Marrazzo: il legale cita per danni il ministero della Difesa e Viminale

Piero-MarrazzoRoma, 10 gen. – Per due notifiche non andate in porto, è slittata al 23 gennaio l’udienza preliminare nei confronti di otto persone coinvolte, a vario titolo, nell’indagine della procura sul tentativo di ricatto ordito ai danni dell’ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, sorpreso in compagnia del trans Natali, e sulla morte del pusher Gianguerino Cafasso, testimone chiave della vicenda. Per l’episodio Marrazzo, filmato con un telefonino la mattina del 3 luglio 2009 mentre era nell’appartamento del trans in via Gradoli, il procuratore reggente Giancarlo Capaldo e il pm Rodolfo Sabelli hanno chiesto il processo per quattro carabinieri della Compagnia Trionfale (Nicola Testini, Luciano Simeone, Carlo Tagliente e Antonio Tamburrino), tre piccoli pusher (Emiliano Mercuri, Massimo Salustri e Bruno Semprebene), e lo stesso trans Natali (il vero nome è Josè Silva Vidal), al quale sono contestati due episodi di detenzione e cessione di stupefacenti.

Associazione per delinquere finalizzata alla detenzione e allo spaccio di droga, falso, calunnia, perquisizione arbitraria, rapina, violazione di domicilio, violazione della privacy, ricettazione sono gli altri reati formulati dalla procura, a seconda delle posizioni. Al gup Massimo Di Lauro l’avvocato Luca Petrucci, difensore di Marrazzo (oggi assente), ha chiesto di costituirsi parte civile contro i carabinieri e che vengano citati per danni come responsabile civile i ministeri della Difesa e dell’Interno. «Quando hanno commesso dei reati, questi carabinieri esercitavano la funzione di pubblici ufficiali. Ecco perchè è sbagliato parlare – ha precisato Petrucci – del caso Marrazzo. Basta con questa gogna mediatica. Questo è il caso dei carabinieri “deviati”, il mio assistito è solo una vittima».

E ancora: sempre Testini, Tagliente e Simeone – secondo la ricostruzione della procura – si sarebbero associati per compiere perquisizioni illegali tra la Cassia e Trionfale al fine di sequestrare droga o mettere a segno rapine. Si tratta di una serie di operazioni, avvenute tra il 2004 e l’estate del 2009, “in realtà preordinate fin dall’origine grazie alla complicità di chi procurava la droga”. Ed erano questi tre militari, stando ai pm, a permettere a Cafasso di spacciare nell’ambiente dei trans anche allo scopo di rapinarli, quasi sempre nelle loro case.

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