeriggio e qui gli onorevoli di maggioranza si sono presentati di corsa per dare man forte a quel parere contrario, negando ancora una volta ai Poliziotti la loro specificità ed il loro diritto a vedersi corrisposti tutti gli emolumenti e le indennità dovute per il servizio prestato e per le funzioni svolte».
«Ebbene, non ci sono parole adatte per manifestare lo sdegno nei confronti di questi “signori”.
La protesta di queste OO.SS. SIAP, SILP per la CGIL, COISP e ANFP sarà durissima e non si placherà neppure davanti alle prossime tornate elettorali e si manifesterà in ogni luogo e momento in cui ci sarà l’opportunità di far comprendere con forza agli appartenenti a questo Governo che essere nemico dei poliziotti non è conveniente».

Di “fatto veramente gravissimo” parlano le restanti organizzazioni sindacali (SIULP, SAP, UGL Polizia, CONSAP, SAPPE, SAPAF, FNS CISL e CONAPO) “che annulla la specificità correlata ai rischi e ai disagi del lavoro in polizia, delle Forze armate e dei Vigili del Fuoco, proprio in un momento in cui la sicurezza interna ed esterna del Paese è sotto tiro per i pericoli che provengono dalla criminalità e dal terrorismo, interno ed internazionale, e che vanifica la volontà dell’Assemblea che, riconoscendo la delicatezza della funzione del Comparto, aveva apportato i correttivi al decreto legge per dare effettività alla specificità così come il Governo si era impegnato a fare.
Il tutto, quasi fosse una beffa premeditata, proprio dopo l’ennesimo duro colpo che i poliziotti hanno inferto alla camorra e alla criminalità organizzata, con l’arresto del numero due del clan dei casalesi, e mentre le nostre Forze armate si stanno distinguendo nelle operazioni belliche legate al caso Libia ed i Vigili del fuoco hanno soccorso migliaia di migranti provenienti dal Nord Africa”.  

“Per questo, incalzano i sindacalisti, delle due l’una: o il Governo non ha la maggioranza, e quindi viene sconfessato in Commissione rispetto agli impegni assunti, oppure ci troviamo di fronte all’ennesima situazione in cui, ai proclami, alle roboanti promesse e agli impegni assunti non corrispondono fatti concreti.
Per questo motivo, concludono i Sindacati, se l’Assemblea non ripristinerà gli emendamenti già approvati, a questi uomini e donne in divisa non resterà altra scelta che mettere in atto una protesta eclatante contro un Governo che mentre da un lato chiede continui sacrifici ai propri servitori in divisa, in nome della sicurezza e della democrazia del Paese, superiore a quello che viene chiesto a qualsiasi altro dipendente dello Stato, dall’altro li tratta alla stessa stregua di qualsiasi altro lavoratore pubblico al quale, però non sono richiesti gli stessi sacrifici”.

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