Afghanistan, parte la controffensiva Usa nell’Est

esercito-afghanoRoma, 05 OTT – È cominciata in Nuristan una controffensiva dei militari internazionali e afgani per riportare la situazione alla calma, dopo il violento attacco della guerriglia di ieri, a seguito del quale hanno perso la vita otto soldati statunitensi e due locali (il bilancio di perdite piu’ grave per gli Usa in relazione a un singolo attacco da un anno a questa parte). Dalle prime luci dell’alba, secondo quanto riporta il governatore della provincia orientale Jamaliddin Badr, un gruppo di talebani e’ assediato nel distretto di Kamdesh. L’azione – ancora in corso – e’ la risposta alla maxi offensiva lanciata dai miliziani (vi hanno partecipato centinaia di guerriglieri) nella provincia di confine con il Pakistan a seguito della quale, oltre ai morti, risultano ancora dispersi 13 agenti di polizia, tra cui il comandante del distretto. I combattimenti, durati circa dodici ore, hanno coinvolto una base operativa avanzata (Fob) statunitense e una caserma afgana, e hanno visto i miliziani circondare le due strutture sparando anche dall’interno di una moschea. Le posizioni di fuoco avvantaggiavano del resto gli “attaccanti” a scapito dei “difensori” sia dal punto di vista strategico sia climatico, in quanto i guerriglieri sparavano da zone montuose e l’azione e’ avvenuta durante una giornata di maltempo e nebbia. Di conseguenza, sparare sugli obiettivi e’ stato relativamente facile, mentre rispondere al fuoco tutt’altro per la scarsa visibilita’.

L’attacco, secondo gli analisti, e’ la risposta dei talebani ai costanti attacchi da parte degli Stati Uniti (dall’agosto del 2008) su postazioni della guerriglia all’interno del Pakistan, con l’uso degli aerei senza pilota (Uav). Infatti, questa mattina il leader della formazione Therik-e-Taliban Pakistan (Ttp), Hakimullah Mehsud, ha confermato ai media che il suo gruppo vuole vendicare la morte di suo cugino Baitullah (ucciso ad agosto nel nord ovest del Pakistan da un Uav) e combattere contro il Pakistan e gli Stati Uniti per l’aumento degli attacchi dei droni nella zona nord occidentale del paese ai confini con l’Afghanistan. Hakimullah, peraltro, sembrava fosse stato ucciso alcuni giorni fa in uno scontro tra fazioni rivali, ma oggi si e’ presentato di persona all’incontro con la stampa per smentire le voci. Nel frattempo, le forze della Coalizione hanno arrestato alcuni guerriglieri nel distretto di Gelan (provincia di Ghazni) e in quello di Saydabad (Wardak). Oggi, inoltre a Khowst City e’ stata smantellata una cellula del network terroristico Haqqani. Infine, a Kandahar e’ stato fermato un uomo sospettato di essere un logista dei talebani. Per quanto riguarda il bilancio delle vittime nelle operazioni, non risultano civili o militari internazionali morti o feriti. Ma in un’azione separata nel sud, due soldati (uno americano) hanno perso la vita nelle ultime ore. Il primo oggi per l’esplosione di una bomba artigianale (Ied) e il secondo a seguito di un attacco della guerriglia.

Per quanto riguarda gli esiti della missione in Afghanistan, ieri ha parlato il generale James L. Jones, consigliere per la Sicurezza nazionale Usa e gia’ comandante supremo delle forze alleate in Europa (Saceur). Jones ha affermato che “Non c’e’ pericolo immediato che l’Afghanistan cada nelle mani dei talebani”. Ma e’ necessario costituire quanto prima forze di polizia e di sicurezza numerose ed efficienti. “Non prevedo il ritorno dei talebani – ha spiegato l’alto ufficiale alla Cnn -, e voglio chiarire che l’Afghanistan non corre pericolo imminente di cadere nelle mani della guerriglia. Questo e’ un momento strategico – ha proseguito Jones -, la chiave nel paese asiatico e’ che si sviluppino una ‘triade’ di concetti simultaneamente: la sicurezza, lo sviluppo economico e il buon governo-rule of law. A questo proposito – ha concluso il consigliere per la Sicurezza nazionale -, ho avuto alcuni incontri nei giorni scorsi e altri ne verranno nei prossimi”.
Jones, uno dei consiglieri piu’ fidati di Obama, dovra’ peraltro affrontare quanto prima anche la delicata questione dei rinforzi militari da inviare in Afghanistan.

E, anche se non ci sono conferme in questo senso, l’ipotesi piu’ accreditata e’ che Washington decida di non inviare un massiccio contingente, ma piuttosto assetti specifici che si dedicheranno principalmente ad attivita’ di anti-guerriglia (counter insurgency) in tutto il paese. Compreso nell’ovest (l’area in cui sono di stanza i militari italiani), dove per la prossima primavera e’ prevista una maxi offensiva americana per prevenire quella tradizionale talebana ed eliminare le sacche di resistenza della guerriglia. Le manovre avverranno sia nella “box Tripoli”, la zona d’intervento Usa nella provincia di Farah, sia – presumibilmente – in una nuova “box” che verra’ istituita nella provincia di Badghis a breve. (Velino)

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