Carceri: penalisti e sindacati, fermare la strage silenziosa dietro le sbarre

carcere_sovraffollatoSovraffollamento killer, nel 2011 già 3 morti e un suicidio. Roma, 9 gen – Proteste, violenza e morte. Tre parole inevitabilmente legate al sovraffollamento che, nelle nostre carceri, non accenna a diminuire. Il 2011 penitenziario si è aperto esattamente come si è chiuso il 2010. In questi primi giorni del nuovo anno, si sono già verificate tre morti per cause naturali a Lecce, Frosinone e Livorno, probabilmente correlate allo stato detentivo, come ha fatto notare la Uil Pa penitenziari nel fornire un bilancio della situazione del 2010. Tre decessi, ma anche un suicidio all’Ospedale giudiziario di Aversa il 4 gennaio scorso e diversi momenti di violenza con la rissa di Porto Azzurro a fare da capofila. L’allarme è alto, e da più parti si chiede di monitorare un fenomeno che assume sempre più contorni preoccupanti, come quello delle morti dietro le sbarre. Primo tra tutti l’appello dell’Osservatorio carceri dell’Unione Camere Penali italiane a vigilare sulla tragica escalation di decessi. In un dossier elaborato in questi giorni, l’Osservatorio parla di vera e propria “strage dei detenuti”, in un anno, il 2010, che è stato tragico.

Osservatorio carceri UCPI, stretta correlazione sovraffollamento-suicidi

“E’ oggettivamente impossibile fornire numeri aggiornati sui detenuti morti negli istituti italiani – fanno notare gli esperti dell’Ucpi – . Ad oggi le cifre sono impressionanti: oltre 170 morti, di cui ben 65 per suicidio”. Una vera e propria strage, spiega l’Osservatorio dei penalisti, “che ci deve far interrogare su un carcere non più solo luogo di limitazione della libertà personale, ma istituzione dove si rischia la vita e spesso la si perde. Il rapporto tra i suicidi delle persone ristrette in carcere e quelle libere è di 19 ad 1: una percentuale talmente sproporzionata da non essere spiegabile unicamente con la difficile situazione psicologica derivante dalla limitazione della libertà personale”. Carcere, dice il dossier, significa sovraffollamento, strutture vetuste, mancanza delle minime condizioni di igiene e spesso di cure sanitarie, “ma anche isolamento prolungato e luogo dove vengono meno i principi fondamentali del diritto e dell’umanità”. Alcune ricerche indipendenti, si fa notare, hanno dimostrato come ci sia una correlazione fra sovraffollamento e suicidi. “Nelle 9 carceri dove sono accaduti almeno 2 suicidi nel 2010 – continua il bilancio – il tasso medio di sovraffollamento è del 176% contro un dato nazionale del 154%, e la frequenza dei suicidi è di 1 caso ogni 415 detenuti, mentre la media nazionale è di 1 su 1090. Questo dimostra che là dove l’affollamento è del 22% oltre la media nazionale, la frequenza dei suicidi è più che doppia. Sembra evidente che quando alla limitazione della libertà personale si sommano altre condizioni di disagio, la situazione dei detenuti diventa drammatica e spesso porta ad un tale livello di disperazione da indurre al suicidio”.

I penalisti chiedono più vigilanza, pronti a denunce ed esposti

Un’altra ricerca, ricorda l’Osservatorio Ucpi, ha evidenziato poi come i regimi speciali di detenzione (che riguardano il 10% della popolazione carceraria) nel 2010 siano stati interessati dal 60% dei suicidi. “Una cifra impressionante – si legge – che dà ragione a chi definisce il regime del 41 bis una “tortura bianca”, dove molte limitazioni, più che ai giusti criteri di sicurezza, si ispirano a criteri di applicazione disumana della pena. Se è vero che la civiltà di un popolo si misura dalle sue carceri, le cifre di coloro che muoiono in cella dimostrano che, lungi dall’essere luoghi di rieducazione, come vuole la Costituzione, esse finiscano per diventare vere e proprie discariche sociali”. Ecco perchè l’Osservatorio Carcere dell’Ucpi intende attuare “un’attenta azione di vigilanza sul fenomeno, valutando ogni singola vicenda anche attraverso esposti e denunce ove le circostanze e le dinamiche presentino profili di rilevanza penale”.

