Corte dei Conti: revoca di trattamento pensione privilegiata ordinaria a seguito di verifica

corte_dei_conti“Chi troppo vuole nulla stringe”. Un luogo comune sempre attuale. Roma, 15 nov – (di Vincenzo Ruggieri) Ad un sottufficiale della Marina Militare nel 1985, furono riconosciute  contratte in servizio e per cause di servizio alcune infermità  tra le quali, nonostante l’acquisito parere negativo del Comitato per le pensioni privilegiate, anche una infermità di natura endogena. Vale a dire di carattere generazionale o ereditario che dir si voglia.

A tale riconoscimento, tuttavia, faceva seguito il pagamento dell’equo indennizzo.

Collocato in ausiliaria al sottufficiale, che aveva inoltrato regolare istanza, veniva autorizzato dal Ministero della Difesa il pagamento della pensione privilegiata ordinaria consistente nell’aumento del decimo della pensione ordinaria.
In sede di riesame della pratica, a seguito di istanza di aggravamento per la citata infermità di natura endogena, attribuibile all’ereditarietà più che al servizio svolto, oltre ad emergere il parere negativo emesso nel 1985 dal Comitato, è stato rilevato che anche le altre infermità non potevano essere correlate all’attività del servizio svolto, in quanto privo del tutto di particolari fattori di rischio, né a compiti particolari che avrebbero comportato l’esposizione a pericoli o di servizio prestato in ambienti disagevoli che richiedevano particolari sforzi fisici. In altri termini è stato accertato che il servizio non ebbe a costituire causa  o concausa preponderante nell’insorgenza delle infermità.

Sulla base di tale assunto il Ministero della Difesa emanava il decreto di revoca del trattamento di privilegio. Decreto impugnato dall’interessato significando inoltre che da circa un decennio (!) il trattamento economico concesso era considerarsi ormai consolidato. Ricorso respinto da parte della Corte dei Conti che con sentenza 222/2010 ha ritenuto legittimo il provvedimento di revoca.

Tuttavia, c’è da registrare e sottolineare il comportamento positivo del Ministero della Difesa che, nel decretare la revoca, ha riconosciuto la buona fede del ricorrente ed il legittimo affidamento. “Circostanze che impediscono alla Pubblica Amministrazione la ripetizione di somme (recupero dell’indebito, ndr) ancorché indebitamente corrisposte, non essendo imputabile al pensionato alcun comportamento doloso che legittimerebbe la ripetizione dell’indebito.”

Comportamento che lascia ritenere definitivamente acquisito il principio racchiuso nella sentenza n.. 7/2007/QM in data 11 luglio 2007, depositata in data 7 agosto dello stesso anno con la quale la Corte dei Conti a Sezioni Riunite  ha disposto che non si fa luogo al recupero dell’indebito formatosi sul trattamento provvisorio quando, sia decorso il termine posto per l’emanazione del provvedimento definitivo di pensione di cui alla legge 241/90. E quando non vi sia dolo da parte del percettore.
Va da sé che un siffatto comportamento della Pubblica Amministrazione e per essa il Ministero della Difesa, risulterebbe provvidenziale non solo per il destinatario del trattamento pensionistico, ma anche ed in particolar modo per la Magistratura contabile con la quale verrebbero a ridursi se non addirittura azzerarsi i ricorsi con notevoli risparmi di risorse ed infine, ma non per ultimo, per l’immagine della stessa Pubblica Amministrazione che in sede di giudizio non potrebbe non essere  che la parte soccombente.

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