Berlusconi, a Lampedusa promette pure il Nobel. Alla Camera si fa cancellare i processi

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La piazza esplode e volano monetine. Roma, 30 mar (di Antonio Padellaro) C’è un limite oltre il quale un paese si sfascia e nella comunità nazionale si arriva al tutti contro tutti. Questa corda, già molto logorata, ha rischiato di spezzarsi ieri a causa dei comportamenti golpisti e provocatori del cosiddetto presidente del Consiglio e dei suoi stipendiati. A Lampedusa gli sproloqui di Berlusconi, metà piazzista e metà clown, stanno facendo il giro del mondo.

Come è accaduto con lo scandalo Ruby e le altre mille buffonate che hanno trasformato l’Italia in uno Stato zimbello. Nel mezzo di una guerra che incendia il Mediterraneo e alle prese con l’arrivo sulle nostre coste di masse di profughi abbandonati al proprio destino, il presidente clown non trova di meglio che promettere il premio Nobel ai lampedusani, oltre ad alcune migliorie da apportare all’urbanistica cittadina. Il solito imbroglio parolaio già sperimentato a Napoli (tuttora coperta di rifiuti) e a L’Aquila (tuttora coperta di macerie), per non parlare dell’alluvione nel Messinese. Il presidente piazzista si è poi impegnato a svuotare l’isola dalla presenza dei tunisini entro poche ore. Come se si trattasse di pacchi da scaricare qua e là, e sapendo perfettamente che in giro per l’Italia quei pacchi non li vuole nessuno.

Intanto, mentre la farsa di Lampedusa andava in scena, a Montecitorio una maggioranza di individui che hanno perso anche il rispetto per se stessi imponeva, con un colpo di mano, l’approvazione della più indegna e disastrosa legge ad personam. Il processo breve con annessa prescrizione breve, infatti, oltre a concedere l’ennesimo salvacondotto al premier impunito nei processi in corso Mills e Mediaset, rappresenta un’insperata scorciatoia per migliaia di imputati (tra i quali un numero imprecisato di criminali) che non si farà più in tempo a giudicare. Uno sconcio che ha suscitato la protesta di molti cittadini accorsi davanti alla Camera. Persone che non ne possono più di questa continua violenza alle leggi e alla Costituzione. Poi l’attacco in piena aula del cosiddetto ministro La Russa, ancora una volta fuori controllo, al presidente Fini. E la dura replica del presidente della Camera. Altri fuochi di un incendio ancor più devastante che sta per divampare.

PIAZZISTA DA SBARCO “CASINÒ A LAMPEDUSA”
Via i migranti entro 60 ore e pure il Nobel: il Caimano promette miracoli. Nuova strage in mare: “Undici morti” (di Enrico Fierro)

L’uomo dei miracoli di cartone arriva a Lampedusa con una valigia di sogni. L’isola sarà liberata dalla presenza dei migranti tunisini entro 60 ore e poi ripulita da cima a fondo. Sulle rocce crescerà tanto verde, alberi e palme, case e strade saranno ridipinte grazie a un apposito “piano colore”. Lampedusa, che certamente diventerà premio Nobel per la Pace, avrà il suo campo da golf e il casinò, le case avranno colori sgargianti, l’isola diventerà la nuova Portofino. E si pagheranno meno tasse, la zona diventerà franca e libera da ogni burocrazia, il gasolio per i pescatori costerà di meno e il primo pieno sarà addirittura gratis.

Un paradiso in terra, che il Cavaliere non intende abbandonare. “Stanotte – annuncia sulla balconata del Comune di Lampedusa – ho acquistato su Internet una villa proprio qui”. Applausi. È ufficiale: Cetto La Qualunque è un dilettante allo sbaraglio. La realtà, invece, è durissima. Perché a poche ore dall’arrivo sull’isola del presidente del Consiglio, approdano due barconi zeppi di tunisini, un altro arriva nel pomeriggio con 110 disgraziati a bordo e altri sei pescherecci carichi vengono avvistati dagli aerei di ricognizione nel Canale di Sicilia. Mentre delle sei navi annunciate in rada ce ne sono solo tre. La “Excelsior”, destinata a caricare 1500 tunisini, la “Catania” (capienza 850 persone) e la nave militare San Marco. In serata una notizia terribile diffusa dalle agenzie Agi e AdnKronos: un’altra strage nel Canale di Sicilia, l’affondamento di un gommone, 11 morti tra cui anche un bambino. Ci sarebbero 6 superstiti.

