Afghanistan: morire ma con la branda in ordine

tenda-afghanistanRoma, 16 nov – Questa è una di quelle notizie che lasciano un pò l’amaro in bocca. E’ la storia di un nostro soldato, reduce dall’Afghanistan, che al suo ritorno in Italia ha dovuto mettere mano alla carta bollata per combattere forse una battaglia più spietata di quelle affrontante in missione: quella della giustizia. Ma andiamo ai fatti.

Il Caporale di cui ometteremo il nome per motivi di privacy, mentre si trovava in missione in Afghanistan, in quel di Farah, ha subito una punizione che definire esemplare è riduttivo, perchè la sua branda era in disordine; non il classico scappelloto militare, bensì la più solenne delle punizioni, quella “di rigore” – equivalente agli arresti domiciliari per i civili -, che quasi sicuramente gli rovinerà le note caratteristiche e gli avanzamenti di carriera.

Non possiamo non rilevare l’abnormità della sanzione rispetto all’assoluta lievità dell’infrazione, soprattutto se si considera il contesto nel quale è maturata. Abbiamo ancora in mente le parole di Francesco Vannozzi, ucciso da uno IED mentre svolgeva lo stesso tipo di servizio del nostro Caporale, che nella sua bacheca su facebook scriveva “se tutto va bene mangio sabbia anche domani”, lasciando immaginare, anche a quelli dotati di poca fantasia, le condizioni ambientali nelle quali operano “i nostri ragazzi” sicuramente non da Grand Hotel.

Proprio ieri il presidente della Camera a “Vieni via con me”, elencando i valori della destra, ha nuovamente sottolineato la “generosità” dei nostri militari che “ci difendono dal terrorismo”, dei quali tutti noi siamo orgogliosi. Ma sovente questi sperticati elogi a favore di telecamera da parte dei nostri politici svaniscono quando si spengono i riflettori, cedendo il passo, come in questo caso, ad un modo brutale di amministrare la disciplina che pretende, in ogni contesto e in ogni luogo, di preservare la forma rispetto alla sostanza.

Sette giorni di consegna di rigore perchè “il posto branda del Volontario” era in disordine, mancanza che agli occhi del pettoruto superiore che ha comminato la spropositata sanzione costituisce addirittura dimostrazione di “mancanza di iniziativa e scarso senso di responsabilità”. Facciamo davvero fatica ad immaginare quale sia il nesso tra una branda in disordine, magari lasciata in quello stato per guadagnare qualche minuto in più di sonno, e il “senso di responsabilità” del Caporale. Non si sta parla di guidare gli uomini in una pericolosa marcia a caccia di talebani, e nemmeno di scovare i maledetti IED per colpa dei quali tanti nostri bravi e giovani soldati hanno perso la vita, ma semplicemente di una branda in disordine.

Immaginiamo quale sia stato il morale di questo Caporale nei successivi mesi di missione in Afghanistan e soprattutto il senso di frustrazione per aver subito una punizione così pesante, tale da farlo correre da un legale al suo ritorno in Patria.

Qual’è dunque il messaggio lanciato dalla gerarchia militare ai nostri soldati che rischiano tutti i giorni la pelle? Potete anche morire ma, mi raccomando, che la branda sia in ordine o sono guai!

Di seguito il documento con il quale viene comminata la sanzione di rigore: (ico_commenti Commenta nel blogI commenti sono stati ripresi dall’ANSA)

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