UIL penitenziari, in Puglia, Emilia e Calabria le celle più invivibili

D’altro canto la presenza di 22.643 detenuti in più rispetto alla capienza massima, rilevata al 31 dicembre 2010, aggiunge la Uil Pa penitenziari nel proprio bilancio, è “la fotografia più nitida dell’universo carcere e dell’anno che si è lasciato alle spalle, connotato da proteste, morte e violenza”. La Uil penitenziari, non si limita solo a dare dei numeri di quella che appare sempre più una carneficina, ma il segretario generale Eugenio Sarno, auspica che “si affermi una coscienza sociale rispetto al dramma penitenziario che, in tutta evidenza, non trova sufficiente attenzione da parte della quasi totalità del ceto politico, sempre più insensibile e distante verso una delle più drammatiche questioni sociali del Paese. Ma non perdiamo la speranza che prima o poi i politici, Alfano in testa – aggiunge – possano decidere di impegnarsi seriamente alla ricerca delle soluzioni, semmai in prossimità di qualche campana elettorale”.

Gli istituti meno affollati, molte sezioni sono chiuse per ristrutturazione

Al 31 dicembre scorso, sottolinea Sarno, erano presenti 67.623 detenuti ( 64700 uomini, 2923 donne), con una media nazionale dell’indice di sovraffollamento attorno al 53,5 %. La regione con il più alto indice di sovraffollamento, la Puglia (81,9%) seguita da Emilia Romagna (81,5%), Calabria (77,3 %), Lombardia (66,5%) e Veneto (65,5%). L’istituto penitenziario con il più alto indice di affollamento, prosegue il bilancio, è Lamezia Terme (176,7%), seguito da Brescia Canton Mombello (174,3%), Piazza Armerina (151,1 %). “Pur essendo solo quattro – sottolinea la Uil penitenziari – gli istituti con capienza regolamentare oltre i mille detenuti (Poggioreale, Secondigliano, Rebibbia, Torino) al 31 dicembre erano 12 le strutture che ne ospitavano di più. Oltre ai quattro già citati, hanno superato il limite anche San Vittore, Lecce, Opera, Palermo Pagliarelli, Bologna, Regina Coeli, e Bollate”. Delle 205 strutture penitenziarie attive, 30 sono risultate sovraffollate oltre il 100%, 89 tra il 99 e il 50%, 43 tra il 49 e l’10 %, 9 con sovraffollamento sotto il 10% . Gli istituti non sovraffollati (o con saldo negativo rispetto alle capienze regolamentari) qualche giorno fa erano 34, “ma è necessario chiarire – fa sapere il sindacato – che nella maggior parte dei casi si tratta di strutture medio-piccole che hanno sezioni o celle chiuse per ristrutturazione, come Arezzo, ad esempio, che è praticamente chiuso per i lavori di rifacimento. Milano San Vittore ha due reparti chiusi (2° e 4°) e quindi il dato del sovraffollamento reale è ben più grave di quello ricavato dalle tabelle dipartimentali. Rieti e Trento pur essendo istituti nuovissimi sono solo parzialmente utilizzati, per l’impossibilità di garantire i necessari contingenti di polizia penitenziaria per la loro completa attivazione”.

Osservatorio permanente: i regimi detentivi più duri aumentano il rischio suicidi