Quando Berlusconi mette piede sull’isola ci sono centinaia di persone ad attenderlo sotto la sede del Comune. “Silvio salvaci tu”, c’è scritto su uno striscione attaccato a un muro. Un gruppo di lampedusani lo stacca, gli animi sono di fuoco. L’isola è spaccata tra chi crede nelle promesse del Cavaliere e chi no. Sulla balconata del municipio c’è il sindaco Dino De Rubeis ad aspettare il capo del governo insieme al governatore della Sicilia Raffaele Lombardo. Vede alcuni cartelli che non gli piacciono e imbraccia il microfono. “Ma che è? Togliete sta minchia di cosa che se no il presidente non parla”.

lampedusa-migrantiTra la folla, un gruppo di Legambiente si vede strappare dalle mani uno striscione, si sfiora la rissa. C’è anche il senatore del Pd Roberto Della Seta. “Andiamo via – ordina ai suoi – basta con questo spettacolo”. Così la piazza è tutta di Silvio. Che arriva e apre la sua valigia dei sogni. Gli accordi con la Tunisia ora ci sono, finalmente, il nuovo governo controllerà le sue coste. I tunisini sbarcati fino ad ora saranno portati indietro perché il governo di Tunisi “si è impegnato alla loro riaccettazione . “Entro due giorni Lampedusa sarà liberata”. La nave San Marco è già in rada, “un’altra in serata porterà via, a Taranto verso Manduria, 1400 persone”. E poi il piano di rinascita. “Ho dato disposizione a Rai e Mediaset – assicura Berlusconi – di preparare spot e programmi sulle vostre fantastiche bellezze, un vero Paradiso”. È un crescendo. Il Cavaliere rispolvera un linguaggio da Prima Repubblica per annunciare “il Piano verde per Lampedusa”. E poi la bellezza. “Suggerisco al sindaco di dotare l’isola di nuovi colori, le strade sono brutte, Lampedusa deve diventare una nuova Portofino”.

Stiano tranquilli i lampedusani che il Cavaliere pensa anche alle tasche. “Ho parlato col ministro Tremonti per una moratoria fiscale, previdenziale e bancaria, i pescatori avranno agevolazioni sul gasolio”. E poi il colpo di teatro, la proposta choc (che Berlusconi ha interamente copiato dal quotidiano cattolico Avvenire): “Proporremo Lampedusa alla candidatura del premio Nobel per la Pace”. Ma chi garantirà gli isolani che le promesse del Cavaliere saranno mantenute? “Diventerò lampedusano – assicura Berlusconi – ho passato la notte su Internet e ho trovato una bella villa qui, sulla costa francese (che sarebbe Cala francese, ma fa lo stesso, ndr) ci verrò per le vacanze”. Lampedusa come Napoli ai tempi dell’emergenza rifiuti (anche allora il Cavaliere promise di acquistare una casa), come L’Aquila della ricostruzione mancata (siamo tutti aquilani), come San Giuliano di Puglia del terremoto degli sprechi. Applausi, tutti contenti, raggiante il sindaco De Rubeis, che veste i panni di Giovanni XXIII. “Tornate nelle vostre case e accarezzate i vostri figli”. Le stesse cose Berlusconi le ripeterà nella conferenza stampa (presenti anche allibiti giornalisti di tutto il mondo), con una aggiunta maturata in poche ore: Lampedusa avrà il casinò. Della vergogna di migranti costretti a vivere per giorni sulla banchina del porto tra i propri escrementi, su quella che è stata ribattezzata la collina del disonore, del pericolo di infezioni e malattie e del dramma dei lampedusani, Berlusconi non vuole parlare.

Al cronista del Fatto Quotidiano che chiede spiegazioni risponde nel solito modo: “Sono menzogne, l’emergenza Lampedusa è stata montata dalla stampa”. Poi una delle sue trite battute da Bagaglino, “quando lei si guarda allo specchio la mattina, capisco che si incazza”. Rintuzzata dal cronista: “Presidente, io mi guardo volentieri allo specchio, non so lei”. Finisce qui, ma la conferenza stampa riserva una novità. Quando i giornalisti chiedono notizie su dove saranno portati gli immigrati, Berlusconi ammette che arriveranno anche nelle regioni del Nord. Quali non lo chiarisce. “Non sono autorizzato a dirlo, perché qui c’è la sindrome del ‘non nel mio giardino’”. Bossi e la Lega si riconfermano azionisti di maggioranza del governo.

CAMERA MAI VISTA LA RUSSA A FINI: “MA VAFFANCULO”
E lui, “reo” di averlo ripreso, risponde: “Fatelo curare”. (di Sara Nicoli


“Vaffanculo!”. “Curatelo!”. “Forse ha cambiato pusher…”. “Se Fini la smette di fare cagate è meglio!”. Il blitz della maggioranza sul processo breve, messo in atto all’alba alla Camera, finisce al tramonto tra insulti che forse mai sono risuonati, con tanta volgarità, tra l’aula di Montecitorio e il Transatlantico. Protagonista assoluto Ignazio La Russa. Il suo show ha quasi vanificato lo sforzo della maggioranza che dall’altra sera, via sms, aveva preparato il colpo di mano sul processo breve, poi messo in atto in mattinata da Pdl e Lega con 15 di voti in più dei Responsabili; invertire l’ordine del giorno scavalcando la legge comunitaria e accelerando il più possibile la nuova legge ad personam. L’ordine del Cavaliere era stato chiaro, approvare la prescrizione breve sul processo Mills prima possibile.

