Cinema: nuovo cortometraggio di Paolo Radi sulla Polizia di Stato. L’intervista di GrNet.it

corto-RadiRoma, 23 gen – Paolo Radi è un docente di Lettere presso l’I.T.C. “Donato Bramante di Pesaro con la passione per il cinema e per le Forze armate e di polizia. Ha realizzato assieme ai suoi alunni due corti: The Temple, un horror ambientato all’interno dell’Istituto dove lavora, e un giallo dal titolo The Five Dragons sul tema della strategia della tensione. Ora ci presenta in anteprima il suo nuovo lavoro,  The Stoftware, un giallo onirico ambientato nel mondo della polizia e dei servizi segreti.

L’anno scorso abbiamo inziato la nostra intervista partendo dal tuo percorso di formazione,  la prima domanda che ti vogliamo fare riguarda il percorso che ha avuto The Five Dragons.

E’ stato un percorso non facile, tutto in salita, il tema era scottante, voi siete stati i primi a credere nel lavoro e non posso che ringraziarvi, poi sono usciti diversi articoli, uno molto  interessante di Giuseppe Ferone dal titolo Il coraggio della verità, poi come sapete ho ricevuto una lettera di ringraziamento da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale a nome del suo consigliere personale mi ha ringraziato per l’attività svolta. L’hanno visto diverse personalità del mondo culturale e politico, il 10 maggio grazie all’Associazione Parlamento della Legalità lo presenteremo  in un liceo scientifico di Roma, e forse al Campidoglio, ma se ne riparlerà a settembre.

Delusioni?

Diverse, ho contattato l’Unità, mi hanno detto che mi avrebbero fatto sapere, niente, ho provato con il Comune di Reggio Emilia, tramite un amico, niente, ho conosciuto un assessore alla cultura di Livorno, nulla da fare, il tema dell’eversione è ancora un tabù, per una parte politica. Tra l’altro non l’hanno neanche visto, ma la sola parola Brigate Rosse, evidentemente, non devi essergli molto gradita, se poi tieni presente che è stato girato con il Completo Appoggio del Comando Generale dell’Arma, vi potete
immaginare, ma siamo in Italia.

Com’è nata l’idea del tuo nuovo corto?

Mi sono detto, ho lavorato con l’Arma dei Carabinieri, perché non rivolgere la mia attenzione alla Polizia di Stato. Così mentre ero al montaggio dei dragoni, ho iniziato  a scrivere una breve sceneggiatura riguardante la Polizia di Stato e i Servizi segreti, ho sottoposto la sceneggiatura al Dirigente Scolastico – Dottor. Paolo Barchiesi – sono andato alla Questura di Pesaro, e ho sottoposto il progetto al Questore di Pesaro, Dottor, Italo D’Angelo, il quale tramite l’ufficio competente ha provveduto ad inviare il tutto al Ministero dell’Interno.

Quanto tempo è passato per l’approvazione del progetto e le richieste che avevi fatto?

A settembre ho presentato la richiesta al Questore, a Dicembre mi è arrivata la risposta, il Ministero aveva approvato il progetto senza alcuna restrizione  così ho potuto girare all’Interno della Questura, utilizzando come comparse alcuni poliziotti.

In breve, il film di cosa tratta?

Si tratta di un thriller onirico, molto complesso, un giovane ispettore tornato da corso di specializzazione in informatica si trova coinvolto da due agenti dei servizi segreti in un gioco estremante complesso, i due agenti gli dicono che il giovane ispettore deve provare se il software G71, funzioni. Il software introdotto in qualsiasi dispositivo hardware dovrebbe neutralizzare comportamenti devianti. Naturalmente ogni scena è a incastro, il tema dominante sono i vari sogni del protagonista, ma si tratta solo di un sogno. La trama, lo ribadisco è estremamente complessa, all’inizio, ero anche io confuso, perché non mi rendevo più conto, quale fosse la realtà del protagonista e quali i sogni, ed anche gli attori non avevano ben capito la trama.

