Tempi biblici per le cause di servizio, TAR condanna la Difesa: 20 euro per ogni giorno di ritardo

militari-scarponiRoma, 22 apr (di Giuseppe Paradiso) – Ricordate l’iniziativa di GrNet.it contro i “tempi biblici per cause di servizio e vittime del dovere“? Bene, a quanto pare anche i giudici amministrativi, sommersi dalla valanga di ricorsi contro il ministero della Difesa, dovuti alle lungaggini delle istruttorie sul riconoscimento della causa di servizio e all’emissione del provvedimento finale, hanno deciso di sanzionare il dicastero di Palazzo Baracchini comminando una penale di 20 euro per ogni giorno di ulteriore ritardo nell’evasione della pratica.

pdf La decisione , emessa dai giudici del Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria, scaturisce non solo dall’eccessiva lentezza del processo istruttorio sul riconoscimento delle cause di servizio ma, addirittura, dalla mancata ottempreranza da parte del ministero della Difesa nel dare esecuzione ad una sentenza del TAR che, dando ragione al ricorrente, aveva già ordinato al dicastero “di provvedere in modo espresso sull’istanza del ricorrente entro il termine di novanta giorni dalla comunicazione in via amministrativa o, se anteriore, dalla notificazione della sentenza medesima“, in riferimento all’annullamento “del silenzio-rifiuto formatosi sulla richiesta volta al riconoscimento della dipendenza da causa di servizio“.

Insomma, il ministero della Difesa nonostante una sentenza esecutiva gli intimasse di evadere la pratica del ricorrente (entro il termine di novanta giorni), dopo ben tredici mesi di ritardo, faceva ancora orecchie da mercante, costringendo il ricorrente ad adire nuovamente i giudici amministrativi.

I giudici a questo punto, visto il “contegno omissivo serbato (dal ministero della Difesa, ndr) a seguito della sentenza che ha definito il giudizio“, hanno deciso di comminare al dicastero una sanzione pecuniaria di 20 euro per ogni giorno di ritardo a partire dall’emissione della precedente sentenza; tale somma, naturalmente, verrà attinta dalle casse dello Stato e, quindi, da tutti i contribuenti.

A sostenere gli interessi del ricorrente, gli avvocati Giorgio Carta, Giovanni Carta e Giuseppe Piscitelli.

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