Crisi libica: domani il piano italo-tedesco

frattini-merkelRoma, 28 mar – L’Italia sta mettendo a punto con la Germania un piano per il dopo Gheddafi. Lo ha annunciato ieri il ministro degli Esteri Franco Frattini in una intervista a ”Repubblica”: ”Abbiamo un piano e vedremo se si potrà tradurre in una proposta italo-tedesca. Magari da elaborare in un documento congiunto da presentare martedì al vertice della coalizione che si terrà a Londra”.
Il piano prevedrebbe il cessate il fuoco che dovrà essere monitorato dalle Nazioni Unite, l’istituzione di un corridoio umanitario permanente, l’impegno dell’Unione africana e della Lega araba, oltre al coinvolgimento dei gruppi tribali libici che, secondo Frattini, dovranno lavorare a una nuova Costituzione. Quanto alla sorte di Gheddafi, il piano non prevede la sua permanenza al governo di Tripoli. Chiarisce il ministro Frattini: ”Altra cosa è pensare a un esilio, l’Unione africana si è già fatta carico di trovare una soluzione e anche nel regime libico c’è chi sta lavorando per favorire dall’interno questa via d’uscita”.

Il governo italiano si allontana perciò dalle posizioni più oltranziste della Francia, che è stato il primo paese a intervenire militarmente in Libia dopo l’approvazione della risoluzione dell’Onu che lo permetteva, e si avvicina a quelle della Germania astenutasi nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La posizione di Berlino era stata subito sottolineata positivamente dalla Lega. L’ipotesi di un protagonismo internazionale nella crisi libica potrebbe ridare smalto al cancelliere Angela Merkel reduce da una serie di sconfitte elettorali in alcune elezioni amministrative (ieri nel Baden-Wuerttemberg, tradizionale roccaforte dei Cristiano-democratici, la prova elettorale è stata vinta da Verdi e socialdemocratici della Spd).

In attesa di conoscere i dettagli del piano italo-tedesco nel vertice di Londra di domani, il presidente francese Nicolas Sarkozy ha annunciato che potrebbe esserci anche un piano franco-britannico a cui sta lavorando insieme al premier di Londra David Cameron. Prevedrebbe anch’esso una soluzione diplomatica e potrebbe essere anticipato nelle linee essenziali già oggi. La Francia non rinuncia a restare in prima fila e punta a non lasciare ai governi di Roma e Berlino un ruolo eccessivo nella soluzione della crisi libica.

Un accorato appello agli organismi internazionali e a quanti hanno responsabilità politiche e militari ”per l’immediato avvio di un dialogo che sospenda l’uso delle armi” è stato lanciato da Benedetto XVI dopo la preghiera domenicale dell’Angelus. ”Di fronte alle notizie, sempre più drammatiche, che provengono dalla Libia – ha detto il Papa – cresce la mia trepidazione per l’incolumità e la sicurezza della popolazione civile e la mia apprensione per gli sviluppi della situazione, attualmente segnata dall’uso delle armi”.

Il comando delle operazioni militari è intanto già passato nelle mani della Nato. Si conferma che non ci sarà ”l’occupazione sotto qualsiasi forma” di qualsiasi parte del territorio libico. Oltre all’embargo delle armi e al comando per l’interdizione dei voli, la Nato agirà per proteggere i civili e le aree abitate dalla minaccia di attacchi delle truppe del colonnello Gheddafi, utilizzando raid aerei e bombardamenti su bersagli di terra. Grazie ai bombardamenti della Nato, le forze fedeli a Gheddafi hanno abbandonato Sirte, città natale del colonnello, mentre i rivoltosi sono riusciti a riconquistare l’importante terminal petrolifero di Ras Lanuf. Il governo di Tripoli continua a chiedere il cessate il fuoco e una riunione in tempi brevi del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Si fa nel frattempo sempre più grave la situazione a Lampedusa. Sono circa 1.800 i migranti sbarcati nelle ultime ore sull’isola, dove si trovano oltre 5 mila immigrati, un numero superiore ai residenti abituali. Ieri sono state trasferite nei centri di accoglienza della Puglia 1.400 persone. Sull’isola si è recato Raffaele Lombardo, governatore della Sicilia: ”Lancio un forte appello al presidente della Repubblica, al governo e a chiunque abbia responsabilità di intervento perchè si faccia in modo che Lampedusa torni a essere territorio italiano. Questa gente va assistita, certamente non può essere respinta nè maltrattata, ma l’isola di Lampedusa non può assolvere al compito di assistenza che spetta a tutto il paese”. Il premier Silvio Berlusconi, che ha telefonato a Lombardo per rassicurarlo sulle iniziative del governo, ha annunciato un Consiglio dei ministri straordinario dedicato alla situazione che si è venuta a creare a Lampedusa. Potrebbe tenersi mercoledì.(Asca)

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