Thales, l’ex generale e le consulenze che non lasciano tracce

thalesRoma, 13 feb – (Claudio Gatti) Nell’ordinanza del Gip di Busto Arsizio si legge di una telefonata intercettata in cui l’amministratore delegato di Finrneccanica Giuseppe Orsi sostiene che le tangenti siano «Un fattore naturale della pratica aziendale» . La scusa del “così fan tutti” è vecchia e abusata. Ma che nel settore della Difesa pagare servizi di intermediazione di dubbia natura sia pratica usata anche da concorrenti di Finmeccanica è sicuramente vero. Il Sole 24 Ore ha per esempio scoperto che è stata ripetutamente messa in atto dal colosso militare francese Thales.

La storia è venuta alla luce in seguito a un’indagine condotta su un fiduciario svizzero dal pm milanese Roberto Pellicano. Sul fronte della Thales, non essendo stato rilevato alcun reato, il Gip ha archiviato il caso, ma secondo la Guardia di Finanza quel procedimento ha comunque fatto emergere fondi fuori contabilità collegati alla stessa Thales. Il protagonista del caso è Stefano Orlando, ex generale dell’Aeronautica militareda anni presidente della filiale italiana di Thales. Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano ha scoperto che era uno dei clienti privilegiati di Giovanni Guastalla, contabile svizzero arrestato per riciclaggio nell’ottobre 2009 e oggi in attesa di patteggiare la pena. Secondo la Guardia di Finanza a Orlando erano riconducibili «strutture societarie estere create e gestite da Guastalla, in favore delle quali venivano trasferiti fondi da parte di Thales International BV – trasferimenti che risultavano derivare da una non meglio precisata attività di consulenza nel contesto di forniture di beni in favore di società pubbliche italiane e istituzioni militari».

I PROTAGONISTI
La società

Il gruppoThales è una multinazionale globale di elettronica specializzata nei settori dell’aerospazio, difesa, e information technology. Il nome dell’azienda è diventato quello attuale dopo il dicembre del 2000, quando abbandonò il nome Thomson-CSF dopo l’acquisizione di Racal Electtronics pic, un gruppo di difesa britannico.

Le persone coinvolte

Al centro della vicenda c’è Stefano Orlando, ex generale dell’Aeronautica militare e da anni presidente della filiale italiana di Tha!es. ll Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano ha scoperto che era uno dei clienti privilegiati di Giovanni Guastalla, contabile svizzero arrestalo per riciclaggio nell’ottobre 2009 e oggi in attesa di patteggiare la pena.

Questi trasferimenti sono stati collegati dalla Gdf a una serie di contratti stipulati con Thales Intemational per consulenze apparentemente risultate fittizie, perché «non è mai stata trovata traccia di alcuna attività di consulenza effettivamente prestata, da parte del citato Orlando, nei confronti della multinazionale francese». I giustificativi formali erano rapporti che lo stesso Guastalla ha ammesso di aver spesso scaricato da internet su istruzione di Orlando («lui mi diceva: scarica queste informazioni da questo sito, scarica da quell’altro»). In altre parole, per usare un termine francese, si sarebbe trattato di un escamotage per costituire fondi neri all’estero. A che fine lo ha ipotizzato lo stesso Guastalla in un interrogatorio quando ha detto che potrebbero essere «percentuali legate a forniture militari e che queste percentuali vadano a terzi. Quindi alla famosa tangente. piuttosto che alla corruzione di qualcuno».

