Cluster Bombs: la convenzione che le vieta entrerà in vigore il primo agosto

cluster-bombsLo ha annunciato il Segretario generale dell’Onu Ban Ki-mmon. New York, 17 feb. – La Convenzione internazionale che vieta l’uso delle bombe a grappolo (“cluster bombs”) entrerà ufficialmente in vigore il prossimo primo agosto, dopo aver ricevuto le trenta ratifiche richieste: lo ha annnuciato il Segretario Generale dell’Onu, Ban Ki-moon. La Convenzione era stata adottata il 30 maggio del 2008 a Dublino: si tratta del più importante trattato sul disarmo dai tempi dell’accordo di Ottawa che dieci anni fa mise al bando le mine terrestri. Dal divieto rimangono escluse le cluster bomb “intelligenti”, che contengano meno di 10 sotto-munizioni e che si disattivino automaticamente in caso di mancata esplosione dopo l’impatto al suolo; inoltre, viene permessa la cooperazione militare anche con i Paesi non firmatari (fra i quali rimangono alcuni dei maggiori produttori, come Stati Uniti, Russia e Cina). Le bombe a grappolo non erano esplicitamente proibite dalle leggi di guerra, sebbene la Convenzione di Ginevra ne sottolinei i rischi per la popolazione civile: impiegabili sia dall’artiglieria che dall’aviazione, sono progettate per dividersi in volo ed esplodere all’impatto al suolo. Un Trattato internazionale sulle bombe a grappolo, entrato in vigore nel novembre del 2006, obbliga però tutti i Paesi che ne hanno fatto uso a fornire dettagliati chiarimenti su numero e luogo degli ordigni rimasti inesplosi, che continuano a provocare migliaia di vittime ogni anno. Il trattato, che porta il titolo di “Protocollo sui residui esplosivi della guerra”, rappresenta il primo tentativo ‘ufficiale’ di richiedere ai singoli Stati la mappa dettagliata delle aree colpite, per la rimozione delle bombe inesplose che minacciano “civili, peacekeeper e operatori umanitari”. Secondo un rapporto diffuso dall’associazione Handicap International sarebbero circa cento milioni le bombe a grappolo rimaste inesplose nel mondo: oltre 440 milioni di esemplari di questo genere di munizionamento sarebbero state sparate dal 1965 ad oggi. Tenendo conto di un “tasso di fallimento” compreso tra il 5% e il 30%, il numero di bombe inesplose sarebbe compreso tra i 22 milioni e i 132 milioni: inoltre, l’ong sottolinea che dato il comportamento delle bombe statunitensi utilizzate nel 2007 da Israele nel Libano meridionale (le Blu-26, di fabbricazione non recente) tale stima deve essere considerata”prudente”. In Libano si è infatti registrato un dato superiore al 30%, il che rende la situazione peggiore di quanto già avvenuto in altri teatri quali il Kosovo e l’Iraq. Le bombe inesplose si trovano soprattutto in Paesi quali l’Afghanistan, la Cambogia, il Laos e il Vietnam, fra i più poveri e con una popolazione globale di oltre 400 milioni di persone: dal 1965 ad oggi le morti accertate sono almeno 5.475, e il 98% delle vittime appartiene alla popolazione civile. (Ap-Apcom)

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