Afghanistan, gli insurgents cambiano tattica: aumenta l’uso di cecchini

afghanistan_militareIn meno di un mese è stato registrato nel paese lo stesso numero di attacchi con fucili di precisione, avvenuto in tutto il 2010. Roma, 20 gen – L’efficace lotta condotta dai militari della missione Isaf contro le bombe artigianali ha spinto i talebani a cambiare tattica passando agli attacchi mirati. E’ quanto avvenuto nei confronti dei soldati italiani nella base operativa avanzata (Fob) Snow in Gulistan e nell’avamposto (Cop) Highlander a Bala Murghab. La conferma del cambio di strategia viene sia dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa, sia dalle testimonianze degli stessi insurgents. Il primo, durante la conferenza stampa in cui aveva annunciato la morte del caporal maggiore scelto Luca Sanna nella Cop aveva lamentato un’inversione di tendenza degli attacchi contro gli italiani, spiegando che sono diminuiti quelli con gli Ied (gli ordigni rudimentali che hanno mietuto molte vittime nel paese) ma aumentate le azioni a fuoco. Il ministro, riferendo sull’accaduto alla Camera, ha aggiunto anche che ogni settimana ci sono in media 40 attacchi nella regione Ovest. Un numero elevato, ma sicuramente inferiore rispetto a quanto avviene in altre zone del paese.

Dragunov

Il fucile di precisione russo Dragunov

Per quanto riguarda la guerriglia, la conferma viene dagli stessi siti di propaganda dei talebani. Ormai sono molto poche le rivendicazioni di azioni con bombe. La maggior parte sono attacchi con armi da fuoco. Ma c’è un altro dato preoccupante, emerso con la morte dell’alpino Matteo Miotto il 31 dicembre, ucciso da un cecchino nel Gulistan: è l’uso sempre più diffuso che le forze anti governative fanno dei tiratori scelti. L’ultimo caso è l’assassinio giovedì a Kabul di un interprete che lavorava con le forze Usa. Gli “sniper” si stanno rivelando uno strumento prezioso, in quanto permettono di colpire a distanza con una notevole precisione. E il loro uso è sempre più diffuso, sia nelle azioni mirate a un singolo bersaglio sia in quelle multi target o negli attacchi a strutture. Inoltre, le armi si trovano praticamente ovunque. Principalmente si tratta – come nel caso di Miotto – di fucili russi Dragunov, dotati di ottica e in grado di colpire fino a una distanza di 500 metri con facilità, che quasi raddoppia nel caso in cui il fucile sia imbracciato da uno specialista.

Un’azione condotta da un tiratore scelto, infatti, presenta pochi rischi e molti vantaggi. Soprattutto in caso di obiettivo singolo. I cecchini difficilmente sbagliano e, muovendosi usualmente in solitaria, hanno ottime possibilità di fuggire indenni dal luogo dell’attacco. Inoltre, la capacità di colpire a distanza li rende praticamente invisibili. Anche in caso di azione contro più bersagli o una struttura militare. Con tutti i vantaggi del caso. Il rovescio della medaglia, però, è che un tiratore scelto è considerato merce rara, e quindi molto cara. Sia se viene “addestrato in casa” sia se reclutato a contratto o stipendiato. La sua cattura o uccisione, per la guerriglia significa perdere un importante vantaggio.

Da qui, finora l’uso limitato che ne veniva effettuato, a privilegio di azioni terroristiche con bombe e Ied: più a buon mercato e facilmente reperibili, ma con l’elevato rischio di essere scoperte prima della detonazione e con lo svantaggio di causare un elevato numero di vittime civili, soprattutto nei centri abitati. E’ stato proprio questo ultimo effetto a far cambiare tattica ai talebani, che ormai avevano perso il favore di gran parte della popolazione afgana e difficilmente trovavano asilo e supporto nei villaggi. Con questa scelta, gli insurgents – oltre a colpire “gli invasori” e “i mercenari” – cercano di riconquistare il consenso. In particolare nelle zone dove gli abitanti locali sono ancora indecisi o hanno paura, come quelle periferiche dove le istituzioni centrali di Kabul sono ancora poco presenti e dove si trovano basi isolate.

afghanistan-montagneQuesta nuova tattica, peraltro, è stata avvantaggiata anche da condizioni metereologiche molto particolari. Quest’anno l’inverno in Afghanistan è arrivato solo pochi giorni fa. E se da una parte è un bene per la popolazione, che avrà meno disagi a seguito della stagione rigida, dall’altro è un grande male sul versante della sicurezza. Tradizionalmente, in questo periodo la neve chiudeva i passi di montagna usati dai guerriglieri per spostarsi, obbligandoli a una sosta forzata che usavano per riorganizzarsi e ricompattare le fila. Ma le elevate temperature hanno prolungato l’autunno e i passi sono rimasti sgombri. Perciò, il flusso di transiti non si è allentato. Anzi, è aumentato a seguito della pressione da parte delle truppe statunitensi e britanniche nel sud e nel sud est. In molti sono fuggiti a Ovest e a Nord. Da qui si è registrato un incremento di presenza “ostile” in diverse zone di responsabilità, tra cui quella italiana.

Questo, insieme all’aumento di militari nella regione che ha permesso il presidio di più zone, ha fatto sì che ci fosse un’esplosione di violenza anche nella nostra area. Aggravata dall’uso di cecchini, come sta avvenendo in tutto il paese. Negli ultimi tempi, infatti, secondo fonti della Nato gli attacchi con tiratori scelti sono aumentati esponenzialmente e in meno di un mese hanno raggiunto lo stesso numero di quelli avvenuti complessivamente nel 2010. (Il Velino)

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