Afghanistan: Generale Camporini, ne morivano più negli anni ’70 e senza guerra

camporini3Roma, 26 lug. – “Ai tempi della guerra fredda pilotavo caccia ed ogni gruppo di volontari aveva un caduto all’anno, ma quelle morti non facevano scalpore. Erano un prezzo da pagare. Oggi la morte di un soldato in un’operazione è un evento mediatico di grande importanza, ma si considerano fatali le morti sul lavoro o gli incidenti stradali. Questi ultimi causano migliaia di morti, ma non sento mai un politico chiedere la chiusura delle autostrade”.

Il generale Vincenzo Camporini, ex capo di Stato maggiore della difesa oggi consulente militare del ministero degli Esteri, in un’intervista non nasconde le proprie perplessità per le polemiche politiche sulla questione afghana. Secondo il generale, “i politici devono imporsi una rivoluzione culturale. Devono prima comprendere loro stessi e poi spiegare all’opinione pubblica perchè siamo impegnati in missioni come quella afghana. In Gran Bretagna e Francia è scontato, in Italia non ancora”.

L’ex capo di Stato maggiore della difesa sottolinea come “un Paese deve saper contribuire alla stabilità internazionale. Chiudersi equivale a metter la testa sotto la sabbia e rinviare il problema. Dobbiamo capire che se non andiamo noi da loro, verranno loro da noi”. Quanto al ritiro dall’Afghanistan per il 2014, annunciato dalla Casa Bianca, “la guerra con il cronometro in mano non si può fare – riflette il generale – La pianificazione richiede delle date, ma se i risultati non sono quelli previsti bisogna esser pronti a cambiare. Un’operazione militare si pianifica con il calendario, ma è impensabile trasformare quei tempi in scadenze politiche”. (Adnkronos)

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