Afghanistan: domani conferenza a Kabul, occhi puntati al 2014

karzaiIl piano di Karzai: 600 milioni di euro per “recuperare” 36.000 talebani. Roma, 19 lug – Una Kabul blindata da migliaia di militari afghani e internazionali, con due giorni dichiarati festivi per semplificare la sicurezza accoglie domani oltre i rappresentanti di 70 paesi e 40 ministri degli Esteri, nel più grande evento internazionale mai registrato nella capitale afghana da cinquant’anni. Alla Conferenza sull’Afghanistan saranno presenti anche “big” come il segretario di Stato Usa Hillary Clinton e il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon, oltre naturalmente al presidente afghano Hamid Karzai. Per l’Italia c’è il titolare della Farnesina Franco Frattini. Gli occhi sono puntato sul presidente afgano, in questo evento che, sottolinea l’ambasciatore Massimo Attilio Iannucci, inviato speciale di Frattini per l’Afghanistan, “non è una conferenza di donatori, nel senso che non si parla di soldi da raccogliere”. Piuttosto, spiega ancora Iannucci, è un evento in cui “la comunità internazionale si fa da testimone del resoconto del presidente Karzai su quanto è stato fatto, e soprattutto dei suoi impegni con il popolo afghano”. E, inoltre, vigilerà “affinchè gli impegni siano mantenuti”. Tra questi anzitutto la riconciliazione nazionale, secondo quanto anticipa l’agenzia stampa tedesca Dpa, Karzai punta a spingere a deporre 36.000 talebani con un programma da 600 milioni di euro. Ma il presidente dovrà anche parlare di governance, lotta alla corruzione, stato di diritto, tutela delle donne. Il tutto con l’obiettivo del 2014, anno in cui le forze di sicurezza afghane dovrebbero essere in grado di assumersi il controllo del paese. Insomma una conferenza, come ha precisato anche Maurizio Massari, portavoce della Farnesina, che evidenzierà come “il futuro dell’Afghanistan è nelle mani degli afghani”. La comunità internazionale ha dato già moltissimi soldi, è il refrain che si sente ripetere, adesso è ora di cominciare a vederne i frutti. Gli afghani, e Karzai in prima persona, sono sotto pressione, è questo il messaggio di fondo per quanto condito di orpelli di cortesia ed elogi. Non a caso Iannucci sottolinea che “il carattere fondamentale di questa conferenza è che l’organizzazione è stata curata dagli afghani, l’Onu la copresiede ma ha avuto solo un ruolo di supporto”.

Che Karzai indicherà la data del 2014 ormai è trapelato da varie fonti diplomatiche. Sarà la data in cui si può completare il passaggio di consegne dalle forze internazionali a quelle afghane, visto che in quella data esercito e polizia dovrebbero ormai essere pronti. “Una sfida – ha commentato Mark Sedwill, rappresentante civile della Nato – difficile ma realistica”. Anche il ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle ha chiesto di indicare nel documento finale quella data come momento in cui gli afghani dovranno essere in grado di gestire la propria sicurezza. “Non è che dal 2014 – sottolinea però Iannucci – ce ne andiamo tutti, non esiste il giorno del “tutti a casa”. Sarà comunque un processo graduale”. Cruciale per questo processo sarà la riconciliazione nazionale, indispensabile per porre fine alla cruenta guerriglia. Karzai, spiega ancora Iannucci, “dovrà parlare di due cose: reintegrazione e riconciliazione”. Il primo punto, dice, “è più facile, in quanto si tratta di recuperare i talebani dediti alla lotta armata perchè non hanno alternative, ma sarà un processo fatto sulla base dei villaggi e non degli individui. Saranno i capivillaggio a indicare al governo quali sono i combattenti che possono essere riammessi senza rischio”. Invece “molto più complesso è il negoziato con i comandanti”. Secondo le rivelazioni della Dpa, comunque, Karzai ha pronto un piano per recuperare 36.000 talebani entro il 2015 con 600 milioni di euro. Un piano che dovrebbe essere attuato in 22 delle 34 province entro il 2015. Secondo la Dpa, esso prevede anzitutto di facilitare la resa della “bassa truppa” dei talebani con aiuti finanziari e materiali. Karzai punta però anche ai comandanti, con i quali vorrebbe negoziare offrendo loro tra l’altro l’immunità e la possibilità di espatriare in stati terzi sicuri. Di un piano per spingere alla resa almeno la bassa truppa dei talebani si era già parlato nella conferenza internazionale sull’Afghanistan a gennaio a Londra, 100 milioni di euro sono stati già stanziati allo scopo. Karzai però dovrà parlare anche di questioni all’apparenza meno “spettacolari”. Come la governance, la sicurezza, lo stato di diritto, tutti gli aspetti della vita civile del paese. I diplomatici parlano di un “allineamento” tra l’Afghanistan e i paesi donatori, visto che, dice ancora Iannucci, “non sempre le priorità di Kabul  coincidono con quelle internazionali”.

prt-heratTra gli aspetti fondamentali figura la lotta alla dilagante corruzione. Indispensabile per poter passare anche a quella che i diplomatici chiamano “l’afghanizzazione anche delle finanze”. Kabul chiede di poter gestire direttamente almeno il 50% degli ingenti aiuti finanziari internazionali entro due anni, ma perchè ciò accada sarà indispensabile che la gestione finanziaria afghana diventi più affidabile e trasparente. Non mancheranno anche temi delicati come i diritti delle donne, più volte Karzai è stato accusato di ambiguità su questo fronte. Si parlerà di strutture rifugio per sole donne vittime di violenze familiari, e di aiuto alle donne magistrato, come il procuratore di Herat, una donna che, dice Iannucci, “deve vivere blindata”. In genere, cruciale per il paese è lo sviluppo di un sistema giudiziario, tuttora molto indietro. Sullo sfondo, il desiderio di dare più accento agli aspetti civili rispetto a quelli meramente militari. Iannucci sottolinea l’esperienza della provincia di Herat, sotto controllo italiano, e ricorda gli sforzi italiani non solo di aiutare la “institution building” , ma anche la promozione dello sviluppo economico della regione. Imprenditori dell’area sono venuti in visita in Italia, mentre cinque-sei imprenditori italiani saranno a Herat per occuparsi del marmo, un settore che potrebbe essere molto promettente. A settembre ci sarà inoltre una conferenza sull’agroalimentare. “Tutto questo – sottolinea l’inviato di Frattini – è essenziale per la messa in sicurezza, se ci sono altre fonti di guadagno chi sta con i talebani solo per soldi potrà trovare alternative”. Herat, dice ancora Iannucci, “potrebbe essere tra le prime Prt (provincial reconstruction team, i settori in cui è stato suddiviso l’Afghanistan dall’Isaf) in cui avverà il passaggio dai militari ai civili”. Un processo che comunque, avverte l’ambasciatore, andrà avanti nel paese “a macchia di leopardo, in alcuni aree ci sono progressi, in altre, come il sud, ancora gravi problemi”. (Adnkronos)

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