Afghanistan: Wikileaks svela “la vera guerra”

WikiLeaksNew York, 26 lug. – Civili morti e di cui non si è mai saputo nulla, un’unità segreta incaricata di “uccidere o catturare” ogni talebano senza alcun processo, i droni Reaper telecomandati a distanza da una base del Nevada, la collaborazione tra i servizi segreti pakistani (Isi) e i talebani: gli archivi segreti della guerra in Afghanistan sono stati svelati da Wikileaks – il portale Internet creato proprio per pubblicare documenti riservati, autore nel passato di numerosi scoop – al New York Times (in Usa), al Guardian (in Gran Bretagna) e a Der Spiegel (in Germania). Emergono 92.000 rapporti classificati del Pentagono che coprono sei anni di Guerra in Afghanistan, dal gennaio 2004 al dicembre 2009, sia sotto l’amministrazione Bush che quella Obama. Si tratta della maggiore fuga di notizie della storia militare americana: una quantità enorme di documenti da cui emerge un’immagine devastante di quello che è effettivamente successo in Afghanistan: le truppe che hanno ucciso centinaia di civili in scontri che non sono mai emersi, gli attacchi dei talebani che hanno rafforzato la Nato e stanno alimentando la guerriglia nei vicini Pakistan e Iran. Amara la considerazione finale: “dopo aver speso 300 miliardi di dollari in Afghanistan, gli studenti coranici sono più forti ora di quanto non lo fossero nel 2001”. Furente la Casa Bianca che ha condannato “con forza” la pubblicazione del materiale riservato: “Possono mettere a rischio – ha detto non il solito portavoce, ma addirittura il consigliere per la sicurezza nazionale di Barack Obama, il generale James Jones – la vita degli americani e dei nostri alleati, e minacciare la nostra sicurezza nazionale”. Indispettito anche l’ambasciatore del Pakistan negli Stati Uniti, Husain Haqqani, che ha definito “irresponsabile” la pubblicazione del materiale riservato. La Casa BIanca ha fatto comunque notare che il materiale copre l’arco di tempo dal gennaio 2004 al dicembre 2009″. Tra le carte emerge, tra l’altro, che “il Pakistan, ostentatamente alleato degli Stati Uniti, ha permesso a funzionari dei suoi servizi segreti di incontrare direttamente i capi talebani in riunioni segreti per organizzare reti di gruppi militanti per combattere contro i soldati americani, e perfino per mettere a punto complotti per eliminare leader afghani”; e che “l’intelligence pakistana (Directorate for Inter-Services-Intelligence) lavorava al fianco di al Qaeda per progettare attacchi” e “faceva il doppio gioco”.

Non solo. “Per la prima volta” è emerso che “i talebani hanno usato missili portatili a ricerca di calore contro gli aerei della Nato” come gli Stinger che la Cia fornì ai mujaheedin di Osama bin Laden “per combattere contro i sovietici negli anni ’80”; dall’arrivo di Obama alla Casa Bianca le truppe Usa “usano molti più droni (aerei senza pilota) malgrado le loro performance siano meno notevoli di quanto ufficialmente riferito. Alcuni si sono schiantati al suolo o si sono scontrati in volo, costringendo le truppe americane ad intraprendere rischiosissime operazioni di recupero prima che i talebani riuscissero ad impadronirsi dell’armamento e della tecnologia”. “La Cia ha allargato le operazioni paramilitari in Afghanistan” e “dal 2001 al 2008 ha finanziato il budget dell’intelligence afghana, trattandola come una sua affiliata virtuale”. Dagli archivi riservati emerge inoltre che la coalizione sta usando sempre più le armi letali Reaper per fulminare gli obiettivi talebani in modo telediretto da una base del Nevada. Washington sembra voler ignorare il doppio gioco di Islambad. Secondo i documenti citati, anche l’amministrazione Obama, malgrado le roboanti minacce di “intervento diretto” dell’allora candidato democratico alla presidenza, non ha cambiato nulla. Questo mese il segretario di Stato, Hillary Clinton ha annunciato “altri 500 milioni di dollari” in aiuti a Islamabad, definendo Usa e Pakistan “partner uniti da una causa comune”. Sul sito web il Nyt – che insieme al britannico Guardian e al tedesco Der Spiegel hanno avuto accesso ai documenti forniti da WikiLeaks diverse settimane fa – sono presentati i rapporti più interessanti. Per il New York Times si tratta anche di un recupero, peraltro non in esclusiva, dalla batosta inflittagli lunedì scorso dal Washington Post. Il quotidiano della capitale ha cominciato a pubblicare a partire da lunedì scorso un’inchiesta a puntate frutto di due anni di lavoro di due giornalisti sui legami tra le agenzie di intelligence Usa e le società di contractors, cui venivano affidate le operazioni più sporche.(AGI)

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