Afghanistan: Jacchia, quale futuro per le forze occidentali?

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Roma, 7 dic – ”L’improvviso viaggio di Barack Obama in Afghanistan per incontrare il Presidente afgano Hamid Karzai è un fatto inusuale, legato al futuro dell’impegno occidentale in quel paese”, scrive in una nota Enrico Jacchia, responsabile del Centro di Studi Strategici. ”L’impegno occidentale in Afghanistan per i prossimi quattro anni è centrato meno sull’azione contro la guerriglia che sull’addestramento delle forze afgane, che assumeranno la responsabilità dopo il ritiro delle truppe della Nato. Ma i documenti diffusi da Wikileaks, sottolinea Jacchia, hanno rivelato che tutti i vertici americani – tanto alla Casa Bianca, quanto al Dipartimento di Stato e al Pentagono – considerano Karzai un corrotto e un corruttore”.

”Come si può prefigurare – si chiede il responsabile del Centro studi strategici -che i reparti militari afgani addestrati dai nostri per combattere la guerriglia vogliano farsi uccidere nei combattimenti per difendere un regime che noi stessi consideriamo come corrotto e corruttore?” ”Il Presidente Obama ha ormai portato a 100mila i soldati americani sul teatro di operazioni. E’ un impegno militare di grandi proporzioni, cui si aggiunge quello della Nato. Si può sperare che al ritiro di questa imponente forza militare possa sopravvivere un governo afgano di cui i nostri pensano, e ormai sanno tutti che lo pensiamo, che è corrotto e corruttore? E’ evidente – rileva Jacchia – che questa confusa politica configurata sotto l’impulso degli Stati Uniti non può andare in porto. E nemmeno può andare in porto un’azione del governo Karzai per convincere gli afgani fuori della capitale che un accordo formale che lasciasse loro il governo e il territorio contro precisi impegni verrebbe onorato da un regime che gli occidentali stessi considerano corrotto e corruttore.
Possiamo pensare che il ritiro parziale delle truppe americane e delle nostre che comincerà, come ha annunciato il Presidente degli Stati Uniti, fra pochi mesi ci libererà dall’impegno dei nostri soldati sul terreno dei combattimenti lasciando una situazione accettabile?” ”E’ tempo, conclude Jacchia, di porre questi interrogativi in un’ampia discussione in seno all’Alleanza Atlantica”. (ANSA)

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