Afghanistan, Obama: “niente è perduto, ritiro dal 2011”

obama5West PoinT (N.Y.), 2 dic.- Il presidente Obama ha annunciati che mandera’ 30.000 soldati in piu’ in Afghanistan entro la prossima estate, ma anche che comincera’ il ritiro delle truppe dal luglio 2011.
Con un discorso dinanzi ai giovani cadetti dell’Accademia Militare di West Point, molti dei quali partiranno per il fronte nei prossimi mesi, il presidente americano ha cercato di preparare il Paese al nuovo duro impegno e anche alle altre vittime che la sua nuova strategia e’ destinata a provocare. Ma ha anche detto, per la prima volta, che le truppe americane cominceranno a rientrare tra 19 mesi, allontanando lo spettro che comincia ad aleggiare che la guerra finisca come il Vietnam. Con un discorso di 35 minuti nella stessa Accademia dove George W. Bush aveva difeso, nel 2001, la dottrina degli attacchi preventivi, Obama ha avvertito che la guerriglia talebana ha guadagnato terreno e ha ammesso che al Qaeda mantiene i suoi santuari lungo la il confine con il Pakistan.
“Se non pensassi che in Afghanistan sono in gioco la sicurezza degli Stati Uniti e degli americani, sarei ben felice di ordinare a ogni singolo soldato di tornare a casa domani”.
“l’Afghanistan non e’ perduto, ma per molti anni ha camminato a ritroso”, ha detto, scommettendo sul fatto che l’aumento di truppe possa risollevare la situazione.

“Ho deciso che e’ nostro interesse nazionale vitale inviare 30.000 soldati in piu’ in Afghanistan”, uno sforzo che “ci aiutera’ a creare le condizioni perche’ gli Usa possa trasferire la responsabilita’ agli afghani” e le forze locali possano farsi carico della sicurezza del proprio Paese, ha detto Obama.
Promettendo che “portera’ questa guerra a un esito positivo”, Obama ha delineato una strategia che dovrebbe far recuperare il terreno perduto nel tormentato Paese, proteggere la popolazione locale, aumentare la pressione su Kabul perche’ rafforzi la propria capacita’ militare e si doti di un governo credibile e incalzare Al Qaeda in Pakistan.
Obama ha pero’ chiesto l’aiuto degli alleati, ricordando che “questa non e’ solo la guerra dell’America”. “I nostri amici hanno lottato, hanno avuto perdite e sono morti a nostro fianco in Afghanistan. Ora dobbiamo unirci, per chiudere questa guerra con successo”. Il presidente Usa si e’ detto fiducioso che gli alleati risponderanno all’appello perche’ “quello che e’ in gioco non e’ solo una prova di credibilita’ della Nato, e’ in gioco la sicurezza dei nostri alleati e la sicurezza comune del mondo”. “Alcuni hanno gia’ fornito truppe aggiuntive e abbiamo fiducia che daranno altri contributi nei prossimi giorni e settimane”. Poi ha messo in guardia Hamid Karzai (“Il tempo degli assegni in bianco e’ finito”) e reagito con forza a coloro che paragonano l’Afghanistan al Vietnam, dicendo che danno “una falsa lettura della storia”. e si e’ rivolto direttamente al cuore degli americani: “Lasciatemi essere chiaro: niente di tutto cio’ sara’ facile. La battaglia contro l’estremismo violento non finira’ rapidamente e si espande ben oltre l’Afghanistan e il Pakistan. Ma sara’ un test efficace per la nostra libera societa’e per la nostra leadership nel mondo”. Lo sforzo non sara’ a costo zero: Obama ha riconosciuto che il costo della guerra sara’ molto elevato, 30 miliardi di dollari solo per il prossimo anno, un milione di dollari per ogni uomo in piu’, ragione principale per cui gli Usa non potranno rimanere in Afghanistan per piu’ di tre anni.
“Collaboreremo strettamente con il Congresso per far fronte a questi costi, mentre lavoriamo per ridurre il deficit”, ha detto il presidente ricordando che quando e’ entrato alla Casa Bianca a gennaio il costo delle guerra in Afghanistan in Iraq gia’ si aggirava intorno ai mille miliardi di dollari. Con questo discorso Obama spera di convincere un’opinione pubblica e un Congresso sempre piu’ riottosi; e proprio nell’ambito di questa offensiva a partire da mercoledi’ cominceranno le audizioni in Congresso dei piu’ suoi stretti collaboratori, primi tra tutti il segretario di Stato, Hillary Clinton e il segretario alla Difesa, Robert Gates. (Agi) – Foto ANSA

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