Omicidio Melania Rea: Parolisi in silenzio davanti al GIP

Salvatore-Parolisi-e-Melania-ReaSopralluoghi del RIS in casa e in caserma. Ascoli Piceno, 5 ago. – Nel giorno del nuovo interrogatorio di garanzia di Salvatore Parolisi, che ha scelto la strada del silenzio anche davanti al gip di Teramo, Giovanni Cirillo, nuovi sopralluoghi dei carabinieri del Ris sono stati eseguiti nella caserma e nella casa di Folignano dove il caporal maggiore viveva con la moglie Melania Rea e la figlia. Mentre non sono ancora chiari i quesiti che hanno spinto il magistrato a disporre i nuovi esami, una cosa è certa: nuove tracce, repertate e portate via dalla casa di Salvatore, dovranno essere analizzate dai Ris. Parolisi si trova rinchiuso in carcere per l’omicidio della moglie Melania Rea, uccisa nel bosco delle Casermette a Ripe di Civitella, nel teramano. Il caporal maggiore dell’esercito, nel secondo interrogatorio di garanzia davanti al gip Giovanni Cirillo, non ha risposto, come aveva fatto anche davanti al gip di Ascoli Piceno prima che l’inchiesta venisse spostata a Teramo per competenza territoriale, dopo che il medico legale aveva stabilito che Melania Rea era stata uccisa a Ripe di Civitella, zona per cui è competente la procura di Teramo. Rispetto all’ordinanza di Ascoli Piceno, in cui già gli era stato contestato l’omicidio aggravato dal grado di parentela e dalla crudeltà, in quella abruzzese c’è in più quella di aver ”profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa”, e il vilipendio di cadavere si trasforma in deturpazione, azione che, secondo il gip Cirilli, Parolisi ha probabilmente fatto aiutato da qualcuno la mattina del 19 aprile quando il suo telefono cellulare si spegne per un’oretta e poi una volta riacceso chiama quello della moglie Melania.

Il fratello di Melania: abbiamo fiducia solo nella giustizia quella in Salvatore non c’è più

Amaro il commento del fratello di Melania Rea, Michele Rea, alla notizia della decisione di Parolisi di avvalersi della facoltà di non rispondere: ”Abbiamo fiducia solo nella giustizia, perchè quella in Salvatore Parolisi già non c’è più, è decaduta da tempo – ha detto all’Adnkronos – Non siamo sorpresi – ha spiegato – che Salvatore si sia avvalso anche davanti al gip di Teramo della facoltà di non rispondere perchè è la strategia concordata con i suoi avvocati. Ora attendiamo il Riesame e gli sviluppi dell’inchiesta”. ”Fino a prima dell’arresto – ha detto ancora Michele Rea – abbiamo ragionato con il cuore poi gli sviluppi delle indagini, che dal nostro punto di vista sono state scrupolose, hanno portato alla luce nuovi elementi e tutto è cambiato”. Dello stesso tenore il commento del legale della famiglia Rea, l’avvocato Mauro Gionni, che ha detto ad Adnkronos: ”nessuna sorpresa, mi pare che lui non abbia niente da dire, invece il gip di Teramo ipotizza cose sempre più gravi da verificare”. Nel corso della giornata, dopo l’interrogatorio, il pubblico ministero di Teramo Davide Rosati, titolare dell’inchiesta insieme alla collega Greta Aloisi e al procuratore capo Gabriele Ferretti, si è recato per un sopralluogo nella caserma e nell’abitazione di Salvatore Parolisi a Folignano. Il primo sopralluogo è stato eseguito nella caserma del 235° reggimento Rav Piceno di Ascoli, dove il caporal maggiore dell’Esercito, unico indagato per l’omicidio della moglie, prestava servizio come istruttore di reclute femminili prima di essere arrestato. Il secondo esame riguarda invece l’abitazione in cui Parolisi viveva con la moglie, Melania, e la figlia, a Folignano.

In caserma ispezionato l’armadietto di Salvatore, PM incontra le gerarchie militari

Proprio nella casa di Folignano i carabinieri del Ris, che non hanno portato via nulla dalla caserma, avrebbero invece trovato e repertato delle tracce, ma saranno necessari ulteriori esami per capire se si tratti o meno di elementi utili alle indagini. Durante l’ispezione in caserma invece il magistrato ha chiesto di parlare con le gerarchie militari, per cercare di ottenere informazioni utili a ricostruire il quadro generale dell’ambiente di lavoro di Parolisi, unico indagato per l’omicidio della moglie. La caserma “Clementi” è entrata più volte nel giallo sulla morte di Melania Rea: per le rivelazioni rilasciate da una soldatessa che aveva avuto una storia con Parolisi ma soprattutto per l’ipotesi, contenuta anche nell’ordinanza del gip di Teramo, Giovanni Cirillo, che Melania sia stata uccisa perchè a conoscenza di un segreto legato all’attività svolta dal marito o comunque all’ambiente in cui lui lavorava. In particolare, il pubblico ministero insieme ai carabinieri che portano avanti le indagini sull’omicidio hanno ispezionato l’armadietto del caporalmaggiore. L’attenzione degli inquirenti si è soffermata sugli oggetti contenuti nell’armadietto dove il caporal maggiore teneva i suoi effetti personali. In quello stesso armadietto sono già state sequestrate lettere delle sue allieve che, scrive il gip Cirillo, ”per come risulta dalle lettere lo adoravano e lo stimavano”.

