Caso Marrazzo: dalla tv alla Regione Lazio, la parabola del governatore

marrazzo“Vicenda frutto di debolezze della mia sfera privata- mi autosospendo e intraprendo percorso che porterà a dimissioni”. Roma, 24 ott. – Una vita dedicata al giornalismo, poi la scelta di correre con la coalizione di centrosinistra alle elezioni regionali del Lazio, il 3 e 4 aprile 2005. Il governatore Piero Marrazzo, che ha deciso oggi di autosospendersi con effetto immediato da ogni incarico dopo gli arresti di quattro carabinieri accusati di averlo ricattato con un video compromettente che lo ritrare con un transessuale, ha guidato la Regione per quattro anni e mezzo, dopo essere stato eletto con 1.628.486 voti, ottenendo 287.825 preferenze in piu’ rispetto alla coalizione che lo sosteneva. Nato a Roma il 29 luglio 1958, il presidente e’ figlio di Luigia Spina, italo-americana, e di Giuseppe Marrazzo, giornalista di rango e autore di numerose inchieste su mafia e camorra ma anche sui giovani, sulle tossicodipendenze, sulle categorie sociali. Ereditando la passione del padre, si dedica al giornalismo e, dopo la laurea in Giurisprudenza, entra alla Rai. Qui trascorre vent’anni ricoprendo il ruolo di conduttore e inviato del Tg2, poi di responsabile della testata regionale della Toscana ed ancora, lavora, chiamato da Giovanni Minoli, alla “Cronaca in diretta”, a “Drugstories” ed agli speciali “Format”. Conduce per otto anni “Mi manda RaiTre”, fino a quando accetta di scendere in campo e candidarsi alla sfida delle regionali per la carica di governatore del Lazio, con l’Unione. Marrazzo, che e’ sposato e ha tre figlie, e’ stato ambasciatore dell’Unicef, membro della Fondazione Caponnetto, il fondatore del pool antimafia di cui facevano parte Falcone e Borsellino, e della Fondazione Pertini. Un giornalista prestato alla politica, dunque. E forse proprio la poltrona di governatore e’ la sua sfida piu’ difficile. Appena eletto alla guida della Regione Lazio, Marrazzo si trova infatti alle prese con il disavanzo sanitario della Regione. Il risanamento dei conti in rosso e’ uno dei capitoli che impegna maggiormente il lavoro suo e della sua giunta, insieme all’altro ‘tema caldo’, la messa a punto del piano rifiuti per uscire dall’emergenza. Quattro anni e mezzo di lavoro, poi, con l’avvicinarsi della scadenza delle regionali 2010, il governatore esce allo scoperto e annuncia ufficialmente la sua intenzione di candidarsi ancora una volta. Lo fa nel corso dell’assemblea regionale di Sinistra e Liberta’, affermando: ”A chi mi chiede se mi candidero’ alle prossime regionali rispondo: perche’ non dovrei farlo? Mi candidero’ a difesa dell’esperienza di governo mia e di tutto il centrosinistra”. Centrosinistra che fa quadrato intorno al suo nome e gli rinnova il suo appoggio. Almeno fino a giovedi’ quando, come un fulmine a ciel sereno, arriva la notizia dell’arresto di quattro carabinieri della Compagnia Trionfale con le accuse di estorsione, violazione della privacy, violazione di domicilio e rapina: i quattro, bloccati dai militari del Ros, avrebbero ricattato Marrazzo per evitare la diffusione di un video che lo ritrarrebbe in un appartamento di via Gradoli, sulla Cassia, durante un incontro con un transessuale.

