Divieto associazioni di carattere militare: la Consulta modifica il Codice militare

guardia-nazionale-padana36 esponenti della Lega Nord, torneranno a rispondere del reato di banda armata. Roma, 25 gen – La Corte Costituzionale, con la pdfsentenza del 15 gennaio , riapre di fatto il processo nato dall’indagine sulla Guardia Nazionale Padana, avviata nel 1996 dall’allora procuratore Guido Papalia.

Un’inchiesta che vede al banco degli imputati 36 esponenti della Lega Nord, chiamati a rispondere del reato di banda armata, tra i quali anche volti storici del Carroccio come i veronesi Enzo Flego e Matteo Bragantini, l’ex sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo e l’ex sindaco di Milano Marco Formentini.

I giudici della Consulta hanno infatti dichiarato l’illegittimità costituzionale di due decreti legislativi del 2010 – il numero 66 “Codice dell’Ordinamento militare” – e il numero 213, nella parte in cui abrogavano di fatto il decreto legislativo del 1948 che istituiva il reato di associazione a carattere militare con finalità politiche.

Conviene ricostruire la vicenda. Nel 1998, Roberto Maroni pdfistituì le cosiddette “Camicie verdi”, poi confluite nella “Guardia Nazionale Padana”. Erano gli anni di Umberto Bossi ai tempi della secessione e del «celodurismo», gli anni degli slogan «Padania Libera» e “Roma Ladrona”. Ebbene in quegli anni le “Camicie verdi” (ribattezzate giornalisticamente “La banda dei mona”) fu accusata a Verona nel corso di un processo contro una trentina di attivisti e dirigenti leghisti, del reato di associazione militare con finalità politiche.

Vista la malaparata, l’allora ministro leghista Calderoli, pensò di inserire nel Codice dell’Ordinamento militare una norma (art. 2268, comma 1, numero 297) che abrogava il decreto legislativo del 1948, n. 43 “Divieto delle associazioni di carattere militare”.

La scorsa settimana la Corte Costituzionale dichiarava illegittima tale abrogazione istituendo nuovamente il reato per «Chiunque promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni di carattere militare, le quali perseguono, anche indirettamente, scopi politici», punibile con la reclusione da uno a dieci anni.

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