Giustizia: i processi diventano più cari. Raddoppio del contributo unificato

tribunale_tEffetto tenaglia sulle impugnazioni. Ma non solo. Roma, 30 dic – Con la pubblicazione in «Gazzetta» della legge di stabilità (legge 24 dicembre 2012 n. 228, sulla «Gazzetta» n 302 del 29 dicembre) parte il conto alla rovescia per il debutto (dal 30 gennaio) del giro di vite sulle impugnazioni nel processo civile e scattano i rincari nei giudizi amministrativi.

Una conferma ulteriore, casomai ce ne fosse bisogno, dell’utilizzo della leva fiscale come deterrente al proliferare delle cause. Infatti tra trenta giorni è previsto che a penalizzare le impugnazioni, anche proposte in via incidentale, respinte integralmente oppure dichiarate inammissibili o improcedibili, sarà un drastico aumento del contributo unificato. La parte che ha proposto l’impugnazione sarà infatti obbligata a versare un importo pari a quello dovuto per la stessa impugnazione, principale o incidentale. Il giudice dovrà dare atto dei presupposti per l’applicazione del rincaro e l’obbligo di pagamento sorgerà dal momento del deposito del provvedimento dell’autorità giudiziaria. A un anno di distanza scatta così un altro sensibile aumento dell’imposizione da corrispondere sulle impugnazioni: con la precedente legge di stabilità, quella per il 2012, la n. 183 del 2011, tutto il sistema delle impugnazioni aveva subito un aumento del 50%, fatti salvi i ricorsi in Cassazione per i quali era invece stato introdotto un raddoppio.

L’intervento sul versante tributario va poi ad affiancarsi a un’altra misura, anche essa di carattere strutturale ma di natura procedurale, che è diventata operativa dall’11 settembre scorso, con la quale è stato introdotto un filtro in appello con l’obiettivo di bloccare le impugnazioni di secondo grado che avrebbero scarsissime possibilità di essere accolte. Il ministero della Giustizia prosegue così in una direzione di estremo pragmatismo che individua nelle Corti d’appello e nella Cassazione il “ventre molle” del sistema e gli uffici giudiziari maggiormente in sofferenza. A confermarlo i dati diffusi in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario (a breve la nuova verifica) che segnalano in generale un aumento degli stock di controversie arretrate su questi due fronti. Per valutare meglio l’impatto delle novità bisognerà tuttavia aspettare qualche tempo, quando saranno noti i dati almeno delle Corti d’appello, ma intanto la manovra del ministero ha sollevato forti proteste soprattutto tra gli avvocati.

Sono stati infatti questi ultimi, con intervento del Cnf, a mettere in evidenza come il rincaro introdotto dalla legge di stabilità 2013 colpisca in maniera indiscriminata tutto il fronte delle impugnazioni, comprese quelle incidentali che in molti casi seguono, cronologicamente ma anche logicamente quella principale e, il più delle volte, reagiscono semplicemente a questa. Inoltre, un verdetto di inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione principale trascina con sé anche quella o quelle incidentali. Più in generale, a venire contestato dall’avvocatura è tutto un aspetto della politica della giustizia che rende quello che deve essere considerato un diritto costituzionalmente garantito (l’impugnazione di merito almeno) una sorta di concessione da parte del giudice che non esaminerà l’appello se riterrà non esiste una ragionevole possibilità di accoglimento. Come pure a non convincere l’avvocatura è l’affidamento a un meccanismo di selezione economica l’accesso a un diritto al riesame.

Rincari per i ricorsi al TAR, Consiglio di Stato e per il ricorso straordinario al Capo dello Stato

Non solo impugnazioni e non solo processo civile. Il rincaro del contributo unificato non si “limita” a colpire il tradizionale settore delle controversie civili, ma incide anche sui giudizi amministrativi. La legge di stabilità (la 228 del 2012), prevede infatti una serie di aumenti che andranno a colpire le controversie davanti a Tar e Consiglio di Stato. A partire da quelle che si celebrano con il rito abbreviato (in questo caso è previsto un aumento da 1.500 a 1.800 euro dell’importo da versare). Rivisto poi il contributo unificato che deve essere versato per alcune tipologie di liti. In particolare per quelle che si svolgono con rito abbreviato ma riguardano le procedure di affidamento dei pubblici lavori, servizi e forniture e l’impugnazione dei provvedimenti adottati dalle Authority, invece dell’attuale forfait di 4.000 euro si andrà da un minimo di 2.000 a un massimo di 6.000 a seconda del valore della controversia.

Viene poi nuovamente aumentato (da 600 a 650 euro) anche il contributo dovuto per il ricorso straordinario al Capo dello Stato, un rimedio di natura amministrativa e non giurisdizionale che già nell’estate del 2011 era stato per la prima volta assoggettato a imposizione. Gli aumenti si applicheranno a tutti i ricorsi notificati a partire dal 2 gennaio. Ancora più significativo l’impatto, secondo quanto già introdotto nel processo civile dalla legge di stabilità dello scorso anno, l’aumento del 50% della misura piena del contributo unificato, stabilito per i giudizi di impugnazione proposti davanti al Consiglio di Stato a prescindere dal loro esito di improcedibilità oppure di inammissibilità. Anche in questo caso pesanti sono state le critiche dell’avvocatura che ha sottolineato come una politica di rincari indiscriminati non possa avere come conseguenza che la compressione del diritto costituzionale di azione legale.

I relativi aumenti di gettito, che confluiranno in un Fondo specifico, saranno poi destinati in parte a interventi urgenti di efficienza della giustizia amministrativa e, in parte, a remunerare, un po’ sulla falsariga di quanto stabilito nel processo civile, i tribunali amministrativi più virtuosi, quelli cioè che saranno riusciti a smaltire almeno il 10% dell’arretrato. (Sole 24Ore)

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