Il dramma dei suicidi, anche solo tentati e degli atti di autolesionismo che la Uil chiama “eventi critici”, non si arresta. “Nel 2010 le morti in carcere per cause naturali sono state 173. I suicidi in cella – prosegue Sarno – sono stati 57 per impiccagione, 5 per asfissia da gas, uno per la recisone della carotide, due per avvelenamento da farmaci e infine uno per soffocamento da sacchetti di plastica”. L’età più critica, quella tra i 25 e i 35 anni, dove si sono registrati 29 suicidi, mentre sono stati 20 quelli nella fascia di età tra i 35 e i 50 anni, 8 tra i 18 e i 22 anni e altrettanti negli over 50. Nell’ 86% degli istituti (176 su 205), almeno un detenuto ha tentato di togliersi la vita, per un totale complessivo di tentati suicidi in cella pari a 1134. I detenuti salvati in extremis da parte della polizia penitenziaria sono stati 398, mentre gli atti di autolesionismo ammontano a 5603 (messi in atto in 192 diversi istituti). Anche l’Osservatorio permanente sulle morti in carcere, che vede in prima linea i Radicali, associazioni come “Il detenuto ignoto”, “Antigone”, “A buon diritto”, e le redazioni “Radiocarcere” e “Ristretti orizzonti”, tengono sempre d’occhio il fenomeno. E si trovano d’accordo con i penalisti sul fatto che “regimi detentivi più duri con il 41 bis causano un aumento del numero di suicidi”.

UIL, in 10 anni 1165 morti, 626 suicidi e oltre 60mila atti di autolesionismo

Secondo l’Osservatorio permanente il 40 per cento dei suicidi nel 2010 sono avvenuti tra i detenuti comuni, mentre il 60 ha riguardato detenuti in isolamento, alta sicurezza, protetti. Al regime del 41-bis, il cosiddetto carcere duro, sono sottoposte uasi 700 persone, ma questa condizione “contribuisce per quasi il 4 per cento al bilancio dei suicidi”. Il malcontento e il disagio, in qualche caso, precisa ancora la Uil Pa penitenziari, si sono trasformati in sciopero della fame, in 181 penitenziari per protesta, per un totale di 6875 reclusi coinvolti. Le manifestazioni di protesta collettiva sono state 601, gli atti singoli o collettivi, turbativi dell’ordine e la sicurezza 263. Le aggressioni sono arrivate a quota 3462 (di cui 342 a danno di poliziotti penitenziari). E infine i detenuti evasi: 13 da istituti penitenziari, 37 da permessi premio, due da lavoro all’esterno, 12 dalla semilibertà, mentre le evasioni sventate dagli agenti sono stati 23. Il sindacato conclude la sua analisi passando in rassegna il mondo carcerario nell’arco di uno “storico decennio”, dal 2000 al 2010: in questo lungo periodo, si fa notare, le morti sono state 1165, i suicidi 626, 8702 quelli tentati, oltre 60mila sono stati gli atti di autolesionismo, oltre 30mila le aggressioni.

La proposta del SAPPE, serve un maggior uso di pene alternative

Anche il segretario del Sindacato autonomo di polizia penitenziaria Sappe, Donato Capece, parla di ”situazione drammatica”. “Abbiamo superato i 69 mila posti letto sui 42 mila disponibili. Ormai non ci sono più differenze: il mafioso sta insieme al detenuto comune e ci sono problemi per la sicurezza”. Capece fa notare che ”il 27 per cento dei detenuti sono extracomunitari, mentre il 19 per cento sono tossicodipendenti. Mancano 7mila agenti di polizia penitenziaria e l’unica assunzione prevista è quella di 60 nuovi agenti del turn over 2008″. Secondo la legge 199, continua Capece, ”ci dovrebbe essere una nuova tornata di assunzioni per 1600 nuovi agenti e, tutti i detenuti con una pena definitiva inferiore ad un anno dovrebbero passare agli arresti domiciliari, dopo le dovute verifiche del magistrato di sorveglianza. Tale provvedimento è ancora insufficiente: si passerebbe da 69 mila detenuti a 64 mila”. Il piano emergenza carceri prevede l’apertura di 17 nuove carceri e 42 padiglioni per una spesa complessiva di 600 mila euro. “I tempi dicono che saranno pronti per il 2012, ma non ci credo. Noi chiediamo – conclude il leader del Sappe – che si riveda il sistema sanzionatorio e cioè che in carcere ci vadano i criminali veri. Per gli altri chiediamo pene alternative come i lavori socialmente utili o gli arresti domiciliari”. (Adnkronos)

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