È la stessa conclusione a cui è giunto il Nucleo di Polizia Tributaria di Milano: «Dall’attività di indagine eseguita appariva del tutto evidente che i flussi finanziari in favore … dell’Orlando, erano serviti per la costituzione di risorse extra-bilancio, da parte della multinazionale francese – risorse che, stante quanto dichiarato in atti dal Guastalla e da una sua collaboratrice, erano state utilizzate dall’Orlando a fini corruttivi, con riferimento all’acquisizione di commesse». I finanzieri hanno provato a seguire il denaro. Ma si sono per lo più imbattuti in prelevamenti di contanti che interrompevano la catena fmanziaria. Sono riusciti a seguire solo il flusso di una piccola parte di quei soldi, finita su conti di tre ex alti ufficiali italiani. Questi pagamenti sarebbero serviti acompensare «la ricezione di informazioni riservate da parte dell’Orlando, in modo tale da consentire a Thales di modulare al meglio le offerte di propri prodotti nei confronti di istituzioni militari italiane». Ma poiché si trattava di ufficiali ormai in pensione non si poteva ipotizzare il reato di corruzione. Contattato telefonicamente da Il Sole 24 Ore, l’ex generale Orlando ha dichiarato di non essere «assolutamente a conoscenza» del procedimento appena archiviato a Milano, invitandaci a contattare Thales a Parigi. Cosa che abbiamo prontamente fatto. Ma il portavoce di Thales ci ha detto di «non avere alcun commento da fare». Possibile che Stefano Orlando abbia agito in proprio senza il consenso della casa-madre francese?

A confutare questa ipotesi è stato lo stesso Guastalla, rivelando al pm Pellicano il ruolo del dirigente di Thales, Denis Petré. «Quando veniva, Petré era in piena sintonia con Orlando… cioè, non è che hanno fatto mai mistero… perché il punto era giustificare le prestazioni… coi revisori interni». Che il ruolo di Petré sia centrale nella gestione di fondi offshore del gruppo Thales è dimostrato dalle risultanze di un’inchiesta pressoché identica condotta dalla Procura di Roma ma conclusasi il 19 maggio 2009 per «intervenuta prescrizione». In quell’indagine Orlando era accusato di aver pagato un colonnello della Guardia di Finanzaper ottenere informazioni riservate che permettessero alla società Thomson C.S.F. (il nome dell’azienda francese prima che nel 2000 fosse cambiato in Thales), di vincere una gara per un “Centro di Addestramento” da installare presso l’aeroporto militare di Pratica di Mare. Anche in quell’occasione erano state trovate tracce di pagamenti in nero e anche lì era emerso che Denis Petré era il referente di Orlando per quel che riguardava fondi offshore.

Ecco cosa recita la richiesta di rinvio a giudiziodel pubblico ministero Angelantonio Racanelli: «Con più azioni, esecutive del medesimo disegno criminoso, Orlando Stefano, presidente del Consiglio di amministrazione della Thornson C.S.F Italia, per il tramite di Nardi Emanuele… prometteva al… Comandante del Centro di Aviazione della Guardia di Finanza di Pratica di Mare, la somma di L. 80.000.000 corrispondente allo 0,5% dell’importo della fornitura da parte della Thomson C.S.F. Intemational». E chi era l’interlocutore francese in Thomson? Negli stessi atti è riportato il nome: «Sarebbe stato necessario recarsi a Parigi per incontrare Denis Petré, vicepresidente della Thomson International, per definire gli estremi dell’accordo».

Il procedimento di Roma si è italianamente esaurito per prescrizione, ma uno del tutto analogo presso il Tribunale di Nizza si è chiuso nel 2005 con la condanna della Thales a 600mila euro di multa e due anni di esclusione dagli appalti pubblici. In questo caso a denunciare il misfatto – la corruzione di funzionari pubblici al fine di ottenere l’appalto di una nuova linea tramviaria – fu la stessa Thales, che puntò il dito contro l’ingegnere Michel Josserand, ex direttore di una sua controllata, Thales Engineering Consulting, o Thec. Ma agli inquirenti Josserand ha raccontato di aver scoperto episodi di corruzione da parte del gruppo Thales ovunque nel mondo, e ha fornito documenti da lui custoditi in una cassetta di sicurezza e di cui Il Sole 24 Ore ha ottenuto copia. I documenti includono un elenco di appalti ottenuti da Thales in vari Paesi, con accanto le cifre che a detta di Josserand erano state pagate in nero. (Il Sole 24 Ore)

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