Afghanistan: i principali avvenimenti e le reazioni per la morte dei sei militari uccisi a Kabul

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Gen. Arpino, ritirarsi sarebbe doppio tradimento “nei confronti degli afghani e dei militari italiani morti”: “Ritirarsi equivarrebbe a scappare e sarebbe un doppio tradimento: nei confronti della popolazione afghana e nei confronti dei militari italiani morti, ultimi le sei vittime di ieri”.

E’ quanto dichiara all’ADNKRONOS il generale Mario Arpino, gia’ capo di stato maggiore della Difesa, alla luce del tragico attentato di ieri in Afghanistan e delle conseguenti polemiche politiche.

Per Arpino, “sono caduti definitivamente i veli sulla natura della missione: i nostri soldati affrontano li’ situazioni di guerra e si comportano come in una situazione di guerra, subiscono e offendono di conseguenza, come gli altri contingenti della forza multinazionale.
Andarsene ora, dopo l’attentato mortale, costituirebbe una fuga precipitosa. Ma resta l’esigenza di ridurre gli obiettivi, in partenza troppo ambiziosi. Si e’ cercato di estirpare tutto il male e di impiantare tutto il bene, ovviamente secondo la nostra concezione. Ma in Afgfhanistan questa e’ un’utopia”.

Il generale ex capo Smd indica nel “controllo del territorio” la prima priorita’ da raggiungere, “senza illuderci sugli effetti salvifici delle elezioni locali. In sede Nato si decida come ottenere questo risultato: la decisione deve essere multinazionale ma ovviamente anche l’Italia puo’ avanzare le sue tesi e le sue proposte, dopo un serio dibattito parlamentare e senza dichiarazioni estemporanee come quella del ministro Bossi che vorrebbe i nostri militari tutti a casa per Natale. Intanto, i politici consentano ai militari di fare il loro mestiere, visto che sanno farlo molto bene”.

Gen. Mini: senza obiettivi chiari non vinceremo mai: “Aspettiamo tutti la nuova strategia di Obama, che tarda. Per fortuna, dico io. Significa che le ipotesi prospettate non lo convincono. Perche’ sia chiaro, cavarsela dicendo che occorrono piu’ truppe ci lascera’ nei guai come prima o peggio di prima”. Lo dichiara in un’intervista alla ‘Stampa’ il generale Fabio Mini. Il generale non e’ per il ritiro, perche’ “per come sono messe le cose, andare via significherebbe scappare”, ma accusa “la scarsa chiarezza degli obiettivi” nei documenti scritti dai militari, “la ‘sconfitta del terrorismo globale’ e la ‘stabilizzazione dell’Afghanistan e dei suoi vicini'”, perche’ li considera “irrealistici: equivale a dire che dall’Afghanistan non andremo mai via”.

“Se qualcuno si illude di trasformare quel Paese nella Svizzera, democratica e pacifica, si sbaglia di grosso”, dice ancora il generale. In quanto alla ‘nuova vulgata’ secondo la quale l’errore fu tutto di George Bush, che non termino’ il lavoro ma apri’ il secondo fronte in Iraq, Mini la considera “una balla colossale. Sono le giustificazioni di chi sta perdendo il controllo del territorio. Se stiamo a sentirle, in Afghanistan ci vorrebbe mezzo milione di soldati e non e’ francamente immaginabile”.

Kabul, il comandante – Colonnello Zizzo – riunisce i militari: andiamo avanti, non andremo via un minuto prima del necessario

All’indomani del sanguinoso attentato di ieri a Kabul, il comandante di Italfor, colonnello Aldo Zizzo, ha riunito tutti gli uomini e le donne in divisa alla base italiana nella capitale afgana per un breve discorso in memoria dei caduti e di incoraggiamento per i presenti.

“La missione continua. Sono molto addolorato. Avevo sperato di potervi riportare a casa tutti”, ha detto Zizzo, secondo quanto appreso da Apcom. “Non andremo via un minuto prima del necessario”.

