Avvenire ai no-TAV: il tricolore non si tocca

notav-tricoloreCittà del Vaticano, 27 lug. – “La bandiera nazionale non si ammaina, non si oscura, non si affianca, non si rimpiazza. Chi lo tira giù, si arrende”. Lo scrive Avvenire commentando il gesto compiuto ieri dai No Tav in Val di Susa e che invece di “simboleggiare una conquista, quindi una vittoria, si è concretizzato nel più classico degli atti di resa”. “Che abbiate torto o ragione, che l’alta velocità in Val di Susa si faccia o no, avete già perso”, rileva il quotidiano della Cei rivolto agli attivisti che stanno in ogni modo cercando di fermare i cantieri.

“Con un atto stupido come quello di oscurare la bandiera nazionale, si mette in discussione – spiega l’articolo – l’appartenenza a una comunità di popolo. Che cosa vuol dire, infatti? Che i No Tav (o, meglio, quelli tra loro che hanno avuto questa brillante idea) si sentono prima tali e poi italiani? Oppure che non si sentono italiani?”. “Non è – conclude Danilo Paolini, che firma l’editoriale di oggi – retorica nazionalista indignarsi per lo sfregio alla memoria di chi diede la vita per l’Italia. Non lo è mai. E non lo è in particolare nel giorno in cui l’ennesimo soldato torna in patria in una bara, avvolta proprio in quella bandiera che ieri si è osato insultare per portare avanti le ragioni di una protesta”, come “non è militarismo sperare che all’azione non abbia partecipato nessuno degli Alpini in congedo che, con tanto di cappello con la penna nera, stanno aderendo alle manifestazioni in Val di Susa. Sarebbe infatti un’altra profanazione, quella di un corpo che tanto sangue e tanta gloria ha donato al Paese”. (AGI)

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