”Attenzione ai profughi”, la Lega punta i piedi e chiede il blocco navale

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Roma, 22 mar – Riunione alle 12,30 sia dei capigruppo della Camera, sia dei capigruppo del Senato. All’ordine del giorno ci sono i calendari dei lavori delle due Aule, con priorità al confronto fra maggioranza e opposizione su quanto sta accadendo in Libia e sull’impegno militare italiano. La Lega nel frattempo punta i piedi. Il ministro Roberto Calderoli illustra quattro punti sui quali il Carroccio non transige: garanzie sul rispetto degli accordi con la Libia su gas e petrolio; intervento negli stretti confini della risoluzione Onu che ”qualcuno sta interpretando male”; mantenimento di una posizione di cautela ”come sta facendo la Germania”; impegno concreto di tutti i paesi europei affinchè si prendano carico di un numero di profughi proporzionale al numero dei propri abitanti.

Il ministro degli Interni Roberto Maroni chiede che nella risoluzione della maggioranza che verrà presentata alle Camere si faccia riferimento ”a un blocco navale non solo in entrata per la Libia ma anche in uscita, cioè nei confronti dei migranti”. Il numero di quanti sono sbarcati a Lampedusa e stazionano nell’isola è ormai superiore a quello della popolazione residente. Silvio Berlusconi, impegnato in una iniziativa del Pdl a Torino in vista delle elezioni municipali, ha illustrato le modalità della partecipazione italiana agli interventi militari in Libia: ”Per noi la missione è limitata alla no fly zone, all’embargo, alla protezione dei civili. I nostri aerei non hanno sparato e non spareranno. Stiamo sollecitando iniziative umanitarie per quanto riguarda la popolazione e per prevenire flussi migratori”. Il premier, auspicando che il comando militare passi al più presto alla Nato, si è detto anche ”addolorato per Gheddafi”, aggiungendo che ”quello che accade in Libia mi colpisce personalmente”. Ma non ha fatto riferimenti alla posizione della Lega.

La situazione si sta complicando sul fronte della diplomazia. Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha sollevato il problema del comando delle operazioni militari: se non passasse nelle mani della Nato, l’Italia potrebbe addirittura ritirare l’uso delle concessioni delle basi sul proprio territorio. Il responsabile della Farnesina non esclude di istituire un proprio comando nazionale separato per gestire le attivita’ di comando e controllo di tutte le operazioni militari. E’ una posizione polemica nei confronti della Francia, rientrata a far parte della Nato solo tre anni fa, e dell’eventualità che il comando delle operazioni contro Gheddafi, come è avvenuto in questi giorni, rimanga appannaggio franco-britannico con il sostegno degli Stati Uniti.. La Norvegia ha deciso ieri di sospendere la propria partecipazione alle operazioni militari condividendo la posizione italiana. La replica è arrivata dal generale Philippe Ponthies, portavoce del ministero della Difesa di Parigi: ”La Francia applica pienamente e unicamente la risoluzione 1973 delle Nazioni unite, che corrisponde anche alla visione della diplomazia italiana. Per il momento la Nato non ha alcun ruolo in questa vicenda”. Sulla posizione di Parigi, ribadita anche dal ministro degli esteri francese Alain Juppè, si è allineato il governo spagnolo. Precisa Trinidad Jimenez, ministro degli esteri di Madrid: ”Per il momento, tenendo conto che c’è già una coalizione internazionale formata non solo da paesi europei e membri della Nato, ma anche da paesi arabi, sembra che il sentimento prevalente sia che la coalizione continui”.

La Nato, secondo Parigi e Madrid, sarebbe fortemente invisa alla Lega araba. ”Col tempo vogliamo che il comando e il controllo dell’operazione passi alla Nato”, ha dichiarato il premier inglese David Cameron, prendendo così le distanze dalla posizione del governo francese e avvicinandosi alla proposta italiana. Da Santiago del Cile dove è in visita ufficiale, il presidente statunitense Barack Obama precisa che ”la Nato verrà coinvolta nelle future operazioni in Libia, al momento opportuno lascerò al capo di Stato maggiore delle Forze Armate Mike Mullen decidere”. Obama ha parlato di un intervento militare che comunque durerà ”giorni e non settimane” e che non ha il compito di cacciare Gheddafi, che pure resta un obiettivo politico, ma di proteggere i civili. (ASCA)

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