Istituzioni in visita a casa del primo Caporal maggiore Mureddu a Solarussa: sono rimaste accese quasi tutta la notte le luci nella casa della famiglia Mureddu, a Solarussa (Oristano). La madre del primo caporalmaggiore Matteo Mureddu, Greca Mura, e’ duramente provata dalla scomparsa del figlio ucciso ieri nell’attentato di Kabul contro i militari italiani della Folgore in missione in Afghanistan. Al suo fianco una psicologa dell’Esercito e tutto l’affetto dei militari, tangibile dalla presenza del comandante militare della Sardegna generale Sandro Santroni, che ieri ha portato ai familiari la triste notizia e che da allora non ha piu’ lasciato la casa dei Mureddu, alla periferia del paese. Ieri a tarda sera e’ arrivato dalla Toscana il fratello di Matteo Mureddu, Stefano, anche lui para’ della Folgore, che ha prestato servizio nel contingente italiano in Afghanistan sino alla scorsa primavera.
A Solarussa stamane sono attesi il prefetto di Oristano Giovanni Battista Tuveri, assieme al questore Giovanni Pinto, al comandante provinciale dei carabinieri Giuseppe Palma e al comandante provinciale della Guardia di finanza, colonnello Anselmo Mocci. Ad attenderli il sindaco Antonangela Sechi che li accompagnera’ nella visita di condoglianze alla famiglia Mureddu.

La vedova del Maresciallo Fregosi morto a Nassiriya: “avanti con missione non diamogliela vinta, rivivo il dolore e l’angoscia”: “penso che queste missioni debbano continuare. Se questo tributo di vite puo’ servire a portare la pace in quel Paese, e’ bene che la missione vada avanti: l’importante e’ che non siano vite perdute”. Lo afferma la signora Paola Gialli Cohen, vedova del maresciallo del Nas di Livorno Enzo Fregosi, ucciso nell’attentato del 2003 a Nassiriya in Iraq, commentando con l’ADNKRONOS il dibattito in corso sulla necessita’ o meno di proseguire la missione in Afghanistan, dopo l’attentato di ieri a Kabul in cui 6 soldati italiani hanno perso la vita.

“Questi attentati sono concepiti per scuotere l’opinione pubblica internazionale e far si’ che alla fine le forze multinazionali lascino il Paese. Non sono un’esperta di strategie militari, ma la mia opinione e’ che non dobbiamo dargliela vinta”, aggiunge la vedova Fregosi, che confessa di essere rimasta ‘sconvolta’ dopo aver saputo dell’agguato, “e’ come rivivere l’angoscia e la tristezza di quei giorni: ho visto in tv scene molto simili a quelle dell’attentato in cui ha perso la vita mio marito. In questo momento penso alle famiglie dei defunti – dice la signora Gialli Cohen – e sono loro vicina nel dolore, so che cosa provano”.

Facebook, rimosso il gruppo che esultava per militari caduti:  c’e’ stata una vera e propria rivolta virtuale contro il gruppo di Facebook “Esultiamo per la morte dei soldati italiani in Afghanistan: forza talebani!”, fondato ieri sera e cancellato a tempo di record dal social network dopo i 102 post di protesta in poche ore. Contro il gruppo, i cui contenuti sono stati rimossi e resi invisibili dagli amministratori di Facebook, si sono scatenati centinaia di messaggi di ragazzi e ragazze indignati per l’iniziativa. ‘Vergogna, chiudete subito questo gruppo’, scriveva una ragazza poco dopo aver appreso della pubblicazione dei post contro i militari caduti. E c’e’ anche chi ha deciso di fondare un gruppo contro il presunto autore dell’iniziativa.

Non e’ la prima volta che sul social network compaiono pagine di chi si schiera contro militari vittime di stragi e attentati. La presenza di un gruppo che inneggiava a ’10, 100, 1000 Nassiriya’ aveva scatenato in passato un’ondata di polemiche e di indignazione violenta da parte della comunita’ virtuale e non solo, e, anche in quel caso, arrivo’ la cancellazione. ‘Tanta e’ stata la mia vergogna di essere un essere umano – scrive il fondatore di un gruppo ‘antagonista’ – che ho fondato un gruppo contro di loro’.

Aumentano intanto in queste ore gli iscritti che lasciano messaggi di cordoglio per le vittime dell’attentato di ieri a Kabul.
Come sulla pagina ‘Onore ai militari caduti a Kabul’, che al momento conta piu’ di mille iscritti e 161 post. ‘Grazie anche a voi siamo fieri di essere italiani’, scrive una ragazza. ‘Onore e rispetto ai 6 para’ morti a Kabul in un vile attentato – si legge nel post di un altro membro – Profondo cordoglio e un abbraccio alle loro famiglie’.

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