Nell’ordinanza il GIP di Teramo parla di “segreti” legati alla caserma che Melania avrebbe scoperto

La caserma e quanto accadeva al suo interno potrebbe tornare velocemente in primo piano in questa vicenda. Ed è il gip Cirillo che con la sua ordinanza punta anche in quella direzione quando parla di ”segreti” di cui Melania potrebbe essere venuta a conoscenza prima di morire. Qualcosa di ”molto brutto” Melania doveva dirlo alla sua amica Rosa. La stessa amica con cui aveva parlato il 16 aprile e a cui era apparsa ”molto nervosa”. Il 19 aprile invece, sarà Parolisi a telefonare a Rosa. Il gip di Teramo scrive in proposito: ”Temeva forse che le avesse rivelato un segreto inconfessabile?”. ”Può allora essere ipotizzato – scrive il gip- che la moglie, che lo seguiva lo controllava e non poche volte in passato lo aveva persino pedinato, avesse scoperto qualcosa di assai più grave, o anche solo di torbido, di inconfessabile, non necessariamente penalmente rilevante”. ”E così – indica il gip di Teramo – occorrerebbe approfondire i rapporti interni alla caserma; la eventuale presenza di ”giri di droga ( cui pure l’indagato ha fatto riferimento quando è stato sentito a sit); quella di ulteriori e diverse frequentazioni extraconiugali dell’indagato”. Secondo il gip Parolisi rivestiva la ”classica condizione di uomo che vuole tenere due piedi in una scarpa”, ” più che quella di un uomo disperato al bivio della sua esistenza”.

L’ordinanza del GIP, scavare nelle relazioni extraconiugali, altre indagini sul cellulare di Melania

”Del resto – affonda ancora il giudice – è stato accertato che oltre a Ludovica, in questi anni Parolisi ha avuto rapporti anche con altre soldatesse incontrandole presso Bed and Breakfast dove non veniva registrato”. Ed è in queste relazioni, in queste circostanze torbide che il gip vuole che si vada a scavare. Una pista, che secondo il giudice sarebbe una sorta di autogol, l’avrebbe fornita proprio Parolisi. ”Deve essere ricordata – si legge ancora nell’ordinanza – per avere il sapore di una excusatio non petita davvero sospetta il commento dell’indagato che, nel negare di avere certezza di fatti compromettenti accaduti all’interno della caserma (stupefacenti, prostituzione) non mancava però di buttare lì, senza che gli fosse richiesto una sua “preoccupazione”: la esistenza di “storie sataniche” – ”tempo fa una ragazza fu legata al letto e gli accesero fuochi intorno” disse. Pare al giudice, che un riferimento simile ben possa coniugarsi con l’intento di orientare le indagini verso la “‘pista” dell’omicidio satanico, in linea con l’intervento operato ex post sul corpo della povera Carmela Rea”. Secondo il gip di Teramo inoltre, vanno fatte ulteriori indagini sul telefonino di Melania Rea, quel telefono che il 20 aprile alle sette del mattino è stato acceso da qualcuno. Quel cellulare in cui, i carabinieri hanno trovato ”un paio di sms inviati al marito risalenti al luglio 2010 in cui Melania manifesta tutto il suo amore, poi più nulla fino al giorno dell’omicidio”.

I dubbi del GIP sulla premeditazione

“Non può essere quindi escluso – continua Cirillo – che qualcuno abbia cancellato altri sms, magari più compromettenti o dal contenuto più interessante, apparendo strano che nel volgere di nove mesi Melania non abbia conservato neanche un sms inviato al marito”. “Parimenti – scrive ancora Cirillo – figurano alcuni sms indirizzati da Parolisi alla moglie nei primi mesi dell’anno scorso, in cui l’uomo si lamenta perchè la moglie lo maltratta e lo umilia pubblicamente”. Il gip insinua infine il dubbio sulla premeditazione: “Se non può dirsi allo stato che tecnicamente il fatto sia stato premeditato, tuttavia dalla ricostruzione degli accadimenti così come operata residua una certa preparazione dell’aggressione, avvenuta in un luogo isolato, dopo che la vittima era stata condotta in un luogo piuttosto che in quello dove era in origine diretta”. (Adnkronos)

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