Benedetto XVI: sulla sola potenza militare non si fonda nessuna pace

papa-ratzingerCittà del Vaticano, 2 mar. – ”Con la potenza militare, da sola, non si può stabilire nessuna pace. La pace si fonda sulla giustizia”. E’ quanto afferma il Papa nel suo nuovo libro ”Gesù di Nazaret Seconda parte. Dall’ingresso in Gerusalemme alla risurrezione”. Alcuni capitoli sono stati infatti anticipati oggi dalla Libreria editrice vaticana. Nel capitolo dal titolo: ”Gesù davanti a Pilato”, Il Papa scrive: ”Alla fine Pilato si pone sul seggio del giudice. Dice ancora una volta: Ecco il vostro re! . Poi pronuncia la sentenza a morte”. ”Certo – la grande verità, di cui aveva parlato Gesù, gli è rimasta inaccessibile; la verità concreta di questo caso, però – osserva il Pontefice – Pilato la conosceva bene.Sapeva che questo Gesù non era un delinquente politico e che la regalità rivendicata da Lui non costituiva alcun pericolo politico – sapeva quindi che era da prosciogliere”. ”Come prefetto – rileva Benedetto XVI – egli rappresentava il diritto romano su cui si basava la pax romana – la pace dell’impero che abbracciava il mondo. Questa pace, da una parte, era assicurata mediante la potenza militare di Roma”.

”Ma – afferma Ratzinger – con la potenza militare, da sola, non si può stabilire nessuna pace. La pace si fonda sulla giustizia. La forza di Roma era il suo sistema giuridico, l’ordine giuridico, sul quale gli uomini potevano contare. Pilato – lo ripetiamo – conosceva la verità di cui si trattava in questo caso e sapeva quindi che cosa la giustizia richiedeva da lui”. Tuttavia ”alla fine vinse in lui l’interpretazione pragmatica del diritto: più importante della verità del caso è la forza pacificante del diritto, questo fu forse il suo pensiero e così si giustificò davanti a se stesso. Un’assoluzione dell’innocente poteva recare danno non solo a lui personalmente – il timore per questo fu certamente un motivo determinante per il suo agire -, ma poteva anche provocare ulteriori dispiaceri e disordini che, proprio nei giorni della Pasqua, erano da evitare”. In tale contesto ”La pace fu in questo caso per lui più importante della giustizia. Doveva passare in seconda linea non soltanto la grande ed inaccessibile verità, ma anche quella concreta del caso: credette di adempiere in questo modo il vero senso del diritto – la sua funzione pacificatrice”. Quindi la conclusione: ”Così forse calmò la sua coscienza. Per il momento tutto sembrò andar bene. Gerusalemme rimase tranquilla. Il fatto, però, che la pace, in ultima analisi, non può essere stabilita contro la verità, doveva manifestarsi piu’ tardi”. (Adnkronos)

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