Militari e diritti politici: la Difesa soccombe ancora in tribunale

giustiziatar2Roma, 6 dic – GrNet.it si è occupata già ampiamente dei diritti politici dei militari, pubblicando numerosi casi di cittadini in uniforme che hanno fatto valere i propri diritti trascinando in tribunale gerarchie ottusamente conservatrici che credevano di poter invadere la vita dei controllando e limitando financo i più sacri diritti che la Costituzione e le leggi riconoscono ad ogni cittadino, nessuno escluso.

Uno degli ultimi casi di cui ci siamo occupati riguardava il carabiniere scelto Guido Lanzo, che aveva assunto un incarico di responsabilità all’interno del Partito Popolare – Sicurezza e Difesa. Il militare aveva fatto ricorso contro l’ingiusta irrogazione di un provvedimento disciplinare dei propri superiori e i giudici del TAR Umbria avevano letteralmente “asfaltato” la catena gerarchica e il ministero della Difesa con una sentenza di portata storica. Non è infatti ravvisabile, a giudizio dei giudici amministrativi, “un divieto di iscrizione e, a fortiori, di assunzione di cariche in seno ai partiti politici, nei confronti del personale delle Forze Armate” se l’attività viene svolta secondo quanto stabilito dalle norme di legge, e cioè “non durante l’attività di servizio, né in luoghi a ciò destinati, né indossando l’uniforme o qualificandosi in relazione all’attività di servizio come militare o rivolgendosi ad altri militari in divisa o qualificatisi come tali”. Il ministero della Difesa fu inoltre condannato a pagare per intero le spese processuali.

Il maresciallo CC Vincenzo BonaccorsoNon contenta della batosta subita – evidentemente perchè il conto delle spese legali va a carico dei cittadini italiani – la gerarchia militare si imbarca in un’altra avventurosa battaglia legale, questa volta contro il maresciallo Vincenzo Bonaccorso, in servizio presso la banca d’Italia di Venezia, anche lui titolare di un incarico all’interno del Partito Popolare Sicurezza e Difesa (un sodalizio politico che evidentemente preoccupa molto i vertici militari per l’anelito democratico di cui si fa portatore), ed anche lui punito per tale attività. Ad infrangere le velleità della gerarchia militare ci pensa questa volta il TAR del Veneto, i cui giudici hanno sentenziato (pdf leggi la sentenza ), al pari dei colleghi dell’Umbria, che “il principio secondo cui il comportamento di attività politica e partitica del singolo non può automaticamente rilevare ai fini della violazione del principio di estraneità alle competizioni politiche delle Forze Armate”. In poche parole, è lo stesso regolamento di disciplina militare (ora Codice dell’ordinamento militare) che consente, del tutto lecitamente, ad un militare non solo di fare politica, ma di assumere cariche all’interno dei partiti, a condizione che detta attività venga svolta fuori dai luoghi di servizio e senza indossare l’uniforme.

carta-tribunale1L’avvocato Giorgio CartaUn altro fattore comune ai due casi è il collegio difensivo, costituito in entrambi i casi da due avvocati espertissimi dello Studio Legale Carta – Giorgio Carta e Giuseppe Piscitelli – specializzati in diritto militare e per le forze di polizia, che hanno demolito in tribunale le tesi fantasiose della gerarchia militare.

C’è da sperare che con questa seconda sentenza sfavorevole, i soccombenti legulei gallonati si mettano il cuore in pace: indossare un’uniforme non significa rinunciare ai propri diritti civili e politici.

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