E così è andata . Ma la giornata è stato un crescendo rossiniano di tensioni pesanti, esplose al tramonto a un passo dall’inizio della discussione sugli oltre 270 emendamenti. Prima il voto in ufficio di presidenza della Camera, che ha dato il via libera al voto dell’aula sul conflitto d’attribuzione. Ci sarà il 5 aprile, il giorno prima del processo Ruby. Una mossa propagandistica, che non dovrebbe però avere effetti sul procedimento. Poi la chiamata alle armi di tutta la maggioranza per il processo breve che ha dato fuoco alle polveri. Dai banchi delle opposizioni è partito il grido “vergogna, vergogna”, ricambiato da un ritmato “buffoni, buffoni” della maggioranza. Tensione alle stelle. Persino dentro il Pd, Massimo D’Alema e Rosy Bindi si sono scontrati sulla possibilità di Aventino (favorevole lei, contrario lui) e fare ostruzionismo pesante, battibecco che ha messo in evidenza una mancanza di chiarezza sulla linea da tenere per fronteggiare l’offensiva del governo. Alla fine è stato lo stesso Bersani a scendere in campo: “Per ora non facciamo barricate – ha spiegato – ma poi li faremo ballare…”. Con un ostruzionismo pesante? Oggi, probabilmente, si capirà meglio.

larussa-monetineMa è stato quando ormai era tardi e fuori era il caos, che in un’aula di Montecitorio in piena bagarre ha fatto irruzione un Ignazio La Russa più esagitato di sempre. Fuori dalla Camera, solo pochi attimi prima, era stato duramente contestato insieme a Daniela Santanchè. Ha chiesto la parola in aula, Fini l’ha concessa. “È in atto una contestazione premeditata contro la maggioranza – ha urlato – gli organi costituzionali e la libertà del Parlamento…”. Tensione palpabile, lui sempre più rosso in volto: “A due metri dal portone di Montecitorio c’era un centinaio di persone convenute con intento offensivo, intimidatorio, violento…”. Dario Franceschini non ci sta e la replica è dura: “Chieda al ministro dell’Interno perché è stato consentito ai manifestanti di arrivare così vicino al portone. E come mai un volto noto come il ministro della Difesa non abbia mancato di uscire dal portone per essere oggetto di aggressione…”. Benzina sul fuoco. La Russa, con gesto di scherno, ha applaudito Franceschini, Fini non ha tollerato ed è arrivato il primo richiamo: “Onorevole ministro, la prego…”. “Non mi rompere, sto applaudendo!”, sbotta La Russa. “Onorevole, per cortesia”, nuovo richiamo ancora di Fini. “Ma vaffanculo!”, la risposta. “Non le permetto di rivolgersi in questo modo alla presidenza, la seduta è sospesa!”. In Transatlantico è andato in scena un secondo tempo non migliore. Fini, furibondo, è uscito dall’aula commentando ad alta voce: “Fatelo curare…”. Poco più in là, il finiano Fabio Granata parlottava con alcuni colleghi del Pd che avevano appena bollato La Russa come “un vero fascista”: “Macché, ha solo cambiato pusher..”. Granata e Franceschini hanno assistito a distanza sogghignando: “La Russa ci ha fatto davvero un gran favore, gli dovrebbero dare l’Oscar della stupidità, ci ha fatto sospendere la discussione che loro volevano tanto…”. “Tanto io non chiedo scusa – poco più in là ancora La Russa concionava – e se davvero Fini mi ha detto di curarmi, che mi prenda lui un appuntamento con il medico…!!”. Invece, poi, le scuse le ha date, anche se Fini le ha respinte: “È stata offesa l’istituzione”. Provvedimenti in vista per il ministro della Difesa. Oggi si replica. “Questa è l’ultima delle vergogne – aveva accusato in mattinata Franceschini – se non avete la forza morale di fermarvi, almeno provate vergogna per un’altra pagina nera della Repubblica”. “Dispiace vedere – aveva invece attaccato Bocchino – un ministro degli Esteri come Frattini che mentre il mondo ci sbatte la porta in faccia è in aula a votare una questione sospensiva…”. Il governo ieri era al gran completo per compiacere Berlusconi. Il processo breve sarà legge forse già venerdì, al massimo martedì prossimo. E forse con una fiducia all’ultimo tuffo. (Il Fatto Quotidiano)

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