Stupro nell’aquilano: la Cassazione conferma le accuse per l’ex militare campano

stuproConvalidati gli arresti domiciliari per fisting e tentato omicidio. Roma, 25 set – Confermato, dalla Cassazione, il pesante quadro accusatorio – per stupro cruento e tentato omicidio – nei confronti di Francesco Tuccia, l’ex militare della provincia di Avellino rinviato a giudizio per aver provocato lesioni gravissime durante una violenza sessuale a una ragazza poi abbandonata in un lago di sangue all’esterno di una discoteca nell’aquilano. La Suprema Corte ha convalidato la misura cautelare sottolineando che la pratica del “fisting”, usata in questo stupro, “non implica un grado di minore gravità del fatto”.

La Suprema Corte – con la sentenza 36774 della Terza sezione penale depositata oggi e relativa all’udienza svoltasi lo scorso 28 giugno – ha ritenuto ”infondate” le tesi difensive che mettevano in dubbio i ”gravi indizi di colpevolezza” di Tuccia. Gli stessi legali dell’imputato, rileva la Suprema Corte, ”non sollevano alcun dubbio circa l’effettiva consumazione dell’attività sessuale ad opera dell’indagato ed il comportamento di abbandono della vittima). Quanto alla ragazza rimasta vittima della violenza dell’ex militare, i supremi giudici – che chiedono la tutela della privacy per le sue generalità ed ogni altro dato identificativo – osservano che dalle dichiarazioni delle persone sentite e dalle analisi condotte, emerge che si ”trovava in evidente stato di alterazione per abuso di sostanze alcoliche e, se non può escludersi l’esistenza di un iniziale consenso ad un rapporto sessuale, tale consenso, però, razionalmente è stato considerato non esteso ad un rapporto particolarmente violento e cruento e comunque revocato nel momento in cui si sono prodotti i primi effetti cruenti ed estremamente dolorosi”. Oltre ad aver confermato i gravi indizi per l’accusa di violenza sessuale ”con sevizie e crudeltà”, la Suprema Corte afferma che ”con deduzioni coerenti” il Tribunale ”ha ritenuto che Tuccia, quanto meno, si sia chiaramente rappresentato ed abbia consapevolmente voluto provocare lesioni gravissime, razionalmente ricollegando tale deduzione non soltanto all’entità ed alla significatività della condotta lesiva ma anche al determinante abbandono al gelo della donna, seminuda, con imponente emorragia in corso ed in stato di incapacità a provvedere a sè stessa”. Confermato anche il rischio di inquinamento probatorio e quello della ”elevata probabilità di reiterazione di analoghe condotte criminose”. L’attualità di questo rischio viene dalle dichiarazioni dello stesso Tuccia che ”ha riferito di avere posto in essere anche altre volte la pratica sessuale in oggetto”. Dal sette giugno, l’ex militare è ai domiciliari. Il processo per l’ex caporale ventunenne inizierà il 22 ottobre. A soccorrere la ragazza fu il proprietario della discoteca ”occasionalmente sopraggiunto”. (ANSA)

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