Cinque milioni di italiani hanno il doppio lavoro

lavoratori-irregolariBar, alberghi e servizi domestici i settori con occupati non regolari. Roma, 26 ott -(di Walter Passerini) – Previsto dalla legge ma anche dalle difficoltà del mondo del lavoro, reclamato da molti ma bloccato da mille traversie, ha fatto finalmente la sua comparsa il nuovo sito del ministero del Lavoro, dedicato ai servizi e all’incontro tra domanda e offerta di profili professionali e di opportunità (www.cliclavoro.gov.it). Come avviene da tempo all’estero, persone, imprese ed istituzioni potranno avere a disposizione una sede virtuale, in cui fare confluire fabbisogni, adempimenti, documenti e candidature per le cosiddette vacancies, i posti di lavoro disponibili ma vacanti.
Non siamo mai stati teneri con i clamorosi ritardi che hanno frenato questo essenziale strumento nel corso di questi anni, giunto oggi all’ennesima sua stagione. Speriamo che sia la volta buona, anche perché il mercato del lavoro è una infrastruttura fondamentale e un sensore dell’economia, ma anche dell’identità e delle ragioni di vita delle persone.
Terremo sotto monitoraggio lo strumento, che forse per pudore non viene chiamato più Borsa nazionale del lavoro, bensì Portale pubblico per il lavoro. Seguiremo le offerte
e le informazioni presenti. E ce ne rallegriamo. Meglio tardi che mai.

Sono quasi 5 milioni, hanno un lavoro principale a cui aggiungono un’altra attività. Un lavoratore su cinque in Italia ha un doppio lavoro e se il primo è regolare il secondo spesso non lo è affatto, ma è al nero. Lo rivelano l’analisi dei dati Istat, mettendo a confronto il numero degli occupati ufficiali nei diversi settori con le posizioni lavorative registrate, regolari e non.

Quanti sono

Il confronto è tra i 24.838.000 occupati ufficiali in media d’anno del 2009 e 29.617.000 posizioni lavorative registrate, che rivelano 4.779.000 eccedenze, che equivalgono appunto
ai quasi 5 milioni di italiani che hanno un doppio lavoro. C’è l’impiegato statale che fa il panettiere, come ha scoperto qualche tempo fa la guardia di Finanza, e c’è il turnista del mattino, che il pomeriggio fa un altro lavoro. Ma non si tratta solo di fannulloni, anzi. Il secondo lavoro, in tempi di crisi, per molti è diventato una necessità, per il bisogno di integrare un reddito che è sempre più scarso. Nell’esercito dei doppiolavoristi, poi, vi sono anche dei cassintegrati o persone in mobilità, il cui assegno mensile è a sua volta decurtato. E chi ha famiglia sa quanto è difficile arrivare alla fine del mese.

Dove lavorano

La maggior parte dei lavoratori con doppio lavoro sta nei servizi, con oltre 3,5 milioni di indaffarati con attività plurime, un valore dieci volte superiore a quello dell’industria, che registra 340 mila doppiolavoristi ufficiali. Sono invece quasi 900 mila nell’agricoltura, in cui prevalgono anche gli autoproduttori, cioè coloro che lavorano la terra per gli altri e in più hanno anche un loro orto da accudire. Ma quelli del secondo lavoro e del sommerso si trovano nel commercio, negli alberghi, nei pubblici esercizi e nei trasporti, che insieme
fanno salire la percentuale a quasi il 80%. Sono s0prattutto trasporti e comunicazioni (quasi un lavoratore su due) e alberghi e pubblici esercizi (con il 42% di doppio lavoro) le praterie degli indaffarati. Come si può vedere, si tratta di settori in cui lavoro doppio e nero coincidono più facilmente. Negli alberghi, nei ristoranti e nei bar i dopplolavoristi sono 900 mila (2,1 milioni di posizioni lavorative contro 1,2 milioni di occupati). Nel lavoro domestico in famiglia quasi due terzi degli occupati ha un secondo lavoro e la stessa percentuale del 65% riguarda il lavoro irregolare. Ma se colf e badanti sono protagoniste per necessità, dovendo arrotondare con più datori di lavoro, anche il pubblico impiego
non scherza. Nelle costruzioni la percentuale di doppiolavoristi ufficiali è solo del 13%.

Faticose evasioni

Il doppio o terzo lavoro degli stakanovisti per scelta o per forza coincide in molti settori col lavoro irregolare, anche perché il fisco tosa il cumulo dei redditi. Anche i pensionati
sfuggono al fisco, per evitare la decurtazione dell’assegno, nascondendo attività aggiuntive. Per non parlare degli statali, alcuni dei quali sono campioni d’assenteismo sul proprio
posto e infaticabili lavoratori per conto proprio. Dal punto di vista fiscale le due strade regolari sarebbero ritenuta d’acconto o voucher per attività saltuarie, la partita Iva per attività più consistenti. (La Stampa)

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.