Il governatore della Regione Lazio Piero Marrazzo

Per evitare la diffusione del filmato, secondo gli investigatori, quattro assegni sarebbero stati staccati dal carnet di Marrazzo. Titoli di credito risultati, pero’, mai incassati. Sulla vicenda, Marrazzo viene ascoltato nei giorni scorsi alla Procura di Roma mentre oggi il giudice dell’indagine preliminare Sante Spinaci sta svolgendo, a Regina Coeli, l’interrogatorio di garanzia degli arrestati. Proprio la loro testimonianza potra’ servire a chiarire alcuni punti, ancora in ombra. Ad esempio se siano stati proprio i quattro carabinieri ad entrare nell’appartamento per sorprendere il governatore e girare il video o se questo sia stato dato loro da una terza persona nel tentativo di metterlo in circolazione, offrendolo a tv private e testate giornalistiche. Secondo quanto risulta agli investigatori, che hanno recuperato una copia presso un mediatore che lavora sulla piazza di Milano, il filmato non e’ stato acquistato. Tra i punti su cui far luce, poi, anche l’ipotesi di detenzione di sostanze stupefacenti, circostanza ancora da accertare ma legata al fatto nelle immagini del filmato appaiono, su un tavolo, delle strisce di cocaina. Mentre la notizia degli arresti occupa le prime pagine dei quotidiani di ieri e rimbalza in tv, Marrazzo decide di non annullare un incontro gia’ fissato a Frosinone sul tema del sistema aeroportuale del Lazio. Poi, torna a Roma. E’ atteso a Palazzo Chigi per un vertice tra Governo e Regioni; qui, prima di entrare, il governatore legge ai giornalisti un messaggio, un’autodifesa che suona piu’ come dichiarazione di battaglia: “Amareggiato – chiarisce – vado avanti”. “Non e’ la prima volta che si scatena contro di me un attacco che mi colpisce personalmente e politicamente”, afferma Marrazzo. Non lo dice chiaramente il governatore ma nelle sue parole e’ difficile non leggere un riferimento al ‘Laziogate’, l’inchiesta sui casi di ‘spionaggio politico’, accessi abusivi nel sistema informatico delle forze dell’ordine per raccogliere informazioni private, fiscali, patrimoniali, per danneggiare i concorrenti di Francesco Storace alla poltrona di presidente della Regione Lazio. Tra questi proprio Marrazzo e la Mussolini.

“Quanto e’ successo e’ un atto di gravita’ inaudita e dimostra che nel nostro Paese la lotta politica ha raggiunto livelli di barbarie intollerabili”, sottolinea Marrazzo. Si dice “dispiaciuto che questa bruttissima storia veda coinvolti alcuni carabinieri” ma rivolge comunque un “ringraziamento all’Arma e alla magistratura per il lavoro svolto”. Non intende mollare pero’ il presidente che sgombra subito il campo dall’ipotesi di dimissioni: “pur con grande amarezza, continuero’ con serieta’ e determinazione il mio lavoro fino all’ultimo giorno della legislatura. Ci sono provvedimenti – spiega – troppo importanti per i cittadini del Lazio, a cui dobbiamo dare esecuzione”. Va avanti, quindi, Marrazzo sperando “che si arrivi al piu’ presto a un chiarimento di tutti gli elementi di questa vicenda”. Vicenda definita dal governatore “surreale” e di cui, puntualizza, “sono vittima”. Il pensiero di Marrazzo va poi a sua moglie, alle sue figlie: “Ho una famiglia alla quale tengo piu’ di ogni altra cosa e che voglio preservare con tutte le mie forze – prosegue – Da questo momento, quindi, di questa vicenda parleranno esclusivamente i miei legali”.Il governatore sceglie di non entrare nei particolari del caso che lo ha fatto finire nella bufera. Spiega di aver fornito in questi giorni “pieno supporto alla magistratura, e continuero’ a farlo anche in futuro, in relazione alla delicata indagine ancora in corso condotta dalla Direzione distrettuale antimafia”. “Mi era stato chiesto dall’autorita’ inquirente, di mantenere il massimo riserbo, in osservanza del segreto istruttorio – aggiunge – A questo impegno mi sono attenuto, considerando largamente prevalente l’interesse generale della giustizia a fronte di un presunto coinvolgimento della criminalita’ organizzata in questa inchiesta”. Ma, “quando non saro’ piu’ vincolato al segreto istruttorio – conclude – sara’ mia cura precisare ogni aspetto di questa vicenda e informare l’opinione pubblica rispetto a quanto accaduto in una situazione in cui sono parte offesa”. A 24 ore dalle sue dichiarazioni, la decisione di autospendersi da ogni incarico con effetto immediato, decisione comunicata al Pd. “Si tratta di una vicenda personale in cui sono entrate in gioco mie debolezze inerenti alla mia sfera privata, e in cui ho sempre agito da solo – afferma oggi Marrazzo – Nelle condizioni di vittima in cui mi sono trovato ho sempre avuto come obiettivo principale quello di tutelare la mia famiglia e i miei affetti piu’ cari; gli errori che ho compiuto non hanno in alcun modo interferito nella mia attivita’ politica e di governo”. Il governatore “consapevole che la situazione ha ora assunto un rilievo pubblico di tali dimensioni da rendere oggettivamente e soggettivamente inopportuna la mia permanenza alla guida della Regione” ha deciso di autosospendersi immediatamente. La delega passa quindi al vicepresidente Esterino Montino. Marrazzo, che rinuncia “a ogni indennita’ e beneficio connessi alla carica “apre un percorso” che porta alle sue dimissioni. (Adnkronos)

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