Cassazione: è reato il coro ultras contro le forze dell’ordine

tifosi--346x212Roma, 2 feb.- Va incontro a una condanna chi, allo stadio, esorta i tifosi a scandire slogan offensivi contro le forze dell’ordine. Lo sottolinea la Cassazione, confermando la condanna a 5 mesi e 10 giorni di reclusione (pena sospesa) inflitta ad un uomo dalla Corte d’appello di Catanzaro per istigazione di reato. L’imputato era invece stato assolto in primo grado dal gup di Crotone “perchè il fatto non sussiste”: il giudice aveva ritenuto che da parte dell’uomo, il quale, capo della tifoseria del Crotone, aveva sollecitato gli ultras a scandire slogan quali “celerino pezzo di m…” e “poliziotto primo nemico”, non vi era stata un’istigazione nè al reato di oltraggio, nè all’ingiuria, poichè tali offese riguardavano il “prestigio di un’intera categoria e non il decoro di una signola persona”, e non erano state “pronunciate al cospetto dell’organo cui erano rivolte”.
La Suprema Corte (prima sezione penale, sentenza n. 4081) ha rigettato il ricorso dell’imputato contro il verdetto d’appello di condanna: “non si ritiene invero di poter avallare un’artificiosa distinzione fra i singoli soggetti appartenenti a una categoria e la categoria stessa” dato che “l’appartenenza ad una categoria costituisce parte integrante anche ai singoli soggetto-persone fisiche, i quali hanno diritto a essere tutelati anche quali singoli appartenenti ad una categoria, sicchè le offese alla categoria non possono ripercuotersi anche sui singoli appartenenti ad essa”. Le espressioni pronunciate dal capo ultras, inoltre “anche nel presente momento storico”, aggiungono gli “ermellini”, sono “parole percepite dalla generalità dei consociati come idonee ad arrecare offesa al patrimonio di rispettabilità ed onorabilità, cui ha diritto qualsiasi categoria professionale, ivi compresa quella della Polizia di Stato” e ciò “in maggior misura nella specie in esame, nella quale – conclude la Cassazione – tali espressioni offensive hanno formato oggetto di pubblico incitamento ad una denigrazione della polizia di Stato gratuita ed immotivata”. (AGI)

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