Ci sono delle Locations importanti, particolari?

Per prima cosa i locali della Questura.  Quando abbiamo iniziato a girare il  Questore prima dell’inizio delle riprese, si è  soffermato a spiegare con alcuni attori il ruolo della Polizia oggi verso alcuni aspetti legati alla criminalità, è stato molto disponibile con la troupe nel consigliare i locali più idonei  per questo corto all’interno della Questura. Un particolare ringraziamento va a tutto il personale della Polizia di Pesaro (una scena vede addirittura coinvolte due auto nel bloccare un tentativo di rapina nei locali delle Poste di Pesaro), e al Conte  Alessandro Marcucci Pinoli, per aver concesso al regista di girare alcune scene molto importanti all’interno del Hotel Alexander Museum Palace e al Comune di Pesaro.

Tipo di attrezzatura utilizzata per le riprese, tempo impiegato per stesura sceneggiatura riprese e post produzione, numero di persone che hanno preso parte al progetto?

Ho utilizzato una nuova Videocamera Sony Hd, Dolby Sistem, due mesi per la sceneggiatura, un  mese circa per le riprese mentre quattro mesi per la post produzione, le persone che hanno preso parte al progetto sono tante: oltre agli attori il personale che presta servizio nelle scene girate.

Qual è il messaggio del film?

Tenendo conto che si fa riferimento anche ai servizi segreti, il vero  messaggio riguarda il concetto di realtà. Ad esempio abbiamo molti libri sui servizi segreti, ma nessuno  che chiarisca i ruoli che possono svolgere, e allora spesso si sente dire, la colpa è dei servizi segreti deviati, se sono segreti, per forza maggiore sono deviati, nel senso che operano fuori dal contesto normale e delle pene prevista dal codice penale. Nel corto i due agenti sono misteriosi sfuggenti, alla fine non sappiamo se…qui mi devo fermare. Allora quello che noi vediamo nel corto è reale oppure una proiezione del subconscio del giovane ispettore? Perché il suo interesse si concentra sull’oggetto che gli hanno consegnato i due personaggi?

Quali sono i  film di riferimento?

Inception, Bella Giorno, Quel oscuro oggetto del desiderio, L’uccello dalle piume di cristallo e Lost.

Quali difficoltà avete affrontato nella lavorazione? Quali sono state le scene più difficili da girare e perché?

Direi la scena della rapina all’Ufficio delle Poste Centrali, abbiamo girato nel primo pomeriggio, bisogna coordinare gli attori e le volanti della Polizia. Ma nel complesso è andato tutto bene.

A quali scene  hai  dovuto rinunciare?

Mi sarebbe piaciuto girare la scena della rapina dentro l’ufficio delle poste, avrei voluto degli ostaggi, un elicottero. Ho dovuto rinunciare.

Quali sono i punti di forza di The Software?

La trama, non puoi perderti una battuta, e il finale, inquietante.

Hai  già pensato a dei canali distributivi ? Se sì, quali? Sogni nel cassetto? Progetti futuri?

Vogliamo iscrivere il film a più festival o rassegne cinematografiche , poi vedrò il da farsi. In questo periodo sto lavorando al mio quarto cortometraggio, un film documentario sulla Folgore, in occasione del 70° anniversario di El Alamein le riprese sono iniziate, è un progetto molto ambizioso, sulla Folgore come sai, molto si è detto e molto si è scritto. Infine ho in mente un corto sul terrorismo, in particolare su Al Qaeda.

Un’ultima domanda, come hanno accolto i vertici dell’Arma il prodotto finale?

Lo sto inviando ora, chi l’ha visto ne è rimasto entusiasta, certo è completamento diverso dal precedente, qui si parla di comportamenti aberranti, di subconscio, di servizi segreti, c’è una storia d’amore. Spero che piaccia e che diverta.

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